Il canto del profeta di Paul Lynch

Vincitore del Booker Prize 2023 e candidato al Premio Strega Europeo 2024Il canto del profeta di Paul Lynch, edito da 66thand2nd, è un romanzo distopico di una precisione incredibile. Un libro di quelli che vorresti sottolineare dall’inizio alla fine, da tenere in libreria per tornare ciclicamente su certe frasi che ti si incastrano dentro fin dal primo incontro.

il canto del profeta

Tic e tac

Avete presente la filastrocca per bambini che fa “Ero in bottega – tic e tac – e lavoravo – tic e tac – e non pensavo – tic e tac – alla prigione”? Ecco, Larry Stack è un uomo come tanti, vicesegretario generale del Sindacato insegnanti irlandese, ha una moglie, Eilish, e quattro figli. Poi, un giorno torna a casa e Eilish gli racconta che due poliziotti della polizia segreta sono venuti a cercarlo per fargli qualche domanda. Una visita di poco conto, vogliono credere i coniugi Stack. Solo che poi uno dei professori iscritti al Sindacato sparisce, e non è l’unico.

Larry non può rimanere un passivo spettatore degli eventi, il suo ruolo gli impone l’azione e così, quando decide di partecipare allo sciopero organizzato dal suo stesso Sindacato, dentro di sé sa che il suo destino è segnato. Larry viene arrestato e di lui non si avranno più notizie.

Eilish contatta invano chiunque le venga in mente, ma il muro di silenzio si erge sempre più alto intorno a lei e ai suoi figli. Intanto, tutta l’Irlanda sta cambiando. Le sparizioni si fanno sempre più frequenti, i dissidenti hanno il volto del vecchietto in coda al supermercato, ma anche dell’adolescente irrequieto che imbratta i muri di scuola. Nessuno è al sicuro, gli occhi del partito sono ovunque e la legge non è più al servizio dei cittadini.

Distopia?

La sera è scesa e lei non ha sentito bussare, in piedi davanti alla finestra a guardare in giardino.

Inizia così Il canto del profeta, e in quel “La sera è scesa” c’è la fine del mondo come lo conoscevano Eilish e la sua famiglia, un sipario che cala a chiudere un capitolo e aprirne un altro, dominato dal buio e dal terrore.

Paul Lynch, infatti, immagina una società Altra in cui il nuovo partito di destra appena salito al potere si arroga il diritto di ribaltare ogni legge in nome di una fantomatica emergenza di cui nessuno sa nulla. Siamo in Irlanda in un tempo sospeso che all’apparenza non ci riguarda, ma poi, via via che le pagine scorrono, sembra sempre più familiare. È una distopia, eppure gli autobus che caricano i dissidenti, i corpi mutilati di ragazzini innocenti torturati, gli arresti immotivati, richiamano alla mente immagini fin troppo reali.

Perché, in fondo, Il canto del profeta è un libro che racconta una guerra possibile, e così facendo le racconta tutte. Racconta la quotidianità che si spezza all’improvviso, la paura, la speranza che fa prendere decisioni folli, il disprezzo di chi può nascondersi dietro un fucile, le perdite e il dolore della sopravvivenza. Ma soprattutto, Lynch mette noi, bianchi, occidentali, nei panni dei profughi, mette noi a vivere quello che ogni giorno da troppi anni ormai leggiamo sui giornali, forse per provare a renderci più umani, per ricordarci di non voltare lo sguardo altrove.

Tu non avrai alcun ruolo in quel che succederà, gli dice, hanno già preso tuo padre, non prenderanno anche mio figlio. Si torce le mani quando si volta ad affrontarlo e quel che vede è la menzogna che le è uscita di bocca, in un modo o nell’altro, prenderanno anche suo figlio, lui è lì davanti a lei, ma è già preso.

Eilish

Tra le tante riflessioni che arrivano spontanee alla mente mentre si legge Il canto del profeta, quella su Eilish è forse la più costante. Lynch è riuscito a creare una protagonista unica, una moglie che deve affrontare la perdita del marito e, nel giro di poche settimane, anche una società improvvisamente ostile a lei e ai suoi figli. Si ritrova sola, allontana da tutti con un marchio di infamia appicciatole addosso proprio da quello Stato che dovrebbe proteggerla e che invece le punta contro un dito fatto di milizie armate.

Eilish sembra inerme di fronte ai cambiamenti che la travolgono e invece ci rendiamo presto conto che, al contrario, è salda come uno scoglio in mezzo al mare in burrasca. Pensa ai suoi figli che sono troppo piccoli per comprendere fino in fondo le sue decisioni e le si rivoltano contro, come se lei potesse qualcosa contro il buio che sta divorando l’Irlanda e la sua stessa famiglia. Eppure, Eilish non abbassa mai la testa.

[…] ma in realtà sto cercando di tenere insieme questa famiglia perché ora come ora è la cosa più difficile da fare in questo mondo che sembra fatto apposta per strapparci l’uno all’altro, certe volte non fare niente è il modo migliore per ottenere quello che vuoi, certe volte bisogna rimanere in silenzio e a testa bassa.

Da leggere se…

Il canto del profeta è per chi ama i muri di parole precise e taglienti, per chi si sofferma sulle metafore e cerca un significato tutto suo. Per chi torna sulle frasi e percepisce il buio che inghiotte la speranza.