Gordius: un groviglio di emozioni dietro l’apocalisse

Gordius è il romanzo d’esordio di Massimiliano Niero edito dalla casa editrice Lumien il cui scopo è quello di dare voce agli autori del fantastico italiano che, cito, “non hanno nulla da invidiare agli autori stranieri”. In questo romanzo bazzicano qua e là interessanti richiami a varie opere e rinomati autori, come Dracula di Bram Stoker o Io sono leggenda di Richard Matheson, ma anche a eventi storici e pandemie, tra cui anche il Covid. Ma soprattutto è un intenso groviglio di emozioni e analisi della psiche umana mascherato da survival horror.

Gordius

Trama

Dopo la pandemia di Covid iniziata nel 2020 l’umanità si ritrova a distanza di poco tempo a tentare di soverchiare un nuovo male, questa volta più spaventoso e aggressivo. Non esiste collaborazione e altruismo, ognuno pensa per sé e va per la sua strada. Gordius è ambientato a Parma e segue la strada e l’incontro di due famiglie che uniscono le forze per sopravvivere a ogni costo, combattendo sullo stesso fronte due battaglie: una contro un malessere che si espande troppo velocemente portando con sé morte e disperazione, e un’altra contro il male più grande del mondo, l’uomo.

Questa volta il male non attendeva nascosto nel buio da qualche parte fuori dalle nostre case.

Questa volta il male ci veniva a prendere.

Un diario di bordo

Gordius è un romanzo apocalittico che si distingue da altri per il modo in cui le vicende vengono narrate. Si tratta infatti di un racconto di un ragazzino di tredici anni, Andrea, che gradualmente (ma non troppo) si ritrova catapultato in una realtà angosciante e confusionaria. Deve non solo sopportare e contrastare i cambiamenti e le emozioni date dall’età preadolescenziale, ma anche crescere più velocemente del normale per poter in qualche modo comprendere la situazione e combatterla.

È quasi come leggere un diario personale, un resoconto dettagliato ed emotivamente coinvolgente di tutti gli avvenimenti. Il lettore ha così la possibilità di avere prima un quadro più generale della situazione, vede Andrea entrare in contatto con questa nuova realtà, pur non essendone consapevole. Successivamente Niero si concentra su come la vicenda influisce nello specifico sulla famiglia e su come reagiscono e agiscono contro la minaccia.

Il tutto è descritto in maniera molto intima e introspettiva. Ogni emozione qui viene esposta, delicatamente evidenziata, sottolineando l’importanza dei sentimenti e dei legami affettivi che nella storia hanno il ruolo principale, riuscendo a sopraffare la catastrofe che dilaga e mettendo gli infetti e gli sciacalli in secondo piano.

Un senso di allarme mi pervase. Sentivo che ogni cosa intorno a me stava precipitando. Il peso delle bugie mi schiacciava, l’inspiegabile ambiguità nel comportamento dei miei genitori deformava i contorni della realtà, che si stringevano su di me come una corda.

Un’altra particolarità, inoltre, è data dal fatto che in alcuni punti durante la lettura il lettore si sente interpellato, come se Andrea stesso si riferisse a lui rendendolo partecipe della situazione vissuta.

Famiglie disfunzionali

Le protagoniste indiscusse della storia sono due famiglie: quella di Andrea e quella di Silvia, più comune la prima e più singolare la seconda, unite però in questa situazione dal desiderio comune di sopravvivenza.

Andrea e Silvia sono due ragazzini le cui strade si incrociano tra i banchi di scuola. La nuova arrivata è molto solitaria e silenziosa ma, nonostante le strane voci che circolano sulla sua famiglia che la rendono ancora più come una reietta agli occhi dei compagni, suscita una certa attrattiva in Andrea. Ed è proprio durante una prima scena inquieta e straniante che i due hanno il loro primo contatto che sarà il punto di partenza per l’unione delle forze tra le due famiglie.

Il padre di Andrea è un uomo completamente dedito al lavoro, è uno psicologo, assente per gran parte del tempo e che mantiene, almeno inizialmente, un rapporto in qualche modo più distaccato e serio con il figlio. Al contrario, la madre è un’anima più fragile e sensibile, estremante emotiva e legata quasi morbosamente al figlio. Traumatizzata da un evento passato che ha segnato la sua vita per sempre, cerca di proteggere il figlio in modo quasi ossessivo, nonostante questo si mostra una madre affettuosa e sempre presente e disponibile.

