Il cuore soffoca di Teresa Wilms Montt: denuncia contro la violenza di genere
Il cuore soffoca di Teresa Wilms Montt è un gioiello di rara bellezza e riscoperta, ricondotto alla luce letteraria da Storie Effimere e tradotto da Alessandra Pelizzaro, finalmente possiamo godere anche in Italia di una splendida scrittrice capace quanto sofferente.
La lettura la seduce.
A parte questo niente attira la sua attenzione.
Rifiuta la sorpresa e l’invidia.

Nascita di una vita sofferente
Maria Teresa de la Mercedes Wilms Montt nasce il giorno otto settembre del 1893 a Vita del Mar in Cile. La sua è una famiglia aristocratica, che le permette di ricevere un’educazione degna del suo rango, nonostante la madre la maltratti, la sminuisca e sia contraria al suo amore per la lettura. Teresa, nonostante la bassa autostima, non si lascia scoraggiare e impara a suonare il pianoforte, la cetra e la chitarra, oltre ad apprendere ben quattro lingue e imparare a cantare meravigliosamente.
Teresa è la seconda di sette sorelle. A differenza della maggiore che è la preferita della madre, lei è sempre oggetto di angherie e inizia a provare non solo un profondo sconforto, ma anche un’irrimediabile solitudine, che riuscirà a sanare solo con i libri che è costretta a leggere di nascosto. Libri che la porteranno a idealizzare fortemente il concetto d’amore.
Nonostante suo padre avesse sempre desiderato un maschio, nell’indole indomita e ribelle di Teresita riesce a scorgere qualcosa che lo porta fortunatamente ad adorarla. Così, in lui, finalmente Teresita trova un appoggio famigliare.
Il tempo passa e la giovane e bellissima Teresa, nel 1910, all’età di diciassette anni, contro il volere famigliare che infatti la ripudia e non presenzia al suo matrimonio, sposa Gustavo Balmeda Valdes, impiegato alle poste e nipote dell’ex presidente cileno.
Io sono idealista…romantica, sognatrice senza esserlo… Ci sono espressioni con cui si maschera il cuore; le bende coprono le piaghe, per quanto purulente e sporche siano…
Ci sono due esseri in me, so solo questo… per vivere in questo mondo conviene mostrare solamente quello che mi riconoscono.
L’inizio del baratro
Gustavo è molto geloso e, nonostante Teresa non dia adito a queste sue gelosie, lui la tradisce e comincia a maltrattarla.
Nel 1911 nasce la loro prima figlia, Elisa. Nello stesso anno, Gustavo ha l’idea di trasferirsi a Valida, dove Teresa trova una nuova vita e un nascente futuro letterario. Qui comincia a partecipare a circoli letterari, molto restrittivi verso le donne, e scrive con lo pseudonimo di Therese Wilms.
Stanca dei maltrattamenti del marito e ancora vivo quel ricordo del suo amore ideale, inizia a intraprendere una relazione extraconiugale con il cugino di Gustavo, ovvero con Vincente Balmaceda Zanartu.
Il marito, sempre più geloso, violento e ubriaco, per portare via Teresa dai circoli che tanto l’adorano, si trasferisce a Iquique, dove Teresa conosce intellettuali e politici legati all’anarchismo, come Victor Domingo Silva. Grazie a loro comincia a scrivere sul giornale locale, denunciando il trattamento riservato alle donne, unendosi alle femministe e anarchiche guidate dalla giornalista Belen De Sarraga.
Il 2 Novembre 1913 nasce la loro seconda figlia Sylvia Luz. Il marito, nello stesso anno, trova la corrispondenza segreta di Teresa e di suo cugino. Furioso e in accordo con la famiglia, la fa rinchiudere nel convento di “Sangue di Santiago”, un luogo dove le suore ospitavano donne con problemi mentali e donne che veniva allontanate dalle famiglie.
Nonostante la clausura, Teresa continua a scrivere al suo amante e prende in considerazione il divorzio, malgrado all’epoca non fosse ancora regolamentato in Cile. La famiglia del marito le suggerisce di dichiararsi pazza.
