I monologhi della vagina di Eve Ensler: un’opera contro la società violenta

La prima pubblicazione de I monologhi della vagina risale al 1994, dopo che Eve Ensler intervistò più di 200 donne sulla loro idea di sesso, di relazione e di violenza contro le donne. Nel 1996 il libro venne rappresentato dall’autrice stessa a teatro, a New York. Oggi l’opera è edita dalla casa editrice Il saggiatore.

L’enorme successo riscontrato nei primi mesi di debutto ha fatto sì che ancora oggi, dopo quasi 30 anni dalla pubblicazione, i monologhi siano ancora messi in scena nei teatri, nelle televisioni e per le strade di tutto il mondo. Questa opera ha aperto le braccia verso la nascita di un movimento contro la violenza sulle donne. Su questo tema vi consigliamo la lettura di questi libri.

Nel 1998 l’opera assunse un ruolo molto potente contro la violenza sulle donne, portando alla nascita del più grande movimento femminista globale, contro la violenza, esistente (rappresentato dal V-day). I monologhi della vagina sono diventati un metodo per spingere la gente ad agire per mettere la parola fine alla violenza. I suoi 4 pilastri essenziali:

  • Ogni donna è unica e ha valore per la società. Ha il diritto di essere trattata con dignità, rispetto amore e compassione.
  • Le donne non sono vittime spezzate, piuttosto sono sopravvissute che hanno attraversato ingiusti traumi legati al genere.
  • Ogni donna è in grado di attivare le proprie risorse interiori per recuperarsi, guarire ed essere una leader autodeterminata trasformativa.
  • La rinascita è possibile.

La Ensler nel suo libro da voce alle vagine di migliaia di donne che, per cause diverse, non hanno mai avuto l’opportunità di dare il giusto valore al loro centro vitale. Si parla di violenze, di abusi, di mutilazioni, di sesso, di orgasmi e di mestruazioni. Per lei la vagina è uno strumento di emancipazione che ha subito troppe sessualizzazioni nell’arco di interi secoli. Attraverso la propria vagina, dice l’autrice, le donne possono ottenere una completa femminilità e individualità.

La mia vagina
umido villaggio vivente di acqua.
Loro l’hanno invaso. L’hanno massacrato e bruciato.
Io non lo tocco adesso.
Non ci vado mai.
Io vivo in un altro posto, adesso.
Io non so dov’è, adesso.

Nel 2006 il New York Times definì i monologhi della vagina “forse la più importante opera di teatro politico del decennio”. Il coraggio dell’opera apriva e apre una breccia attraverso la repressione, la negazione, i segreti, la vergogna e l’odio contro sé stesse che la violenza sessuale e di genere provocano.

La beneficienza per il movimento, negli anni, è riuscita a raccogliere più di 100 milioni di dollari. Questi soldi sono stati utilizzati per creare comunità e centri sicuri per le donne e per le vittime di stupri e violenze sessuali. In Congo si è data origine al più grande centro di riabilitazione per vittime di abusi e mutilazioni, la Città della Gioia, concepito e gestito da donne e uomini congolesi. Il centro desidera offrire alle donne l’opportunità di guarire e orientarsi verso la comunità, nei propri termini, e garantire una comunità sicuri e in grado di emancipare le vittime della violenza di genere.

Qui vi lascio un documentario su “i monologhi della vagina” andato in onda sulla Rai nel 2009. Potete trovarne tantissimi video su Youtube.

Chi crede che oggi non ci sia bisogno di parlare di questi argomenti è uno stolto, e sicuramente ha bisogno di ascoltare qualcuno che gliene parli. La violenza sulle donne (o la violenza di genere) è purtroppo ancora molto presente nella società odierna.

Alcune culture prevedono ancora mutilazioni ai genitali di bambine piccolissime. Molte donne sono costrette alla prostituzione minacciate da padroni (si, anche a qualche km da casa vostra). Gli stupri e le violenze sessuali ci sono in ogni parte del mondo, in diverse circostanze, sia in famiglia che in strada che a lavoro. Lo sentiamo ogni giorno in televisione.

La violenza non è tale solo se fisica, esiste una violenza subdola e distruttiva che si chiama Violenza Psicologica; ne sono pieni il web, i social, le chat e il dark web (la lista è lunga). OGNI GIORNO vengono diffusi, senza consenso, immagini di donne e bambine, nomi o numeri di telefono, provocando danni psicologici e fisici irreparabili a migliaia di donne, che sono arrivate anche a togliersi la vita per il dolore.

Insomma, siamo molto lontani dallo smettere di parlarne perché l’emergenza, ahinoi, è quotidiana.

Leggete questo libro. Informatevi. Fate informazione. Indignatevi. Incazzatevi. Agite. Alzate la voce, fatevi sentire. Denunciate. Parlatene. Non restate in silenzio. Prendere parola è un atto di resi