I Demoni di Joe Abercrombie, un delirio pulp ben confezionato
Quando Joe Abercrombie decide di addentrarsi nei bassifondi del fantasy, non lo fa in punta di piedi. I Demoni pubblicato da Ne/oN libri è un pugno in pieno volto: una sassaiola di battute da osteria e botte da orbi. Non è un romanzo che cerca approvazione, il tono è irriverente, lo stile sboccato, la morale un optional. Non si salva nessuno e chi ci prova non fa una bella fine.

Trama
La trama ricorda una Suicide Squad fantasy, con l’imprevedibilità di una missione da Dungeons & Dragons fuori controllo e un’eco lontana di Anastasia (se fosse stata riscritta da Tarantino). In un Medioevo devastato da peste, carestia e fame, all’orizzonte si staglia la minaccia elfica. In questo scenario da fine del mondo, si muove un’istituzione tanto segreta quanto improbabile: la Cappella Segreta della Sacra Convenienza. Ufficialmente non esiste. Ufficiosamente è l’ultima speranza del continente. Perché è da lì che parte l’ultima, disperata missione per la salvezza: portare una ladra da quattro soldi sul Trono di Troia. Non proprio una ladra qualunque, ma l’erede legittima. A guidare questa sgangherata compagnia è Fratello Diaz, un prete caduto in disgrazia, più tormentato dai sensi di colpa che sostenuto dalla fede.
Worldbuilding
Abercrombie immagina un’Europa medievale alternativa dove tutto sembra familiare ma leggermente sbagliato, come un sogno che imita la realtà senza rispettarne le regole: il cristianesimo ha un volto femminile, alcune grandi guerre sono state combattute in altri luoghi, con esiti diversi. Tutto è familiare ma disturbante, come una replica uscita male. Tuttavia sembra mancare una logica precisa di fondo e più che un universo narrativo, sembra un esercizio di stile. Eppure, funziona: l’effetto è straniante il giusto, e forse è il modo di Abercrombie per dirci che il caos, in fondo, è il vero protagonista.
Personaggi
“Ooooh.” Costante fu colto da un piccolo brivido di eccitazione. “Siete un po’ quel genere di tizi tutti malinconici ed eroici.”
Il cuore (marcio ma pulsante) del romanzo sono loro: i Demoni. Non eroi, non veri antieroi, e nemmeno semplici mostri. Il gruppo è disfunzionale, inconcludente, a volte tragicomico. E forse proprio per questo irresistibile. Peccato che molti di loro rischino di restare imprigionati nella loro maschera. Si intravedono spiragli di profondità, soprattutto in alcuni capitoli dove le ferite dell’anima fanno più male delle spade, ma non sempre avvengono delle evoluzioni nei personaggi. Abercrombie è noto per il talento nel creare personaggi che lasciano il segno, ma in questo caso sembra fermarsi un attimo prima della vera svolta, più impegnato nella ricerca della battuta e del colpo di scena. Eppure, qualcosa scatta con i personaggi. Perché, pur rimanendo bloccati nei loro ruoli, questi Demoni si scelgono. Si proteggono. Diventano, nel modo più sbagliato possibile, una famiglia. Una found family ruvida, sporca, sgangherata. E nel mezzo di battaglie, battute e budella, emergono anche piccole scintille di romance. Nulla di melenso, nessuno ha tempo per le sdolcinatezze in mezzo all’apocalisse, ma ci sono carezze accennate, desideri trattenuti, affetto travestito da sarcasmo. È lì, in quei momenti strani e sgangherati di connessione umana, che I Demoni fa davvero centro.
“Almeno è maggiore l’odio che avete per voi stessi di quello che avete l’uno verso l’altra”. ” Il fondamento di ogni amicizia”.
Stile e temi affrontanti
Abercrombie scrive come se stesse lanciando coltelli: la sua prosa è affilata, sarcastica, teatrale. Ogni riga vuole essere una punchline. Il più delle volte funziona, alcune battute sono davvero taglienti, ma altre volte il martellamento comico rischia di diventare estenuante. La trama stessa a tratti si ripete: il gruppo viaggia, affronta una battaglia sopra le righe, scambia insulti, e riparte. Ma se ti lasci trascinare dal ritmo un po’ frenetico e delirante, funziona. Come un videogioco con una missione secondaria ogni dieci minuti: non è tanto il dove si va, ma con chi lo si fa. E se non ti fai troppe domande il caos bene orchestrato ti fa passare qualche ora spassosa.
Oltre l’irriverenza e la sconcezza I Demoni cerca di dire qualcosa di più. Il vero tema è quello eterno: può il bene essere fatto da persone orribili? Inoltre trova spazio una critica alle istituzioni religiose, alla gerarchia, all’idealismo.
I Demoni è un delirio pulp ben confezionato: esagerato, volgare, divertente, stancante, pieno di cuore con un retrogusto amaro e autentico che rimane a lungo dopo l’ultima pagina. Se cercate la sofisticazione dei romanzi migliori di Abercrombie, qui forse non la troverete. Ma se volete un viaggio sfrenato con mostri discutibili, scazzottate e risate sgangherate, allora non troverete compagni di viaggio migliori dei Demoni. Non maturano, non si redimono, non diventano buoni. Ma per qualche dannato motivo, vi mancheranno lo stesso.
Forse era meglio non guardare neanche troppo indietro. Soprattutto con una memoria carente come quella di Vigga e con tutto quello schifo in testa che aveva. Prossimo respiro, prossimo passo, prossimo pasto, prossima scopata. Prendi tutto ciò che puoi dai momenti e poi lasciali andare. Non accumulare gusci di noce. Viaggia leggero, leggero come il vento, raschia via il fango dei rancori e dei rimpianti. Resta mondo.