Nel convento, Teresa tenta per la prima volta il suicidio ingerendo una bottiglietta intera di morfina. Riescono a salvarla, e Gustavo si convince a portarla via per una visita alla famiglia che non la vedeva dal giorno del matrimonio. La madre di lei la umilia e si rifiuta di vederla, così Teresa si sente abbandonata e cade in un profondono stato d’angoscia.
Per fortuna, suo padre alla fine decide di aiutarla in segreto e, insieme a suo amico d’infanzia, riesce a farla scappare a Buenos Aires.
“Nell’inverno, con il freddo gelido… l’amorosa stufa del mio corpo scalderà il tuo che ha sofferto tanto. Con la carezza delle mie mani guarirà i tuoi nervi malati, con molti baci infiniti, chiuderò i tuoi occhi d’oro che tanto hanno cercato l’amore dei miei, sì. “
Un nuovo inizio e una nuova fine
Qui riprende a frequentare i circoli e sarà, come sempre amata da tutti. Lei, però, risulta più sfuggente. Un diciannovenne aristocratico Horatio Ramos, ne è perdutamente innamorato, ma non è corrisposto; per questo motivo compie un gesto tragico togliendosi la vita davanti a lei. Teresa, profondamente scossa dall’accaduto, decide di ripartire e s’imbarca verso l’Europa.
Sulla nave tenta il suicidio per la seconda volta, ma viene salvata e trattenuta in detenzione per due giorni per sicurezza; poi verrà fatta ripartire e finalmente riesce a raggiungere la Spagna. A Madrid avrà il suo periodo di massimo splendore tra importanti intellettuali e artisti che l’ameranno e l’adoreranno sia per la sua immensa capacità comunicativa tramite la sua scrittura, sia per la sua bellezza.
Il viaggio finale
Nel 1920 si trasferisce a Parigi conosce i surrealisti come Breton, Gide, Eluard, Ernst e contribuisce alla rivista letteraria “La Guirlande”. Finalmente, dopo cinque anni si ricongiunge con le figlie, che le erano state tolte dalla sua clausura forzata nel convento. Teresa le vedrà due giorni a settimana. Per circa un anno Teresa è molto felice perché finalmente è libera dal marito ed è insieme alle figlie, fin quando la famiglia di lui non deciderà di ripartire e strapparle un’altra volta le bambine dalle braccia.
Teresa cadrà in una profonda e cieca depressione, fumerà molto e prenderà tranquillanti e altri farmaci fin quando non morirà per un’overdose da Venoral. Morirà dopo giorni di agonia all’ospedale “Lecennec”. Verrà sepolta a Parigi nel cimitero di Père Lachaise vicino alla tomba di Oscar Wilde e insieme ad atri artisti.
Le opere: i diari
I suoi diari sono divisi in quattro parti, così come gli eventi della sua vita, e la prosa è sublime. Tutti i suoi componimenti, dal diario che usava come sfogo e come via d’uscita quando era bambina, alle poesie in prosa colme della sua sofferenza, tutto nei diari di Teresa esprime e trasuda vita e morte. Così intensamente ha vissuto, sofferto e amato, così dolorosamente ha patito.
Vita, sei stata magnifica, nel ruvido incavo del tuo grembo mi hai protetto come il mare, mi hai dato tempeste e bellezza.
Non ho nulla, non lascio nulla, non chiedo nulla. Nuda come sono nata me ne vado, così ignorante di ciò che c’era nel mondo.
Ho sofferto e questo è l’unico bagaglio ammesso sulla barca che conduce all’oblio.
In conclusione
Teresa Wills Montt è un’altra testimone riportata alla luce. I suoi Diari sono i manifesti della sua sofferenza e di denuncia contro la violenza di genere. Se il mondo fosse stato libero per le donne come lo era e lo è per gli uomini, Teresa, forse non sarebbe morta così precocemente e in questo modo drammatico.
Una raccolta di opere dal valore immenso: Il cuore soffoca. Ora è disponibile per noi in Italia per riscoprire una delle voci femminili di spicco che la storia ha messo a tacere.