Ho paura torero di Pedro Lemebel

Nel suo unico romanzo Ho paura torero, Pedro Lemebel ci regala un personaggio indimenticabile. La Fata dell’Angolo, travestito malinconico e amante della musica che vive a Santiago del Cile nei sobborghi polverosi durante gli anni della dittatura di Pinochet, in un contesto di violenza e di profonde disuguaglianze sociali.

La vita della Fata si intreccia con quella di Carlos, giovane militante appassionato che le fa battere il cuore e la distoglie per un attimo dal disincanto maturato dopo una vita di dolore e di sacrifici. Le avventure della Fata sono intervallate da capitoli dedicati al dittatore, ai suoi pensieri più intimi e alle scene della quotidianità familiare che descrivono un uomo profondamente solo e fragile.

Un romanzo intenso, doloroso ma pieno di vita.

Autore: Pedro Lemebel

Anno di pubblicazione: 2021

Casa editrice: Marcos y Marcos

Numero di pagine: 208

Autore

Pedro Lemebel (1952-2015) nasce nella periferia povera di Santiago del Cile. È stato autore, cronista, saggista, poeta, voce radiofonica e insegnante, amato dalla comunità omosessuale e dalla sinistra cilena.

La sua vita è stata interamente dedicata alla denuncia politica e all’impegno sociale. Dichiaratamente gay e contro ogni forma di autoritarismo, si è schierato nella difesa degli emarginati ed è stato attivista in favore dei diritti umani.

Insieme a Francisco Casas irrompe nella scena pubblica con le performance del collettivo Las Yeguas del Apocalipsis (le Cavalle dell’Apocalisse): con pizzi neri, piume, maquillage e tacchi a spillo mettono in atto la loro rivoluzione contro la dittatura mediante installazioni video e fotografiche dallo stile dissacrante, pungente e intenso.

Con il suo stile irriverente ma profondo e impegnato combatte per la difesa della libertà sessuale, per i diritti sociali e la memoria storica.

Ho paura torero è il suo unico romanzo.

Trama

1986, Santiago del Cile è teatro di mobilitazioni sindacali e di proteste studentesche contro la dittatura del regime anticomunista del generale Pinochet.

“Un anno marchiato a fuoco dai copertoni fumanti per le strade di Santiago, schiacciata dal pattugliamento. Una Santiago che si svegliava al suono delle pentole sbattute nei cortei, ai lampi dei blackout, per i cavi elettrici scoperti, esposti alle catene, alle scintille”

La paura invade le strade, le case, la vita e le speranze degli emarginati e dei poveri, sempre più sopraffatti dalle ingiustizie e dalla violenza.

In uno dei tanti quartieri popolari, dove la gente vive in strada tra le chiacchiere e i commenti sulla situazione politica, arriva una nuova vicina a occupare la vecchia soffitta della casa dell’angolo, un sottotetto impolverato, abitato da fantasmi e scarafaggi, da cui si vede la città in penombra.

Questo luogo abbandonato diventa la casa della Fata dell’Angolo, “una mammoletta dalle sopracciglia increspate” che con la “sua energia da checca”, armata di scopa e piumino e intonando le note di Besame mucho trasforma quel rudere in un nido, uno spazio finalmente tutto suo in cui può decorare le pareti come una torta nuziale.

La Fata è chiassosa, passionale, malinconica e nostalgica, un travestito di circa 40 anni che si guadagna da vivere ricamando tovaglie per le ricche signore dei quartieri aristocratici.

La sua soffitta è sempre inondata di musica e la Fata, che ricama e canta, diventa fin da subito parte integrante della “fauna sociale di quella Santiago di mezza tacca che si spulciava tra la disoccupazione e il quarto di zucchero preso a credito all’emporio”.

Proprio all’emporio, epicentro del chiacchiericcio di quartiere, la Fata conosce Carlos, giovane militante del Fronte Patriottico Manuel Rodriguez. Il ragazzo, in cerca di un nascondiglio clandestino, non rivela alla Fata la sua vera identità, ma le chiede di custodirgli alcune casse contenenti dei libri e di ospitarlo per studiare con altri studenti.

La Fata acconsente, rapita dalla bellezza del giovane e da quegli occhi languidi che la fanno tremare, e la sua soffitta si riempie a poco a poco di misteriose casse che diventano parte dell’arredamento, tavolini avvolti di fodere e ricoperti di cuscini e separé decorati con pizzi e nastri che rendono il suo nido ancora più accogliente per gli incontri notturni degli amici di Carlos.

La Fata intuisce la vera natura di quelle riunioni, ma non fa mai domande, non apre le casse per scoprirne il contenuto e continua ad abbellire quella meravigliosa scenografia, rapita dal sentimento per quel ragazzo così affascinante che si è imbattuto nella sua vita.

Il romanzo racconta l’evolversi del legame che lega la Fata a Carlos, lo struggimento per un amore impossibile, gli attimi di intimità, gli spiragli di felicità, la vita di due anime lontane accomunate dalla passione per un sentimento o per un ideale.

