Il diario di Kito Aya: Un litro di lacrime

Un litro di lacrime fu un vero e proprio caso editoriale in Giappone, pubblicato negli anni ottanta, arriva in Italia solo nel 2019. Fu pubblicato postumo dalla madre, dopo la morte della ragazza.

Ai manoscritti di Aya furono aggiunte una postfazione della madre e una della neurologa Dott.ssa Hiroko Yamamoto. Il libro è scritto sotto forma di diario. Dal libro è stato tratto anche un film del 2005 (Ichi rittoru no namida – Un litro di lacrime).

Chi è Aya?

La storia di Aya è quella di una ragazzina che all’età di quattordici anni scopre di essere affetta da una grave malattia neurologia: l’atassia spinocerebellare. Conviverà con essa per ben 10 anni.

Aya era una ragazzina come tante altre che si ritrova nel periodo adolescenziale, una fase di incertezze, d’indecisioni sul futuro, dove si pensa di avere il mondo in mano, a combattere una battaglia che sa di aver perso già in partenza. Non è solo la malattia a destabilizzare la piccola Aya, ma il sentirsi un peso nei confronti della sua famiglia, in particolare della madre, ma anche dei suoi compagni. Soprattutto il sentirsi diversa rispetto le sue coetanee, di essere guardata con pena e disgusto, talvolta. L’aggravarsi della malattia la costringerà a cambiare scuola e ad andare in quella per disabili, a dover sostare per periodi sempre più lunghi in ospedale, a ricercare successivamente anche delle strutture adatte a lei.

Il diario per Aya è inizialmente un mezzo per tenere traccia dei segni e sintomi della malattia, per diventare successivamente un caro amico che lo accompagnerà durante questa sua difficile battaglia.

Molto è stato detto su questo testo.
Sono state fatte anche delle critiche riguardo il modo in cui la storia viene raccontata. Si dice sia fredda, poco comunicativa ed emozionante.
Trattando della tematica della malattia e scritto da colei che ne è affetta, in molti si aspettavano qualcosa in più.

Considerazioni

Personalmente ho trovato il libro molto commuovente e Aya un vero e proprio esempio da seguire. Mi ha molto colpito il suo coraggio, la sua maturità. Inizialmente si percepisce dalla parole, anche un certo piagnucolare, dovuto all’età della giovane ragazza. Il libro non poteva essere scritto diversamente. Approcciandoci a questo testo non dobbiamo mai dimenticare chi è che scrive.

Dovremmo essere noi lettori “gli empatici”, soprattutto se non si ha mai vissuto o non si è mai stati neanche lontanamente spettatori di un’esperienza del genere.

Aya anche come si legge dalla postfazione scritta dalla dottoressa è stata un aiuto per la ricerca sulla sua malattia, è diventata un simbolo di coraggio per tanti altri bambini che devono affrontare lo stesso percorso.

Non consiglierei questo libro a tutti coloro che non riescono a non vedere più in là del loro naso, che sono convinti che ci sia un solo modo per provare dolore ed esternarlo e che, soprattutto, lo si debba fare in silenzio.

Lo consiglierei, invece, a chi ha voglia di conoscere una ragazza che ha lottato, ma che ha perso con dignità e consapevolezza. Ma ha vinto la battaglia più grande quella dell’oblio. Da tante persone, come da me, non verrà dimenticata.