Silvia

La famiglia di Silvia invece è più particolare. Vivono in un rifugio di survivalisti, pronti a ogni evenienza e catastrofe, per loro “il mondo è sempre sull’orlo dell’abisso”. Il padre è un autore di letteratura fantastica, sembra quasi avere capacità premonitorie, il che rende il tutto più inquietante. Un uomo singolare ma gentile e pronto a tendere una mano d’aiuto e a socializzare. La madre, al contrario, viene paragonata a una mantide religiosa, uno sguardo severo e truce la contraddistingue, oltre ai modi più ostili e dubbiosi. Una donna dal sangue freddo e pronta a tutto.

Silvia, crescendo con loro, è stata addestrata fin dall’infanzia a saper affrontare qualunque avversità, venendo privata però di una gioventù serena e normale. È però una ragazzina coraggiosa, intelligente e creativa, con le idee chiare su quello che vuole dalla vita, al contrario di Andrea che, come tutti i ragazzini della sua età, è più spaesato e spaventato dal futuro, a maggior ragione in questa fase critica.

Il futuro sembra più una trappola che una promessa. Un’illusione che divora la speranza

Illusione di realtà

I ripetuti riferimenti al Covid, il fatto di riportare sempre alla memoria avvenimenti spiacevoli a noi così vicini e il fatto che la storia sia ambientata nel 2026, quindi in un futuro prossimo estremamente vicino a noi e in Italia, rende la storia drammaticamente verosimile e maggiormente ricca di ansia e spunti di riflessione. L’epilogo poi, che è un piccolo colpo di genio e originalità, rende fino all’ultimo il racconto reale.

Non si parla di classici zombie, non abbiamo a che fare con dei morti viventi, ma con persone infettate da parassiti che prendono il controllo completo dell’essere di cui sono ospiti rendendolo una vera e propria arma, un portatore del contagio.

Chi veniva infettato dal Gordius cadeva sotto il suo controllo. Diventava uno strumento del parassita, un vettore del contagio. Era una realtà paragonabile a un’allucinazione.

Connubio tra delicatezza e brutalità

Gordius ha la capacità di trasmettere in maniera graduale un forte senso di ansia e angoscia, provocare dolore e sofferenza, una grande tristezza e incertezza, ma allo stesso tempo sa creare speranza e trasmettere affetto e amore. L’autore riesce in maniera ottimale a delineare tutte le caratteristiche dei vari personaggi e i luoghi in cui si trovano, senza doversi perdere in descrizioni prolisse o ridondanti. Cosa più importante, rende i suoi personaggi vivi e reali, creando un forte collegamento con il lettore che viene così travolto dal suo essere evidentemente empatico.

Le scene inquietanti o adrenaliniche non mancano, il sangue viene sparso a volontà seppur non in maniera grezza o fine a sé stessa, qui non esiste violenza forzata e inutile, tutto è al punto giusto e accade nel momento più opportuno, senza dare un senso di riempimento o inutilità. Massimiliano Niero riesce, anche nei momenti più crudi e sinistri a mantenere uno stile di scrittura delicato e fine, senza mai essere scurrile e volgare.

Definire Gordius come un semplice horror non renderebbe il giusto valore all’opera che invece è molto di più, a suo modo anche un romanzo di formazione, una storia familiare e drammatica.

Autore

Massimiliano Niero nasce nel 1975 a Colorno, una piccola cittadina in provincia di Parma famosa per essere stata la residenza estiva di Maria Luigia e per il celeberrimo ospedale psichiatrico ormai dismesso e infestato dagli spettri. Appassionato di cinema e letteratura di genere, si avvicina alla scrittura dopo le intense letture di E. A. Poe e H. P. Lovecraft, autori che insieme a King gli hanno reso sopportabile la turbolenta fase adolescenziale. Conseguita la laurea in psicologia sociale pubblica alcuni racconti di fantascienza e inizia a collaborare come sceneggiatore con una piccola associazione culturale cinematografica. Innamorato della natura vive con la moglie lontano dalla società ai piedi delle colline parmensi. Continua a credere nei mostri degli armadi, nelle case infestate e nei passaggi attraverso gli specchi.