Heimat, la riscoperta della propria casa di Nora Krug

Come si fa a guardare in faccia i sopravvissuti di uno sterminio scatenato dalla tua nazione, anche se tu sei nata un ventennio dopo la fine di tutto? Come si può essere sicuri che un qualche nostro nonno non sia stato attivamente partecipe, quando non abbiamo alcuna informazione e la famiglia non vuole o non può parlarne perché non sono rimaste più nemmeno foto?

Questa sono le domande da cui parte Nora Krug, illustratrice e autrice tedesco-americana nata nel 1977, in Heimat.

Tradotto e pubblicato nel 2019 nella collana Einaudi Stile Libero Extra, Heimat apre riportando questo peso collettivo del senso di colpa, che viene affrontato sin dalla giovane età nelle scuole tedesche, come racconta l’autrice. Un peso che viene accentuato dalle esperienze estere, quando il suo accento veniva riconosciuto o quando le si chiedeva la sua terra natia.

Il terrore per l’insicurezza misto a volontà di accettare il passato e dimostrare il cambiamento avvenuto fanno sì che nasca quest’opera.

Heimat


La riesumazione di schegge della memoria

As soon as you answer someone who asks you where you are from, the association with the Nazi period is there. You are constantly being confronted with it.” She adds “I have been to parties in New York where complete strangers told me that Germany was a country they could never visit. I was ashamed, but sometimes it would reach a point where I would feel angry – always inwardly, of course, not outwardly – about the lack of admission that Germany has changed

N. Krug, The guardian, Olterman Philip (8 ottobre 2018)

Con Heimat, Krug compie un vero e proprio viaggio sentimentale nella memoria e fisico. Trascorre due anni in Germania a fare ricerca di documenti ed effetti personali della sua famiglia materna e paterna. Ritrova documenti, articoli di giornale, lettere e anche temi scritti dagli zii da piccoli. Tutto viene riportato alla luce e sulla pagina, in maniera molto onesta decide di rendere il lettore partecipe di tutti i suoi passaggi. Heimat è una graphic novel storica e biografica, dove le parti scritte – la letterarietà –servono per descrivere e perché l’autrice possa esprimere le sue emozioni di fianco alle “prove”.

La scelta del genere

In Heimat accompagnano come intermezzo delle rubriche che raccontano di vari prodotti di origine tedesca, che sono parte dell’infanzia di tutti i connazionali o della vita di tutti, come una certa tipologia di pane o la colla UHU. Tutti elementi analizzati quasi didatticamente, ma che sono sempre concatenati con un punto di giuntura alla narrazione.

La scelta di un genere che fosse connubio tra arti visive e narrative è l’unica che sembra calzare a pennello.

La Storia e la storia familiare

Il termine heimat presta il titolo al libro e, a ben vedere, subito ce ne dà la descrizione Krug. Scelta brillante perché è una polisemia tra il luogo familiare e confortevole (anche immaginario), di rimando al celebrato romanticismo tedesco, e la “patria” come intesa dai nazisti e quindi che trasforma quel luogo d’origine in un paradiso perduto.

Heimat

Sono molto interessanti le storie scritte dallo zio morto in gioventù nelle scuole del regime. Qui, con una calligrafia pulita si paragonano gli ebrei ai funghi che apparentemente sono innocui, ma che una volta ingeriti possono avvelenare te e tutta la tua famiglia. Oppure pagine di discorsi del fuhrer per gli esercizi di analisi del testo.

In opposizione ci sono lettere di molti altri componenti che invece vorrebbero solo la fine della guerra.

Heimat

Il focus è sul ritrovare le radici, riappropriarsi della cultura, vedere entrambi i lati della moneta.

La guerra era parte fondamentale che intaccava anche le vicende personali, dal lavoro difficile da trovare e mai sufficiente di chi decidesse di essere “una pecora” (“gregari” era il termine nei fascicoli) e non prendere parte nella politica, ai parenti morti in battaglia.

Grande nota di merito è infatti che questa è una narrazione senza perbenismi, che racconta gli eventi con estrema lucidità e onestà intellettuale, nonostante sia un tema così vicino a chi scrive.

Heimat, pagina interna

Ritorno alla sua heimat

Il finale porta a una non scontata riconciliazione con una parte di sé, tramite rielaborazione e rimemorazione del trauma. 
Una sorta di post-memoria dei discendenti dell’olocausto. Non sono però gli ebrei a parlare, ma i nipoti attanagliati da un “arto fantasma” che perseguita.

Heimat è un viaggio lungo tutta la vita dell’autrice, è il passato sepolto dei suoi nonni. Una graphic novel consigliata non esclusivamente agli amanti della Storia, ma a chiunque. Non è solo ricco di dati, ma anche di anime messe allo scandaglio per l’appunto, di come si può vivere e superare dissidi interiori dovuti alla famiglia, alle proprie origini che a volte possono darci un gusto dolceamaro.

E come possono queste cose non toccare tutti noi?

Heimat