L’ordine della ragione e il caos delle passioni in I tempi di Anika

I tempi di Anika fu pubblicato originariamente nel 1931. Sono tempi lontani, di cui ogni tanto si torna a parlare. Sono tempi dolorosi, in cui la quotidianità di un piccolo villaggio bosniaco è stata turbata dal caos, e che vengono ricordati con un alone misterioso e leggendario.

Sono tempi in cui l’ordine è stato sconvolto e ristabilito perché “nella cittadina, dove uomini e donne si somigliano come una pecora somiglia alle altre, accade a volte che il caso porti un bambino, come il vento un seme, destinato a tralignare, a uscir di riga e a provocare sventure e turbamenti, finché non gli si rompono le gambe e non torni così l’ordine antico”.

La storia

Il villaggio bosniaco di Dobrun ha un nuovo pope, Vujadin Porubović, figlio del vecchio pope Kosta. A differenza del padre, persona empatica, socievole e amata da tutti, il pope Vujadin è un uomo triste, cupo, introverso, segnato dalla morte della moglie e da un profondo dolore, e non riesce a instaurare un legame con i propri parrocchiani.

Il pope Vujadin, pervaso da un profondo senso di inadeguatezza al suo ruolo e alla vita, in perenne confronto con il padre le cui qualità lo hanno reso benvoluto alla gente della sua comunità, è sempre più solitario. Ma questo conflitto interiore è destinato a pendere verso la realtà più intima e segreta, piena di sofferenza e di odio, e il pope Vujadin cede ai suoi impulsi irrefrenabili e al male da cui non riesce più a fuggire compiendo un gesto di estrema violenza che gli costerà la libertà.

La follia del pope Vujadin sconvolge profondamente il villaggio, in particolare la gente semplice che prova per lui un sentimento di umana compassione. La gente si interroga incredula sulla vicenda tragica e la storia del povero pope è sulla bocca di tutti. Anche se col tempo la potenza emotiva delle peggiori tragedie tende ad affievolirsi, il ricordo inizia a impallidire e i contorni si fanno sfumati, tuttavia le vicende della famiglia Porubović non cadranno nell’oblio.

Ancora prima del pope Vujadin, il suo bisnonno, arciprete Melentiji, aveva lasciato un segno nella comunità e di generazione in generazione le storie di questa famiglia saranno raccontate riportando alla luce la memoria di quei tempi antichi e leggendari, ricordati come i tempi di Anika.

La vera protagonista del romanzo

Anika è la protagonista del romanzo, un personaggio femminile indimenticabile, una donna con un carisma e un fascino naturale a cui nessuno riesce a resistere. L’incarnazione delle passioni più viscerali, l’elemento di rottura nell’ordine prestabilito, il male profondo da cui purificarsi. Figlia di un fornaio con un passato ai lavori forzati per aver ucciso un ladro di frutta, e di una donna taciturna e non amata perché forestiera, Anika vive la propria infanzia nell’ombra. È infatti una bambina poco appariscente, timida, snella e alta ma che cammina curva per non esibire la sua fisicità.
Vive in famiglia con il fratello Lale, debole di mente ma con meravigliosi occhi ridenti.

Improvvisamente dopo un inverno precoce, lungo e umido, Anika sboccia come un fiore primaverile, la sua pelle diventa più chiara, gli occhi più grandi e le sue forme si riempiono. Durante il suo ingresso in Chiesa, il giorno dell’Epifania, tutti gli sguardi sono rivolti a lei, che per la prima volta prende coscienza del proprio corpo e del potere che emana. Lei “traversò la folla lentamente, con un passo e un aspetto del tutto nuovi, senza guardare davanti a sé e senza badare ad alcuno di coloro che l’osservavano”.

Da quel momento Anika sarà oggetto del desiderio di tutti i giovanotti del villaggio e non solo, ma sarà anche argomento delle conversazioni femminili, per la sua capacità di irretire chiunque incrociasse il suo sguardo. Anika perde in breve tempo entrambi i genitori e inizia a essere sempre più cosciente delle proprie doti, del fascino che emana e del potere che riesce a esercitare sugli uomini.
Decide di aprire la sua casa agli uomini e si procura due contadine vagabonde come cortigiane.

Un tripudio di personaggi

Da Tane l’orefice che aspetta invano per ore nel cortile senza essere ricevuto e ogni giorno, avvilito, comunque ritorna, a Nazif, l’idiota sordo muto che la chiama sotto le finestre con uno strano borbottio e di cui lei, spietata, si prende gioco umiliandolo. Dai giovani tristi, disperati, deboli e viziosi, fino al governatore di Višegrad, uomo di potere integerrimo che cede al suo incantesimo venendo meno alle intenzioni di riportare giustizia.

Il male ineluttabile insito nella natura umana

Anika è sulla bocca di tutti, portatrice di scompiglio e disordine, di dolore e sofferenza.
La sua sete di indipendenza e di libertà sconvolge l’equilibrio del paese. La sua vita è considerata spregevole e intollerabile. Temuta in quanto portatrice di dolore e nefandezze, incarna perfettamente il male. I tempi di Anika è una lettura breve e piacevole. La storia è coinvolgente e si è catturati dalla potenza narrativa, dall’ambientazione e dall’alone di leggenda che pervade tutta la storia.

Ivo Andrić ha la capacità di ammaliare il lettore trasportandolo nel suo mondo in un viaggio senza tempo.  Il villaggio che fa da sfondo alle vicende potrebbe essere ovunque e in qualsiasi epoca, perché i protagonisti sono le forti passioni e le sfumature più sottili dell’animo umano.
I personaggi sono profondamente attuali e ognuno può ritrovare la propria sensibilità e le proprie inquietudini in ciascuno dei caratteri rappresentati. Sono infatti protagonisti perennemente alla ricerca di stessi, in lotta con le proprie fragilità e protesi verso il bisogno di essere accettati e di sentirsi adeguati.

La vita scorre potente tra le pagine, tra passioni travolgenti e piccole debolezze umane, tra moti dell’animo e razionalità, in un eterno conflitto tra pulsione e ragione, tra bene e male, tra realtà e immaginazione. Tante vite che si intrecciano in un contesto indefinito evidenziando come sia insito nell’animo umano cedere allo scompiglio per poi riportare l’ordine in un ciclo che si ripete sempre uguale

Cenni sull’autore

L’autore Ivo Andrić (Travnik, Bosnia 1892 – Belgrado, Serbia 1975), è stato uno dei massimi esponenti della letteratura slava del Novecento.
E’ stato un poeta, un romanziere, un critico, un traduttore ma anche un diplomatico e membro del parlamento della Repubblica di Bosnia-Erzegovina.

La sua opera più famosa è “Il ponte sulla Drina”, pubblicato nel 1945.

Gran parte delle sue opere sono ispirate al suo paese, la Bosnia, di cui ha trattato la complessità, la cultura, la vita dei suoi abitanti e le sfumature che ci hanno permesso di analizzare i contrasti, le influenze e la multiculturalità di un luogo che da sempre è stato considerato un ponte tra Oriente e Occidente.

Nel 1961 Ivo Andrić vince il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “per la forza epica con la quale ha tracciato temi e descritto destini umani tratti dalla storia del proprio paese”.

Per chi vuole approcciarsi alla letteratura dell’est Europa, Andrić è senza dubbio un pilastro, uno degli scrittori fondamentali che non possono mancare nella propria biblioteca.