I DIDN’T DIE – A True Story from Gaza: la testimonianza di Fares Alfarra
È uscito di recente per la casa editrice Another Coffee Stories “I DIDN’T DIE – A True Story from Gaza” di Fares Alfarra, pubblicato il 26 febbraio e inserito nella nuova collana editoriale “Voci dalla Palestina”. La collana nasce con l’obiettivo di raccogliere e diffondere testimonianze palestinesi attraverso diversi generi, dalla narrativa al memoir, offrendo ai lettori storie che restituiscono complessità e umanità a una realtà spesso raccontata soltanto attraverso i dati della cronaca.
Come sottolinea l’editrice Anna Giada Altomare, il progetto nasce anche dall’urgenza di “parlare quando sarebbe più comodo tacere”, dando spazio a voci che troppo spesso restano ai margini del racconto mediatico. In questo senso, la letteratura diventa uno strumento di ascolto e di memoria, capace di riportare al centro le esperienze umane.
Il sogno di un ragazzo
Il libro di Fares Alfarra si inserisce perfettamente in questo progetto editoriale. L’autore, nato nel 2005 nella Striscia di Gaza, racconta la propria storia personale, che diventa allo stesso tempo la storia di molti giovani palestinesi.
Prima dello scoppio della guerra, Fares è un ragazzo come tanti altri nel mondo. Studia, ha amici, coltiva speranze per il futuro. Il suo sogno più grande è quello di studiare medicina e diventare medico.

La sua vita cambia radicalmente con l’esplosione del conflitto dopo gli eventi del 7 ottobre, che segnano l’inizio di una nuova e drammatica fase della guerra tra Israele e Palestina. Da quel momento la quotidianità del giovane viene completamente stravolta.
I sogni e i progetti per il futuro vengono improvvisamente sospesi e la vita quotidiana diventa una lotta per la sopravvivenza, tra: la paura dei bombardamenti, gli spostamenti continui e l’incertezza costante. Non si tratta più di vivere una vita normale, ma di cercare di sopravvivere giorno dopo giorno.
Il libro mostra con grande forza proprio questo passaggio dalla normalità alla sopravvivenza. Fares racconta cosa significa vivere sapendo che tutto può cambiare in pochi secondi, che la propria casa può essere distrutta da un momento all’altro e che la vita delle persone amate è continuamente in pericolo.
Il trauma e la memoria
La storia dell’autore diventa ancora più intensa nel momento in cui rimane vittima di un bombardamento. Gravemente ferito, viene sottoposto a diversi interventi chirurgici. Anche se riesce a sopravvivere, quell’evento segna profondamente la sua vita.
Le conseguenze non sono soltanto fisiche, ma anche psicologiche. Il ragazzo che era prima della guerra non esiste più, e le cicatrici lasciate sono destinate a rimanere.
Il libro restituisce con grande forza emotiva le immagini e i ricordi che rimangono impressi nella memoria di chi sopravvive.
Tutto era lì, ma tutto era silenzioso. La zona, che un tempo traboccava di vita e risate, era vuota. Molte persone erano state martirizzate lì. Ricordi che non possono essere dimenticati. Corpi ancora intrappolati sotto le macerie delle due case bombardate.
Una testimonianza che diventa speranza
Nonostante la sofferenza e le difficoltà, la storia di Fares non è soltanto una storia di perdita. Nel corso del racconto emerge anche una forte volontà di resistere e di continuare a guardare avanti.
Il libro si conclude infatti con una nota di speranza: grazie a una borsa di studio, il giovane riesce a raggiungere l’Europa, dove può proseguire il proprio percorso e condividere la sua testimonianza con il resto del mondo.
Un elemento interessante del volume è anche la sua struttura bilingue: ogni capitolo è presentato prima in inglese e poi in italiano, permettendo al lettore di confrontarsi con il testo originale e la sua traduzione.
Perché leggere questo libro
In un momento storico in cui la guerra è ancora una realtà concreta e drammatica, racconti di questo tipo ci ricordano che dietro ogni conflitto ci sono vite reali, sogni interrotti e giovani che si trovano improvvisamente a dover lottare per sopravvivere.
Documentarsi attraverso queste storie è uno dei modi più importanti per non dimenticare ciò che sta accadendo.
Il libro è piuttosto breve e in alcuni momenti viene spontaneo desiderare qualche dettaglio in più. Tuttavia, proprio questa essenzialità rende la narrazione molto diretta e immediata.
I DIDN’T DIE – A True Story from Gaza è quindi una lettura intensa, dolorosa ma necessaria. Una testimonianza che parla di sofferenza, dignità e resilienza, ma anche di memoria e speranza.