I capitoli si intrecciano con scampoli di vita del dittatore Pinochet. Qui non è descritto tanto il politico quanto il marito, l’uomo solo e debole, con i suoi pensieri, le sue paure e l’insofferenza per la vicinanza della donna ciarliera che ha sposato. La sua paura per la morte e le sue fragilità lo dipingono come un codardo e, dal confronto con la Fata, è paradossalmente lui a uscirne come una ridicola e pavida macchietta.

Considerazioni

Ho trovato questo romanzo molto intenso. La Fata dell’Angolo è un personaggio che non può restare indifferente. La sua identità sessuale non è poi così importante, l’autore infatti usa indifferentemente il maschile e il femminile, perché quello che emerge è il ritratto di un’anima fragile, ammaccata dalla vita, ma onesta e dignitosa, fino alla fine. Il suo passato di solitudine e sofferenza, con un padre violento che l’ha segnata per la sua incapacità di accettarla e di amarla, l’ha resa forse più cinica e disincantata, ma non le ha tolto la capacità di rendere prezioso anche il momento più insignificante. La Fata è teatrale, malinconica ma estremamente viva.

La Fata non conosce il rispetto, non è avvezza alla cortesia e all’amore sincero, non ha mai sperimentato la dolcezza, ma Carlos le regala uno dei momenti di felicità che lei ha saputo ritagliarsi e la travolge in un turbinio di emozioni.

Perché insisteva con quella cortesia da gentiluomo all’antica? Come se la considerasse tanto più anziana, da trattare con rispetto e rispetto e ancora rispetto. Quando l’unica cosa che lei voleva era che lui le mancasse di quel famoso rispetto. Che le saltasse addosso soffocandola con il suo tanfo da maschio in calore. Che le strappasse i vestiti, spogliandola, lasciandola nuda come una vergine abusata. Perché questo era l’unico rispetto che avesse mai conosciuto in vita sua, l’unico tocco paterno, che le aveva lacerato nel sangue il suo culetto di bimbo effeminato”

L’autore non svela troppo sulla storia tra Carlos e la Fata, ma sottolinea la sua evoluzione attraverso piccoli momenti, lasciando anche qualche interrogativo.

Se all’inizio il lettore prova inevitabilmente del risentimento nei confronti di quel giovane immaturo e accecato dai propri intenti per sfruttare la disponibilità della Fata, ignorando il suo amore, nel corso dei capitoli si apre uno spiraglio verso la condivisione del sentimento e i momenti di pura magia che la Fata riesce a mettere in scena fanno vacillare le iniziali intuizioni.

“E si fermò a osservarla sbalordito, stesa sopra una roccia, con la tovaglia annodata al collo, come un mantello popolato di angeli e uccellini. Darsi le arie con gli occhiali da gatta, mordere seducente una forchetta, con le mani nei guanti a pois gialli, e le dita sollevate sulla testa nel gesto del flamenco […] mai una donna gli aveva provocato un cataclisma simile nella testa. Nessuna era riuscita a fargli perdere tanto la concentrazione, con tanta leggerezza e follia. Non ricordava nessuna ragazza, tra le molte che avevano infiammato il suo cuore, capace di esibirsi così per lui”

“Ho paura torero” può deludere il lettore che si aspetta azione, stravolgimenti e colpi di scena, perché qui non li troverà. Non ci sono momenti spettacolari, svolte inaspettate ma solo emozioni, legami che si sviluppano e maturano, anime che si incontrano e percorrono insieme un cammino.

Sicuramente emerge prepotente il contesto storico-politico, con la denuncia alle disuguaglianze e al potere. Il riflettore è puntato sugli emarginati che vivono nei casermoni dei quartieri polverosi come le amiche della Fata, le sue “sorelle checche”, accoglienti e premurose, in contrapposizione ai potenti generali e all’aristocrazia arida e superficiale, che ne esce umanamente sconfitta.

Consiglio questo libro a chi cerca una perfetta caratterizzazione dei personaggi ed è interessato alle storie di legami e di sentimenti anche complicati e a chi apprezza lo sfondo storico-politico che può fornire interessanti spunti di riflessione. Lo stile è denso, privo di fronzoli. Lemebel ha una scrittura di denuncia con uno stile incisivo, immediato ma estremamente poetico.

Consigli

Per immergersi completamente nell’atmosfera del romanzo, consiglio di ascoltare le canzoni citate tra le pagine, da Besame Mucho a Tengo Miedo Torero, di Lola Flores, che ha dato il titolo al romanzo.

Chiudendo gli occhi sembrerà di vedere dal vivo la Fata che volteggia felice nella sua soffitta preziosa, ricca di stoffe, tulle e nastri colorati, in un’esperienza che farà ripercorrere le suggestioni del libro.

Se l’autore vi ha incuriosito e volete approfondire la sua opera, Marcos y Marcos ha pubblicato anche “Baciami ancora forestiero”, una raccolta di racconti e di articoli apparsi sui giornali dell’opposizione cilena, e “Parlami d’amore”, un caleidoscopio di storie, episodi di vita, racconti d’amore e cronache di viaggio ma anche riflessioni sul suo impegno civile.

Dal romanzo è stato tratto nel 2020 il film cileno Tengo Miedo Torero di Rodrigo Sepùlveda, in concorso alla 17a edizione delle “Giornate degli autori” a Venezia.