Il Famiglio della Strega. Sangue e stregoneria nell’epoca moderna.

Il Famiglio della Strega, di Francesca Matteoni, è un complesso saggio recentemente edito da effequ. Esso ha un grande punto di forza: una ricca bibliografia. Più precisamente, la penna dell’autrice trova riscontro in discipline di diversa natura: antropologia, esoterismo, storia delle donne e, di certo, il complesso apparato folkloristico dei secoli passati. Il risultato è un’opera completa e capace di risvegliare la curiosità del lettore.

“Una strega vive sola perché ha molti segreti.”

Il testo ricostruisce l’identità della strega nelle culture e nei secoli osservando con particolare interesse il suo stretto legame con la figura del famiglio. Il rapporto tra i due è sancito dal sangue e questa dipendenza mostra segni indelebili sul corpo della strega.

L’autrice prende per mano il lettore per spiare dalla serratura la vita intima delle due entità e cerca di comprendere lo sguardo della società nei secoli e nelle diverse culture.

Un delicato sguardo al mondo delle streghe

Nel corpo della strega nascono gli stereotipi e gli orrori: inteso come testo dove scrivere storie di sangue e di dipendenza, parole di magia oppure di sacrificio. La figura della strega vive da sempre nella terra di nessuno, in bilico tra bene e male, inciampando talvolta nella colpevolezza e di rado nell’innocenza.

In Europa erano numerosi i capi d’accusa e le credenze che alimentavano “la paura e la condanna della stregoneria”.

“[La stregoneria] era considerata, a tutti gli effetti, una devianza religiosa che portava ad atti criminali verso la comunità umana e verso lo spirito cristiano, costantemente minacciato dal tramare di creature diaboliche.”

Non possiamo dimenticare la valenza anti-religiosa della strega così come il suo legame con una più ampia simbologia culturale e sociale di “donna che vende l’anima al Diavolo”.

Nell’immaginario comune è quasi sempre donna e rappresentata come anziana. Ne emerge il legame con il procreare e con la simbologia del sangue mestruale che sgorga e purifica, tema ampiamente trattato nell’opera.

Il Sangue e il Corpo

“Nella sostanza liquida, veicolo dell’anima, s’incontravano la natura soprannaturale del famiglio e quella umana della strega, mescolandosi in modo inquietante e pericoloso.”

Il Famiglio della Strega pone al centro dell’analisi il discorso antropologico del corpo come luogo dove si ripropongono dinamiche sociali. Nel corpo il sangue scorre e indica vitalità; al contrario può interrompere il suo ruolo e quindi simboleggiare la morte.

Ed è sempre sul corpo della strega che il famiglio, ovvero il Maligno, lascia il suo segno succhiando il sangue: viene impresso il marchio.

“ […] Se il sangue nutre, non sempre questa sua caratteristica promuove il mantenimento del vivente: al contrario, può attrarre la famelicità di creature di origine soprannaturale, proprio a spese dell’umano.”

Spesso il fuoriuscire del sangue è stato concepito come liberazione di un’energia occulta “sottratta dal maleficio e indispensabile per il mantenimento della società”.

Il Famiglio

Nome curioso al centro dell’opera. Il famiglio è un animaletto alle dipendenze della strega: il gatto nero, un rospo, un mostriciattolo di fantasia. Qualsiasi sia la sua forma e la sua natura, vive in bilico tra il mondo reale e l’altrove, in stretto dialogo con il maligno.

Il gatto della strega in alcune culture ha il nome di Satan.

Il famiglio stringe con la strega un rapporto parassita: lui succhia il sangue alla strega, lascia marchi indelebili nelle parti nascoste del corpo, lascia aperta la porta al male.

“Il famiglio viene rappresentato come assolutamente maligno, e indicato quale prova certa di pratiche diaboliche.”

Dall’analisi approfondita emerge che “l’immagine del famiglio si ridisegna speculare e contraria a quella del bambino”, cui si collega la peculiarità del ruolo di madre.

La Strega e la Fata

“Pizzicotti e morsi delle fate causavano marchi visibili e duraturi sulla pelle, ostacolando il normale flusso del sangue […]; era inoltre credenza diffusa che uomini e donne una volta entrati in contatto con le fate si ammalassero consumandosi e svanendo rapidamente.”

Grazie all’analisi attenta dell’opera, è possibile tratte conclusioni che pongono la fata in relazione di similitudine con la figura della strega. Sono entrambe entità impalpabili di mondi “altri”: quello che nel mondo reale dà energia, crescita e forza, per esempio il cibo, nel villaggio delle fate consuma e conduce alla morte.

Un saggio (pop!) per stimolare nuovi pensieri

Francesca Matteoni, poeta, scrittrice e storica, è bravissima a incuriosire il lettore e a fornire dettagli, citazioni e spunti. Emerge il suo desiderio di scappare dalla superficiale attenzione che spesso è dedicata a figure classiche, la strega e il famiglio, con il rischio di farle piccole solo perché stiano comode all’interno di un’idea di società che vorremmo educata e semplice.

L’autrice si avvicina a queste due figure con lo spirito che la lega alla poesia, come lei stessa afferma. È “arrivata alla ricerca storica e ai processi per stregoneria partendo dalla poesia, da un linguaggio dove la parola scardina il ritmo comune per dare voce a quanto non si vede”.

Quindi, indagare un tema non per spiegare ma per uscire dalla norma e trovare parole per raccontare ciò che è invisibile.

Spunti…

A proposito del complesso tema del femminile con la società, i temi del saggio rimandano a Femminismo: Una storia per immagini, un’interessante introduzione illustrata ad un tema così composito.