Grotesque: una feroce critica alla società contemporanea giapponese

Grotesque è un noir monumentale di Natsuo Kirino che approda in Italia nel 2008 con l’editore Neri Pozza; tratta di due prostitute, Yuriko e Kazue, uccise presumibilmente dallo stesso uomo; nel romanzo ogni parte in causa spiega come le circostanze abbiano portato ad un tale epilogo.

Il libro è suddiviso in 8 capitoli, 5 dei quali narrati da Hirata, sorella di Yuriko, uno è il diario di Yuriko stessa, uno il diario di Kazue e uno il diario- confessione di Zhang Zhezong, l’assassino ( reo confesso dell’omicidio di Yuriko, ma non di quello di Kazue).

Trama e personaggi

Hirata e Yuriko sono sorelle, figlie di una donna giapponese e un uomo Svizzero. Yuriko è di una bellezza insostenibile, bella a tal punto da suscitare l’odio della sorella, che la definisce mostruosa. Tale bellezza, così strana in una famiglia in cui i genitori non spiccano per particolare avvenenza, è dovuta presumibilmente ad un fortunato rimescolamento di tratti somatici occidentali ed orientali ed è motivo di evidente fatica, dal momento che viene continuamente rimarcata con stupore da tutti coloro che li incontrano.

In aggiunta a questa “difficoltà”, va detto che le due sorelle vengono cresciute da una coppia genitoriale triste e senza amore. Le sorelle vengono lasciate libere di crescere sentimentalmente in
modo casuale, senza che qualcuno insegni loro cosa voglia dire essere genitori e figli e nemmeno come proteggersi dalla vita.

Hirata così cresce odiando tutti, si trasferisce a vivere dal nonno ex truffatore e coltivatore di bonsai e si fa iscrivere al liceo Q, uno dei luoghi di istruzione più prestigiosi ma selettivi e spietati del paese (seguendo evidentemente la via per lei più confortevole, ovvero quella della razionalità). Qui sopravvive e si ritaglia un suo spazio, disprezzando e odiando tutti e mantenendosi a margine di tutti i crudeli giochi di potere che vengono esercitati tra studenti con la tacita compiacenza dei docenti.

Il cammino di Yuriko, invece, è del tutto diverso. Segue dapprima la famiglia in Svizzera, dove il padre decide di tornare, con somma gioia di Hirata, che vede in questo l’opportunità di un definitivo allontanamento della sorella-mostro. Ma la soluzione non è definitiva, dal momento che in Svizzera il rapporto tra i due coniugi si deteriora ulteriormente.

Yuriko, come scopriamo dai suoi stessi diari, ha risposto a questo disagiato ambiente famigliare in modo tutto suo: assecondando la sua ninfomania. Se in Svizzera, in virtù della sua spettacolare bellezza era riuscita ad ottenere le attenzioni sessuali sperate, in Giappone riesce ad avviarsi definitivamente alla prostituzione, cominciando ad intrecciare una morbosa relazione con il marito della coppia (vecchi amici del padre) che la ospita ed arrivando infine ad intraprendere una vera e propria carriera professionale.

Sempre dal Liceo Q esce Kazue, che a sua volta viene da una famiglia problematica e che cerca a tutti i costi di primeggiare negli anni della scuola e poi nella vita senza davvero riuscirci, ma decidendo di riempire i propri vuoti prostituendosi di notte tramite agenzia prima e sulla strada poi, alternando queste notti borderline ad un lavoro stabile e prestigioso in una grossa ditta.

La sua personalità, come avviene per il personaggio di Yuriko, viene approfondita attraverso l’uso dell’ escamotage del diario: sappiamo di lei cosa ne dice Hirata e poi quello che racconta di sé, lei stessa.

Ne emerge un personaggio estremamente malato e sofferente che crea per se una narrazione della propria situazione completamente staccata dalla realtà: abile donna in carriera quando invece la sua posizione in azienda si fa sempre più precaria a causa del suo comportamento bizzarro e antisociale; desiderabile e ricercata quando piuttosto non riesce a legare a se clienti continuativi per una scarsa predisposizione al sesso ed alla capacità di intrattenere. Verrà ritrovata morta in condizioni analoghe a quelle di Yuriko, in un appartamento di cui solo lo stesso assassino di Yuriko deteneva le chiavi.

Veniamo ora all’assassino: Zhezong non è Giapponese, ma nato nella Cina rurale. Di lui abbiamo due narrazioni completamente diverse: la propria in un diario scritto in carcere come propria difesa che lo mostra fondamentalmente come una vittima e poi il racconto, molto diverso che ne fa Kazue.

