Il doppio e il male: due libri di Amélie Nothomb

Leggere un libro di Amélie Nothomb è come entrare in un microcosmo in cui, inizialmente, i confini tra bene e male sono molto netti. E in questo modo, vediamo (o ci sembra di vedere) due schieramenti in cui è piuttosto facile sapere da che parte stare. Ma la bravura di Nothomb sta nel far comprendere a chi legge che non c’è nulla di semplice: la doppiezza è parte dell’essere umano, così come la malvagità.

La mia conoscenza di Nothomb, purtroppo, al momento è legata a soli due romanzi (che potremmo definire anche “opere teatrali”), ma è bastato davvero pochissimo per innamorarmi della sua penna sferzante e ironica. Il caso ha voluto che si trattasse di due libri molto simili, anche nel titolo: Igiene dell’assassino e Cosmetica del nemico.

Igiene dell’assassino

«Pensavo che tutti leggessero come me; io leggo come mangio: questo non significa solo che ne ho bisogno. Significa soprattutto che entra nelle mie componenti e che le modifica

Igiene dell’assassino, A. Nothomb

Opera d’esordio di Amélie Nothomb, Igiene dell’assassino è un thriller che gioca con il genere facendo del dialogo la sua arma migliore. Dialoghi che sono duelli, alla fine, botta e risposta cinici, con il solo obiettivo di annientare chi è di fronte.

Protagonista è Prétextat Tach, premio Nobel per la letteratura e uomo disgustosamente misogino e pieno di sé, a cui restano solo due mesi di vita. Quando decide di concedere un’intervista vessato dalla stampa, sono vari i giornalisti che si presentano per poter fare lo scoop della vita. La realtà è che lo scrittore rende quei minuti di conversazione terribili nel peggior modo possibile, costringendoli, di fatto, ad andarsene, offesi sul piano personale e professionale. Solo una donna, la quinta giornalista, riuscirà a tener testa a Tach, facendo venir fuori i suoi segreti più inconfessabili e distruggendolo con le sue stesse armi: la parola.

Igiene dell’assassino incalza il lettore, lo diverte e lo fa riflettere. Un testo in cui il doppio è inizialmente asimmetrico per diventare, alla fine, un gioco di specchi sorprendente.

Cosmetica del nemico

«La cosmetica, povero ignorante, è la scienza dell’ordine universale, è la morale suprema che determina il mondo. […] Sarebbe stato anticosmetico piombarle addosso e rivelarle che era lei l’eletto. Era necessario che lei lo provasse attraverso una vertigine sacra.»

Cosmetica del nemico, A. Nothomb

Cosmetica del nemico ha nel titolo tutta la potenza di un libro che sfiora le cento pagine e che, allo stesso tempo, apre un mondo.

In una sala d’attesa di un aeroporto, un passeggero attende il proprio volo leggendo un libro. Nel mentre c’è un altro personaggio che, invece, aspetta il momento adatto per andarlo a disturbare e far, così, scattare la trappola. Il tutto inizia e termina in quella sala d’attesa, un vortice profondo di malvagità scandito da un botta e risposta rapido e letale.

La penna di Amélie Nothomb è precisa, chirurgica e che non lascia scampo. Che si voglia o meno, ci si trova inviluppati in un gioco sottile e perfido in cui si sta col fiato sospeso fino alla fine.

Somiglianze… a prova di spoiler

Già dal titolo, come si è detto, si evince la forte somiglianza tra questi due titoli. L’assassino e il nemico, in un certo senso, sono sinonimi, specialmente se avete negli occhi alcuni passi de “L’avversario” di Emmanuel Carrére. Se lì la malvagità ha il nome per eccellenza del demonio (ovvero, “l’avversario”), qui è meno marcata, ma comunque efficace.

A tal proposito, anche i nomi dei personaggi negativi si somiglia: Prétextat Tach, il premio Nobel, abbastanza simile a Textor Texel, l’insopportabile seccatore dell’aeroporto. Il richiamo al “testo”, e quindi, alla parola nel senso più ampio, è evidente, anche perché entrambi si servono di questa per sopraffare il proprio interlocutore.

E così arriviamo al nucleo centrale della somiglianza tra questi due romanzi: il dialogo, il botta e risposta. Prendendo a piene mani dalla tradizione classica filosofica di Platone, infatti, ciò che permette la risoluzione della vicenda è l’uso della parola, la discussione. In una parola, la dialettica, ovvero il ricercare la verità tramite il dialogo. In entrambe le storie, infatti, Nothomb utilizza questa tecnica non solo per creare suspence, ma anche (e oserei dire soprattutto) per far riflettere noi che leggiamo su quanto viene detto dai personaggi.

Il doppio e il male sono avviluppati all’interno delle trame, ma il tutto diventa così interessante perché sono parte di noi, perché ci permette di interrogarci su chi siamo.

Igiene dell’assassino e Cosmetica del nemico sono un’indagine nella psicologia umana. Ed è probabilmente per questo che piacciono così tanto.