I sette killer dello shinkansen di Isaka Kōtarō
I sette killer dello Shinkansen, libro nato dalla penna di Isaka Kōtarō, approda in Italia nel Giugno 2021 con Einaudi, undici anni dopo rispetto alla sua uscita nelle librerie giapponesi.

Si tratta del primo libro tradotto in italiano di questo autore. È il primo libro della trilogia dei killer, a cui seguono La vendetta del professor Suzuki (2022) e Il sicario che non voleva uccidere (2023).
Interessante notare che l’ordine di pubblicazione italiano è diverso da quello originale. Infatti, il primo romanzo uscito in giapponese sarebbe proprio La vendetta del professor Suzuki.
Le tre storie sono auto-conclusive, seppur collegate, con alcuni personaggi ricorrenti. Pertanto, il lettore può decidere da sé l’ordine di lettura. Leggere La vendetta del professor Suzuki per primo può aiutare nell’aspetto d’immersione, ma non preclude in nessun caso una lettura piacevole e avvincente.
La trama e i personaggi
La storia di I sette killer dello Shinkansen, come possiamo estrapolare già dal titolo, ci trasporta su un treno in movimento. Sulla rete ferroviaria shinkansen viaggiano i treni ad alta velocità, i cosiddetti “treni proiettile” che viaggiano mediamente intorno ai 260 km/h.
Su questo treno si trovano dei personaggi che normalmente non ci aspetteremmo di trovare a bordo. Stiamo parlando di vari professionisti del settore degli omicidi, che si troveranno a scontrarsi per contendersi una valigetta dal contenuto sconosciuto.
Tra i killer con cui facciamo conoscenza ci sono Coccinella, tanto professionale quanto sfortunato, Mikan e Lemon – altresì noti come gli Agrumi – una strana coppia di sicari talmente simili tra loro da essere scambiati per fratelli, ma allo stesso tempo diametralmente opposti. Ci sono ancora il Calabrone, che opera con i veleni, o lo Spingitore, che spinge le persone sotto alle auto o ai treni. Infine ci sono Kimura, un uomo alcolizzato in cerca di vendetta e Ōji, uno studente delle medie all’apparenza perfetto, ma che in realtà nasconde istinti che rasentano la psicopatia.
È proprio dal punto di vista di questi personaggi che leggiamo la storia: ogni capitolo dedicato a rotazione a ognuno di loro.
La linea sottile fra realismo e assurdo
I sette killer dello Shinkansen mescola elementi thriller, pulp e comici. C’è una sensazione di normalità di fondo, quasi come se i nostri narratori, invece di essere in missione, stessero viaggiando per motivi personali. I loro comportamenti sono, all’apparenza e almeno inizialmente, quelli di persone normali.
Eppure, allo stesso tempo siamo nelle loro teste e questo senso di normalità apparente stride fortemente con i loro pensieri. Ben presto ci accorgiamo che di realistico qui c’è ben poco, a partire dagli stessi sicari, che rasentano i limiti dell’assurdo.
Coccinella, ad esempio, è il classico esempio di persona a cui nulla va per il verso giusto. Il suo incarico è di salire sul treno, prendere una valigetta e scendere alla prima fermata. Nonostante ciò, tutto quello che può andare storto gli va storto, baciato dalla dea Sfortuna e perennemente soggiogato dalla Legge di Murphy.
Mikan e Lemon sono altrettanto caricaturali, riconducibili quasi più a un duo comico che non ad una coppia di sicari. Mikan è serissimo e appassionato di letteratura, Lemon invece parla quasi esclusivamente per riferimenti alla serie d’animazione Il Trenino Thomas, al punto che anche il suo stesso collega lo trova insopportabile.
Una volta che il lettore accetta di trovarsi in bilico tra il realistico e l’assurdo, il treno diventa una sorta di contenitore in cui tutto è possibile e nessuno è al sicuro: un mistero della camera chiusa in movimento, dove un omicidio iniziale dà luogo a scene d’azione, tragiche, comiche e d’introspezione che tengono il lettore attaccato alle pagine in una lettura divertente e avvincente.
La fortuna
La fortuna è centrale in I sette killer dello Shinkansen e abbiamo modo di vederla in entrambe le sue facce, principalmente attraverso gli occhi di due personaggi.
Il primo di questi è Ōji, fortunato sotto tutti i punti di vista. Con l’aspetto di uno studente modello, entra nelle grazie di chiunque incontri. Inoltre, è dotato di una sorta di sesto senso, che lo aiuta nel fare le scelte migliori per il proprio tornaconto.
Per quanto angelico possa sembrare all’apparenza, questo ragazzino è estremamente pericoloso. Ōji è innanzitutto un bullo, che non prova rimorso nel manipolare e fare del male, per il gusto di osservare le reazioni disperate delle sue vittime. È stato proprio lui a mandare in coma il figlio di Kimura facendolo cadere dal tetto di un edificio. Attraverso Ōji si introducono temi che all’apparenza si discostano dal caos pulp-comico che caratterizza il resto del romanzo. Con lui tocchiamo l’etica, il bullismo, l’importanza stessa della vita umana.
Ōji è diventato presuntuoso al punto di voler testare i limiti della sua fortuna. Si mette in posizioni pericolose e si intromette nei piani dei sicari per scombinare le carte in tavola, per il solo gusto di farlo. È un personaggio che di certo non si fa amare e anzi, fra tutti i possibili antagonisti della storia è forse il più riuscito.
Diametralmente opposto a Ōji è il già nominato Coccinella, incredibilmente sfortunato in ogni situazione. Il suo soprannome, Coccinella, insetto notoriamente portafortuna, gli viene appioppato ironicamente proprio per questo motivo. Interessante è notare come il titolo originale del libro, マリアビートル (Maria Beetle) sia un altro riferimento alla coccinella. Dal libro infatti leggiamo:
La coccinella volava caricandosi sul dorso i sette dolori di Maria. Era per questo che veniva chiamata lady beetle. […] Ma quel piccolo insetto trasformava le sofferenze del mondo in puntini neri, li depositava sul rosso brillante del suo dorso, per poi arrampicarsi fino in cima alle foglie e ai fiori.
Coccinella si delinea dunque come il nostro personaggio principale, underdog della situazione, lo sfavorito per cui non si può fare a meno di tifare almeno un poco.
In conclusione
I sette killer dello Shinkansen è uno di quei libri in cui suspense, comicità e momenti di tensione confluiscono in un crescendo all’apparenza caotico e ai limiti dell’insensato, per risolversi a rotta di collo nelle ultime pagine. È cupo, piuttosto assurdo ma comunque divertente, e vanta un gruppo di personaggi principali particolarmente interessante.
Proprio come un viaggio su un treno proiettile, è una lettura che scorre veloce e tiene attaccati alle pagine fino all’arrivo. Un libro adatto a chiunque voglia leggere un thriller divertente che non si prende troppo sul serio.
E se, dopo aver terminato la lettura ci si accorgesse che un solo viaggio non è stato abbastanza, esiste anche una trasposizione cinematografica del libro intitolata Bullet Train, film del 2022 diretto da David Leitch.