19 Aprile 2024

Idaho Winter: il bambino più maltrattato della narrativa

Idaho Winter di Tony Burgess, pubblicato da Minimum Fax nella traduzione di Sara Tuveri, è un romanzo metaletterario che gioca con il lettore come il gatto con il topo. Scritto nel 2011, rientra perfettamente nel novero dei libri disturbanti che negli ultimi tempi hanno fatto fortuna grazie a TikTok. Assolutamente da leggere se avete apprezzato Trilogia della città di K di Agota Kristof e Lapvona di Ottessa Moshfegh.

Chi è Idaho Winter?

Come nei romanzi sopracitati, anche qui il protagonista è un bambino, un ragazzino che frequenta le scuole medie e che ci viene presentato come sporco e ripugnante. Inoltre è maltrattato dai genitori e da tutta la comunità in cui vive senza altro motivo che il fatto di esistere.

Idaho Winter

Solo una bambina sembra essere immune da questa influenza negativa che porta cari vecchietti ad allevare cani con il solo scopo di mangiare Idaho Winter e vigilesse ad attendere che un’auto in corsa svolti l’angolo per far attraversare il povero piccolo Idaho, si tratta di Madison Beach. Ma Burgess ha inventato una favola nera e la bontà di Madison non salverà nessuno (lo sapete già dalla quarta di copertina!).

Idaho Winter, però, non esiste, è solo il frutto malato dell’immaginazione crudele dell’autore. E quando Idaho se ne rende conto decide di cambiare le carte in tavola e diventare scrittore di sé stesso.

Idaho non sorride. Ha uno sguardo torvo negli occhi. E poi un piccolo luccichio. Ecco, è bello. È fantastico vederlo superare le sofferenze mentre io lo guido verso un posto migliore. Forse adesso questo è un libro migliore.

Un gioco

Da questo punto del racconto cambia tutto e lo scrittore diventa il protagonista della sua stessa storia, una storia di cui però non ha più le redini e che si costruisce secondo logiche assurde dettate dalla mente di un ragazzino che ha visto troppi film horror e programmi musicali. Un bambino, inoltre, che è stato maltrattato da tutti per tutta la sua esistenza e che ora ha un solo desiderio: la vendetta.

L’autore è ancora il narratore, la cosiddetta quarta parete si infrange e il lettore viene coinvolto direttamente nella storia. È uno spettatore impotente, ma l’autore ne fa il suo pubblico privilegiato, l’unico a sapere la verità e, forse, anche l’unico a poterlo aiutare.

Qui, Tony Burgess inizia a giocare con il lettore e il romanzo diventa davvero spassoso nella sua totale mancanza di linearità e giudizio.

Che cosa hai fatto? Hai per caso messo giù il libro o simili? Ti sei messo a dormire? Perché adesso, a meno che non stia parlando direttamente con te, il libro è al tempo passato. Quindi, o la faccenda ha proseguito mentre tu non c’eri o il libro si sta aggiustando da solo. In ogni caso, per ora, siamo al tempo passato e non so se significhi un momento fa, un’ora fa o una settimana fa, perché questo libro sembra non ritenere che io, suo ex autore, debba ancora avere voce in capitolo o almeno sapere cosa succede.

E non solo

Ma al di là del divertimento di un autore che gioca al gatto con il topo con i suoi lettori, Idaho Winter nasconde tra le righe molto altro. Da una parte, infatti, troviamo dei velati consigli di scrittura, come quando lo scrittore si imbatte in una folla costretta a vagare per l’eternità ai margini della storia perché Idaho non si è preoccupato di crearle un destino. Dall’altra non manca la critica a una certa moda che vuole la violenza e la redenzione a tutti i costi.

Vero, forse hai ragione. Forse sono andato un po’ oltre, ma è quello che vuole la gente adesso. In letteratura ci si aspetta che i bambini vengano maltrattati. Tutti vogliono vedere la cattiveria verso i bambini. Così poi… be’, così poi ci sentiamo tutti sollevati quando trionfano contro il male. È fonte d’ispirazione.

Consigliato a chi…

Cerca lo splatter esibito not matter what, a chi non riesce a dormire se prima non ha visto una puntata di American Horror Story e fa le maratone dei film di Dario Argento.

Ma Idaho Winter di Tony Burgess è anche consigliato a chi scrive e vuole farsi una risata ripensando alle minuzie che i lettori non colgono e che invece fanno dannare, ogni santa volta.