Il colibrì di Sandro Veronesi, un romanzo lieve e struggente

Recensione de Il colibrì, romanzo di Sandro Veronesi candidato al premio Strega 2020.

Il colibrì di Sandro Veronesi è stato pubblicato da La Nave di Teseo a ottobre 2019 e si è aggiudicato il premio Strega 2020.

Il libro racconta le vicende di Marco Carrera, medico esperto in oftalmologia, un uomo segnato da perdite terribili, coincidenze fatali, rapporti complicati e amori assoluti e infelici. Inizialmente Marco è soprannominato il colibrì perché da piccolo ebbe un problema relativo alla crescita non riuscendo a raggiungere un’altezza nella media al pari dei propri coetanei.

Il soprannome assume poi un significato più profondo nel corso del romanzo, facendo riferimento alla capacità del protagonista di restare fermo: nella sua immobilità trova la forza di resistere alle difficoltà che la vita gli impone di affrontare.

“Tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro.”

Il colibrì è un inno alla resistenza: Marco Carrera è un uomo comune sottoposto a dolori e difficoltà straordinari. Le pagine trasudano di tristezza, di perdita, di eventi catastrofici e terribili. Eppure Marco, stoicamente, resiste a tutti gli urti della vita.

A una prima lettura forse può risultare difficile capire perchè inserire così tanto dolore in un solo libro, in un unico personaggio. Ma sapientemente Veronesi conduce il lettore verso uno scopo finale ben preciso, un senso più profondo. La vita è una questione di equilibri: tutta la sofferenza patita da Marco verrà infatti bilanciata dall’arrivo dalla nipote Mirajin (dal giapponese “uomo nuovo”) che rappresenterà le speranze per un futuro più radioso, un avvenire migliore. E proprio la sua nascità permetterà al protagonista di non collassare, di continuare a sbattere le ali.

L’aspetto più interessante del romanzo è l’impianto con il quale è stato costruito: nessun capitolo è uguale all’altro, ci sono continui sbalzi temporali che si muovono tra passato, presente e futuro (aspetto costruito sapientemente, il lettore non si perde mai nella linea temporale aiutato anche dall’indicazione dell’anno all’inizio di ogni capitolo) e forme diverse con le quali le parti vengono scritte: lettere, discorsi interiori, dialoghi brevi e persino chat.

Il modo di raccontare la storia è il secondo grande punto di forza de Il colibri: Veronesi è in grado di rendere originali fatti che normalmente risulterebbero banali descrivendo la quotidianità della vita in modo insolito. Lo stile scorre veloce, le pagine si divorano.

Non stupisce la vittoria finale del premio Strega 2020 vista la qualità dell’opera. Una storia dolorosa, uno stile che cattura, un personaggio a cui ci si affeziona e un intreccio che funziona. Ci sono tutti gli elementi per aggiudicarsi il premio. Un secondo premio per Veronesi che è già stato vincitore del riconoscimento della fondazione Bellonci nel 2006 con il romanzo Caos Calmo.