Il corpo nero: uno schiaffo all’Italia che non si reputa razzista

Il corpo nero è il primo romanzo di Anna Maria Gehnyei, nota con il nome di Karima 2G, cantante, danzatrice, e producer italiana di origine liberiana. E’ stato pubblicato dalla casa editrice Fandango e si tratta di una significativa testimonianza sul tema del razzismo che l’autrice ha vissuto sulla sua pelle da quando era piccola.

Italiana e Liberiana

Anna e la sua gemella Maria nascono in Italia. Il loro padre è il primo uomo Kpelle a cui i capi del villaggio hanno permesso di lasciare la propria terra, il primo Kpelle ad arrivare in Europa. Non era in programma che i genitori di Anna rimanessero in maniera permanente in Italia, ma una serie di eventi come lo scoppio della guerra in Liberia hanno portato a questa conseguenza.

Anna inizia a vivere dalle elementari l’isolamento e il senso di disprezzo che gli altri bambini nutrono nei suoi confronti e in quelli di sua sorella. Le maestre rimangono indifferenti, anzi le esortano a giocare per conto loro per non essere infastidite.

Come sarebbe bello se il fatto che siamo nere per loro non fosse importante.

Crescendo la situazione peggiora.
Anna non può permettersi di indossare vestiti vivaci sotto la fermata dell’autobus perché viene scambiata per una prostituta; Anna e le sue sorelle vengono prese di mira d un gruppetto di ragazzi che le lanciano pietre addosso e che un giorno le fanno un’agguato solo per prenderla di mira; Anna non può non camminare per la strada e sentirsi gli occhi puntati addosso che la fulminano; Anna non va bene in matematica e prende sempre 4 perché la sua insegnante si chiama come la figlia di Mussolini e diche che tutti gli immigrati sono stupidi. Anna deve mettersi in fila periodicamente per aggiornare il suo permesso di soggiorno, anche se lei è nata in Italia e Roma è la sua città, di cui conosce le strade ad occhi chiusi, gli odori e la parlata.

Forse non sa cosa vuol dire passare una vita senza un riconoscimento, senza una vera appartenenza, con il permesso di soggiorno che ti identifica come cittadina di un paese in cui non sei mai stata.
Non sa cosa vuol dire essere straniera nel proprio paese.

La musica, la danza e l’allegria

Casa di Anna è casa di tanti africani subsahariani, è sempre piena di zie e cugini.
Le stanze si riempiono di odori di piatti speziati e ricchi e la musica dai ritmi vivaci porta allegria a giornate che altrimenti sarebbero tenebrose.

Il padre di Anna non ama parlare del suo villaggio e delle cicatrici che porta sulla schiena, preferisce fare ascoltare loro della musica che parla di Africa, di libertà e di ciò che si dovrebbe fare per portare a dei miglioramenti. Questa musica diventa il mezzo di comunicazione che Anna sceglierà in futuro per trasmettere le sue origini, l’amore per una terra misteriosa, magica e lontana.

Il viaggio in Liberia

Tum. Tum. Tum.

Il suono dei tamburi scandisce molte giornate di Anna così come i sogni ricorrenti sulle acque di un fiume che la inghiottono e le apparizioni di sua nonna che vorrebbe parlarle.
Si progetta il viaggio della vita, il ritorno alle origini.
In Liberia la guerra è finita, ma la povertà è schiacciante, chi non ci vive non può neanche lontanamente capirlo. Anche se gli stomachi sono vuoti, la gente ama danzare e cantare a qualsiasi ora del giorno, in quella terra lontana si è grati per le piccole cose e si vive giorno per giorno.

L’incontro con l’altra parte di se stessa sarà sicuramente illuminante, ma metterà in luce una triste verità.
Anna è considerata una visitatrice. Anna sarà costretta a pagare in aeroporto 100 dollari per non farsi sequestrare la manioca e le arachidi che porta a sua madre; Anna si rifiuta più volte di pagare solo perché viaggiava con un bianco; Anna piange perché non riesce più a sopportare la corruzione.
Anna vive con la sensazione perenne di non essere né italiana e né liberiana.
Anche se ottiene la cittadinanza e la sua pelle è scura.

Quando sono tornata in Italia il silenzio mi ha avvolta come una pagina bianca, tocca a me riempirla, trovare la mia identità di italiana e non essere rappresentata da qualcun altro, ma essere io a rappresentare chi non ha la voce che io sto trovando, che ho scoperto andando alle mie origini e che adesso devo fare uscire nel mio quotidiano.

Una testimonianza significativa

Il corpo nero è una testimonianza davvero importante che mette in luce innumerevoli contraddizioni della nostra penisola. Non tutti gli italiani sono razzisti e anche Anna racconta di aver conosciuto tante brave persone come le sue due amiche parioline delle medie e i loro genitori o il suo ex fidanzato Federico che l’accompagna nel suo viaggio in Liberia. Ma va sottolineato che c’è ancora tanto da fare, bisogna combattere i pregiudizi e l’ottusità. L’ignoranza è una piaga sociale difficile da sradicare ma è grazie a queste testimonianze che possiamo aprire gli occhi per rendere normale ciò che è normale.

Il corpo nero non parla solo di razzismo, ma parla anche di amore e soprattutto di identità.
Un’identità che Anna costruisce giorno per giorno attraverso la sua musica e le sue parole.