I Signori di Roma – Cleopatra e Marco Antonio

Cleopatra è, senza alcun dubbio, uno dei romanzi storici meglio riusciti relativi all’universo della romanità: Colleen McCullough, con le sue abilità narrative, riesce a restituire al lettore un mondo che si percepisce, ormai, come lontano un’eternità.

Autrice: Colleen McCullough
Editore: Rizzoli
Collana: best BUR
Data di pubblicazione: 13 febbraio 2018
Pagine: 754

Ci troviamo dinnanzi quello che è l’ultimo capitolo della celeberrima saga I Signori di Roma: serie di romanzi storici ambientati durante gli incerti anni della Roma repubblicana, che vanno a coprire un arco narrativo dal 1º gennaio 110 a.C. al 16 gennaio 27 a.C. Si tratta di testi autoconclusivi, che possono tranquillamente essere letti in ordine cronologico, oppure come dei semplici stand alone: ogni romanzo è la naturale prosecuzione del precedente, ma per godere pienamente del romanzo in questione, non è assolutamente necessario aver letto i precedenti sei.

Siamo nel periodo immediatamente anteriore all’impero di Augusto: la narrazione va a ripercorrere tutte le vicende militari e familiari dell’ultima grande regina d’Egitto, Cleopatra, e dei secondi triumviri. È così che la McCullough riesce a restituirci quello che, probabilmente, è stato l’appassionante scontro che ha visto protagonisti alcune fra le maggiori personalità della storia: la rovina di Giulio Cesare, l’ascesa del suo figlio adottivo Ottaviano Augusto, e la fine definitiva della dinastia Tolemaica.

Ogni elemento è sviscerato con una cura magistrale: il lettore si trova davanti ad una ricostruzione storica che vuole essere esatta fin nei più minimi dettagli, non limitandosi solo ed esclusivamente ai fatti storici, ma andando a prendere in esame anche tutti quegli aspetti relativi alla storia sociale e alla cultura materiale, proprio come emerge dalle fini descrizioni degli abiti e delle acconciature di ogni personaggio. Inoltre, lo stile rapido e incisivo della McCullough, unito alla sua straordinaria abilità descrittiva, dà vita ad un connubio degno di nota sotto ogni punto di vista.

I protagonisti di un’epoca – dove la storia assume un volto

Cleopatra è l’indiscussa protagonista dell’opera: la descrizione che ne fa la McCullough è molto legata a quelle che, ad oggi, sono le fonti storiografiche che ne parlano. La scrittrice australiana ci restituisce una donna dal grande ingegno politico e dalla vivace e poliforme intelligenza, poliglotta e scienziata, ma con un’unica grande debolezza: suo figlio Cesarione, vero erede di Giulio Cesare. Ed è questo folle amore genitoriale che la acceca, impedendole di analizzare con freddezza la composita situazione politica che la Roma repubblicana le presenta davanti. Cleopatra vuole suo figlio dove un tempo era suo padre: non si accontenta della carica di faraone, lo vuole re di Roma.

Ed è proprio questo che la porterà ad istigare Marco Antonio contro Ottaviano, pur amando profondamente il triumviro, e a cercare di manipolarlo per i propri scopi: riuscirà a convincerlo ad essere il degno erede di Cesare, facendo leva su un presunto grado di parentela che lo renderebbe più vicino al defunto cesare di Ottaviano stesso.

Marco Antonio, bisogna purtroppo ammetterlo, non esce vincitore dal ritratto della McCullough. È dipinto come un uomo debole, incline al bere e profondamente manipolabile: è Cleopatra la vera mente politica dietro le sue decisioni, che egli si limita ad approvare. Viene dipinto come un uomo violento con chiunque, soprattutto con sua moglie Fulvia, che ripudia con disprezzo, e privo di qualsiasi interesse per i figli, preferendo invece l’erede dei Tolomei, Cesarione. Si tratta di un uomo con un profondo disgusto per il genere femminile, tanto da non riuscire a comprendere la sete di potere della regina d’Egitto, dando a volte l’idea di non apprezzare particolarmente questo suo lato.

Anche di Ottaviano viene restituita un’immagine interessante: un uomo calcolatore in tutti i suoi aspetti, non ispira alcuna simpatia nelle più alte cariche politiche della Roma a lui contemporanea. Dalla sua, egli ha delle argomentazioni più solide di quelle di Antonio: l’atteggiamento passivo e privo di iniziativa di quest’ultimo, infatti, ha costretto gli abitanti della penisola a soffrire anni di carestie e sofferenze, a causa di una crisi nell’importazione del grano, devastato dalla pirateria.

Inoltre, un elemento di grande interesse è il focus della McCullough su Ottaviano e sul giovane che era prima che diventasse Augusto: già da qui, sembrano emergere quelle caratteristiche che saranno proprie del suo impero. Sembra essere privo di qualsivoglia impulso sessuale, e in determinate scene e riflessioni pare quasi voglia re-indirizzare la sua libido sulla brama di conquista e sul potere, che continuerà ad acquisire a dismisura durante il suo impero. Un elemento particolarmente rilevante, a questo proposito, è il suo rapporto con la moglie Livia: è lei il grande riferimento di Ottaviano. Nel romanzo, la McCullough insiste molto sul valore delle riflessioni di Livia: molte delle decisioni prese dal futuro imperatore, sono prima oggetto di un acceso confronto con la moglie, che infatti sfida tutte le convenzioni dell’epoca rimanendo nelle varie riunioni a carattere prettamente maschile e occupandosi di questioni “non adatte ad una brava matrona”.