Il dio per metà donna è il terzo romanzo edito in Italia di Perumal Murugan, uno dei maggiori esponenti della narrativa indiana contemporanea. Anche in questo caso, come per Rogo e Punacci, l’opera è disponibile nel nostro paese grazie al pregevole lavoro di Utopia, che ne sta curando la traduzione e la pubblicazione.

Il romanzo di Murungan è lirico e potente: uno spaccato sul dramma di un matrimonio spezzato dalla condanna all’infertilità che viene vissuta più a livello sociale che personale, e che è in grado di consumare e avvelenare definitivamente l’amore fra due persone.

La trama

Nell’India rurale, il tempo pare essersi fermato. Il matrimonio tra Kali e Ponna, una giovane coppia poco più che ventenne, è adombrato dall’infertilità, vissuta dai due giovani quasi come se fosse una colpa atavica. La società che li circonda non pare essere accomodante, anzi, li isola; la sterilità di Ponna è qualcosa di cui vergognarsi, mentre Kali viene sottilmente accusato di impotenza, nonostante venga spesso incoraggiato a prendere un’altra moglie.

Il loro amore, un tempo autentico e reale, viene corrotto da questo clima ostile che li circonda ogni volta che si interfacciano con gli altri abitanti del villaggio. Considerati ormai uno zimbello, Kali e Ponna si disperano e si aggrappano continuamente a riti e suppliche per gli dei, implorando loro di donargli dei figli. Ma quando ogni rito pare essere inutile, si presenta una possibilità: un’antica tradizione, un tabù per cui ogni anno, in occasione dei festeggiamenti per il dio per metà donna, alle mogli senza figli è concesso unirsi a uomini sconosciuti, manifestazioni fugaci del divino, con l’auspicio di concepire.

Il dramma della fertilità

Il dolore che avvelena l’amore di Kali e Ponna non nasce nel loro matrimonio, ma appare come il riflesso di un rifiuto sociale. La sterilità li relega ai margini del loro villaggio rurale, condannandoli a essere considerati sempre da meno rispetto agli altri membri del villaggio.

Nella prima parte de Il dio per metà donna, Murugan sottolinea a più riprese come il terrore dell’infertilità sia qualcosa di instillato dall’esterno: dalle voci che vedono Kali come impotente, alle dicerie secondo cui tutto quel che tocca Ponna è destinato a morire. Tutto questo si infiltra lentamente nella loro delicata vita di coppia, già alle prese con il loro desiderio di genitorialità destinato a fallire, e distrugge il loro legame dall’interno, portandoli costantemente a dubitare l’uno dell’altra. Le persone che li circondano sono per buona parte responsabili del dramma che li coinvolge, fino ad arrivare a tramare attivamente contro di loro pur di far rimanere incinta Ponna.

Lo stile dell’autore è incisivo, riuscendo perfettamente a restituire il lento sgretolarsi di un amore: se all’inizio del romanzo i due appaiono come genuinamente innamorati, nonostante la tragedia che li ha colpiti, alla fine la distanza fra i due è diventata eccessiva, condannandoli all’incomunicabilità. Le parole di Murugan sono potenti, e non possono che ridare al lettore un perfetto spaccato della società dell’India rurale e delle sue credenze, in tutte le loro sfaccettature e i loro colori.

L’autore

Perumal Murugan è nato nel 1966 nel sud dell’India. Figlio di contadini, ha iniziato a scrivere giovanissimo ed è oggi una delle voci di punta della letteratura in lingua tamil. Autore di numerosi romanzi e raccolte poetiche, ha studiato letteratura e, ad oggi, è ne è docente. La sua ricerca accademica si focalizza sulle edizioni critiche dei classici in lingua Tamil, rendendo uno dei principali studiosi nel campo.

Accolte con favore dal pubblico e dalla critica indiana, le sue opere hanno spesso incontrato la disapprovazione di gruppi religiosi e forze politiche. Accusato di blasfemia, è stato costretto a periodi di silenzio e a un lungo ritiro dopo il 2015. Ciononostante, un’attenzione crescente da parte della critica internazionale lo ha condotto a due candidature al National Book Award per la letteratura in traduzione (nel 2018 e nel 2020) e a un rinnovato successo.