Il caso della famiglia di Setagaya: un cold case a Tokyo

Il caso della famiglia di Setagaya è un libricino di appena 100 pagine appartenente al progetto Conodombra, marchiato Pelledoca editore. Questo progetto, come si può leggere sul profilo Instagram dedicato, si basa sulla pubblicazione di libri molto corti riguardanti veri casi di cronaca nera, sia italiani che internazionali. È molto interessante la strategia di marketing scelta: per ogni titolo, infatti, è indicato il tempo di lettura e l’equivalente in treno e aereo. Per leggere Il caso della famiglia di Setagaya, ad esempio, sono necessari 98 minuti, come un viaggio in treno Roma-Firenze o un volo Torino-Palermo. Gli altri titoli finora pubblicati sono Il caso di Baby Lindbergh, Il caso di Leonarda Cianciulli e Il caso della Belva di via San Gregorio.

Il caso della famiglia di Setagaya

L’assassinio della famiglia Miyazawa

Quando si pensa al Giappone, una delle prime immagini che vengono in mente è quella di un Paese sicuro. È noto in tutto il mondo, infatti, che il tasso di criminalità è molto basso, ma questo non significa che non si registrino crimini. Il caso della famiglia di Setagaya racconta proprio una delle pagine più buie della recente storia giapponese: il brutale assassinio della famiglia Miyazawa.

Mikio Miyazawa (44 anni) vive a Tōkyō, nel quartiere Kamisoshigaya (distretto di Setagaya) insieme alla moglie Yasuko (41 anni) e ai figli Niina (8 anni) e Rei (6 anni). L’altra metà della loro villetta bifamiliare è abitata dalla madre di Yasuko, Setsuko. Il 31 dicembre 2000 l’anziana signora si reca a casa della figlia, con la quale ha in programma di preparare il cosiddetto osechi-ryōri, un insieme di pietanze consumate proprio nel periodo del Capodanno. Quello che trova, però, la traumatizzerà a vita: Mikio, Yasuko, Niina e Rei, infatti, sono stati brutalmente assassinati.

Il caso della famiglia di Setagaya foto famiglia Miyazawa

Secondo la Polizia Metropolitana di Tōkyō, l’intera famiglia è stata uccisa la sera del 30 dicembre, intorno alle 23:30. L’assassino si sarebbe introdotto in casa dalla finestra aperta del bagno al secondo piano, arrampicandosi su un albero. Il primo a incontrare la sua furia omicida è stato il piccolo Rei, strangolato a mani nude nel suo letto. Mikio, allertato dai rumori provenienti dal piano di sopra, esce dal suo studio e si dirige nella stanza del figlio, dove inizia una tremenda lotta con l’aggressore. Riesce a ferirlo, ma l’intruso gli si scaglia scontro con tale violenza da rompere una parte della lama del suo coltello da sashimi nella testa di Mikio. Attacca poi madre e figlia, inizialmente con il coltello rotto, poi con uno che trova in cucina. Ogni disperato tentativo di Yasuko di salvare Niina è vano.

L’analisi della scena del crimine e l’identikit

Ciò che è ancora più inquietante è che l’assassino è rimasto in casa dopo gli omicidi, secondo la Polizia addirittura tra le due e le dieci ore. Dalle numerose prove lasciate sulla scena del crimine, risulta che l’uomo abbia mangiato, riposato sul divano e defecato senza tirare lo sciacquone. È probabile, inoltre, che lo sconosciuto si sia messo dei vestiti appartenenti a Mikio, dato che in casa gli agenti hanno trovato una sciarpa, un maglione, una giacca, un cappello e delle scarpe. Per cercare di dare un volto al mostro, gli investigatori hanno analizzato questi indumenti, risalendo al luogo di produzione e alle quantità vendute, ma senza successo.

Purtroppo, nemmeno le impronte lasciate un po’ ovunque trovano riscontro nei database della Polizia. Considerando che l’assassino è stato ferito e si è anche medicato, le tracce di sangue presenti nell’abitazione sono notevoli. La loro analisi conferma ufficialmente che il killer, alto circa 170cm e di corporatura magra, ha agito da solo. È giovane, forse addirittura minorenne, e il suo gruppo sanguigno è A. Suo padre, molto probabilmente, è coreano, mentre sua madre proviene forse da un Paese affacciato sul Mar Adriatico. Potrebbe quindi non essere giapponese o essere solo un turista di passaggio, ma gli interrogativi rimangono numerosi. Purtroppo, le telecamere di sicurezza delle zone circostanti non danno maggiori informazioni.

Quasi 24 anni dopo, il brutale assassinio della famiglia Miyazawa rimane ancora un mistero. La principale pista sostenuta dalla Polizia è sempre stata quella della rapina, anche se in casa sono rimasti diversi oggetti di valore. Ancora oggi, diversi agenti lavorano al caso a tempo pieno, per cercare di risolvere uno dei cold case più terribili del Giappone.

Il caso della famiglia di Setagaya: immersione nella scena del crimine

In appena 100 pagine, Il caso della famiglia di Setagaya riesce a riassumere in modo chiaro l’intricata vicenda. Le parti romanzate, inoltre, danno ai lettori una visuale diretta e intima, facendoli proprio entrare nel caso. Come risultato, non si ha la narrazione asettica di un caso di cronaca nera, ma si vive un’esperienza coinvolgente.

Infine, sono molto interessanti anche gli approfondimenti culturali alla fine del libro, in quanto danno una visione più ampia di tutto l’accaduto.

Se avete in programma di prendere un treno, un aereo, o semplicemente avete del tempo libero, Il caso della famiglia di Setagaya potrebbe essere la vostra prossima lettura.