Dal diario apprendiamo come la sua vita sia stata una misera lotta per la sopravvivenza; di lunghi viaggi in piedi pigiati nella folla su treni-tradotta in cui la malavita occupa o punti vitali (i bagni) per spillare ai poveracci soldi per ogni bisogno e dove tutto costa, diventa merce, diventa violenza ed estorsione ; di una sorella molto amata, costretta a prostituirsi una volta a Hong Kong e poi e persa tra i flutti nel viaggio verso il Giappone, che lui cerca molto romanticamente in Yuriko.

Da Kazue conosciamo invece un Zazhong più criminale, incestuoso nei confronti della sorella e plurimo assassino. Inutile dire che Kazue se ne innamora probabilmente perché è uno dei pochi che non la scaccia, nonostante di fatto se ne approfitti bassamente arrivando molto probabilmente a farsene ammazzare.

In questa carrellata non bisogna dimenticare un personaggio che può apparire secondario nella trama ma che ci introduce allo stupefacente cambiamento finale di Hirata (eh si!!): la vincente Mitsuru. Di tutte le ragazze “esterne” del liceo Q, Mitsuru sembra essere quella più adattiva: eccellente in tutte le materie, ginnastica compresa, trova proprio in questo suo successo la chiave per essere accettata dalle interne che fanno gruppo chiuso nella scuola.

La sua carriera scolastica così sfolgorante è un esempio positivo per Hirata, che la stima e ne apprezza l’amicizia (che la compagna centellina, però, proprio perché a Hirata certi ambienti rimangono comunque preclusi). Mitsuru ricompare al processo per l’assassinio di Yuriko molti anni dopo, in sahari, appena uscita di prigione e portando con sè tre bombe: la propria assurda storia (diventata con il marito leader di una molto discussa setta religiosa che derubava i suoi accoliti, si era trovata a pagare socialmente le sue colpe in carcere); la cruda verità su Hirata e il suo modo di comportarsi – cosa che innegabilmente tocca in qualche modo la vecchia amica; e infine il diario di Kazue, così disperatamente toccante.

Credo che vada cercato in questi tre elementi la chiave della profonda rivoluzione del personaggio di Hirata che, dal processo contro Zazhong in avanti rivoluzionerà la sua vita in modo completamente inaspettato.

Le donne

I personaggi di Grotesque per ragioni diverse finiscono per prostituirsi. La prostituzione viene svolta non solo per ottenere un compenso economico, ma c’è una ragione molto più profonda. Cioè che accomuna i personaggi è proprio questo: non riescono ad adattarsi alle convenzioni sociali e per ribellarsi vendono il proprio corpo. Non hanno trovato il loro posto nel mondo e anche se pensano di averlo trovato (vedi Kazue) ne restano delusi.

Le donne di Grotesque si ribellano alla società maschilista e misogina giapponese e vendono il proprio corpo per mostrare la vulnerabilità dell’uomo. Una società che relega le donne a una posizione secondaria nelle aziende, dove esse sono costrette a fare i salti mortali per ottenere i propri meriti.

Le donne sono costrette a un sovraccarico mentale impressionante, non solo devono svolgere le mansioni ordinarie ma anche quelle extra, date dal loro sesso. Come ad esempio quello di servire il tè e questo a prescindere dal ruolo nell’azienda. Raggiunta una certa età ci si dovrebbe ritenere soddisfatte e quindi, si dovrebbe lasciare il lavoro per mettere su famiglia. Alle donne è richiesto anche un certo modo di essere, non sono gradite prese di posizione, ma si preferisce la mansuetudine.

La critica alla società giapponese non si ferma qui. Il sistema scolastico giapponese è uno dei più stressanti e pressanti del mondo, che contribuisce a rendere il Giappone uno dei paesi con il più alto tasso di suicidi tra i giovani. Non parliamo poi del bullismo psicologico che studenti e insegnanti perpetuano verso coloro che non sono ritenuti all’altezza e mediocri. Il Giappone è un paese che ambisce alla perfezione assoluta, che non ammette la debolezza. Come ad esempio i disturbi mentali. In questo caso parliamo nello specifico del disturbo del comportamento alimentare di cui è affetta Kazue: l’anoressia.

Epilogo

Il finale non è per niente prevedibile e lascia senza fiato. Non c’è una vera risoluzione al caso dell’omicidio di Kazue, questo resta a libera interpretazione del lettore. Il finale non è totalmente soddisfacente, dà un senso di circolarità, senza ombra di dubbio, ma dà l’impressione quasi di essere stati presi in giro durante tutta la lettura. Nonostante questo Grotesque è senza dubbio un libro che merita di essere letto. Una volta terminato lascia un senso di vuoto e molte riflessioni. Un libro – rivoluzione mi verrebbe da definirlo.