Gli dei hanno sete: un romanzo amaro sulla condizione umana

Gli dei hanno sete è un romanzo che descrive l’orrore del fanatismo, l’oscurantismo che conquista lo stesso Illuminismo, la barbarie che assume la maschera del progresso. Nel 1912, questo libro del patriarca della Sinistra francese, che denunciava gli eccessi della Rivoluzione, fu accolto come un paradosso. Oggi, questo allarmato ritratto della storia si legge come un monito contro l’ignoranza e la paura che alimentano la stupidità.

Autore: Anatole France

Casa editrice: Marlin editore

Collana: I Lapilli

Data di pubblicazione: 1912

Numero di pagine: 240

Gli dei hanno sete è un romanzo che attraversa gli anni rivoluzionari fino alla fine di Robespierre. Evariste Gamelin è un giovane pittore senza talento che crede nella rivoluzione; è un devoto di Marat e Robespierre. Il giovane è pronto a sacrificare tutto in nome della Rivoluzione, anche le sue passioni amorose. Eletto come giudice presso il tribunale rivoluzionario, diventa uno zelante tra gli zelanti. Disseterà costantemente la sete di Dio, il Dio della Rivoluzione, della causa politica, dell’interesse dello Stato.

Durante il suo mandato, Evariste condanna a morte dozzine di sospetti, compreso l’amante di sua sorella (nonostante le sue suppliche per risparmiarlo) e il suo vicino Brotteaux con il quale ha condiviso i suoi pasti. Inoltre, il suo amore per Élodie, la figlia del suo commerciante di stampe, accentua ulteriormente il paradosso di un uomo preso da una passione sanguinaria di cui non si rende realmente conto degli estremi omicidi.

Al culmine del Terrore, le cose si muovono velocemente. È assoluzione o morte. Non ci sono istruzioni, basta una denuncia per andare in giudizio. Nessun avvocato, nessun testimone. L’imputato ha pochi minuti per difendersi.

Evariste non è né un approfittatore né un opportunista, Anatole France ne è convinto. Ha scrupoli di coscienza, ma la sua missione viene prima di ogni sentimento: “Sono spietato perché domani tutti i francesi si abbraccino versando lacrime di gioia.”

Quando il vento cambierà, quando la Convenzione nazionale riprenderà il potere sulla città di Parigi, Evariste Gamelin non cercherà di fare marcia indietro o negare il suo impegno. Verrà ghigliottinato il 10 Termidoro, cioè il 27 luglio 1794, contemporaneamente a Robespierre.

Il mostro del fanatismo

Anatole France non spiega il fenomeno Gamelin e di come sia diventato vittima del suo stesso fanatismo. Ci lascia vivere la sua trasformazione e ci lascia decidere e giudicare.

Gamelin ha una “fede rivoluzionaria”. Crede in Marat, poi in Robespierre. Ma sua madre osserva: “Quello che dici di Marat, una volta l’hai detto di Mirabeau, di La Fayette, di Pétion, di Brissot.”

Evariste crede negli uomini provvidenziali. Crede anche in qualcosa di più astratto, qualcosa che questi uomini affermano di incarnare. Anatole France li definisce “dei assetati”.

Ma chi sono questi “dei assetati”? Libertà, uguaglianza, sicurezza pubblica, Repubblica, Francia, Ragione? Infatti, sembra dire l’autore, qualsiasi dio, qualunque esso sia, esige il sangue per battezzare i suoi seguaci.

La storia nel romanzo

Gli dei hanno sete ha tutte le sembianze di un romanzo storico. La storia inizia nell’aprile del 1793 e termina alla fine di dicembre 1794 o all’inizio di gennaio 1795, nel momento in cui si apprestano a rimuovere dal Pantheon le ceneri di Marat che erano state portate lì il settembre precedente. I personaggi immaginari incontrano o interagiscono con personaggi reali come Robespierre o Fouquier-Tinville.

Gli storici possono ovviamente elencare alcuni errori fattuali. Speriamo che non attenuino, ai loro occhi, il fascino che dona al racconto la bravura di uno scrittore nato sulle rive della Senna nel dipingere la vecchia Parigi, le case di place Dauphine, divenuto luogo di Thionville, dove i borghesi e artigiani si affiancano, mescolando così vecchi e nuovi nomi.

Chi è Anatole France

François Anatole Thibault, noto come Anatole France, nacque nel 1844 e morì all’età di 80 anni nel 1924. Ricevette il Premio Nobel per la letteratura nel 1921 per tutto il suo lavoro.

Un autore ben dimenticato oggi, ma che merita di essere riscoperto.

Ha trascorso parte della sua infanzia nella libreria del padre: “La Librairie de France”, specializzata nella Rivoluzione e nell’Impero.

È stato uno studioso, amante delle discipline umanistiche classiche, della storia, e in particolare della Rivoluzione francese.

Il suo stile molto classico ricorda Voltaire, con un’ironia divertita, a volte dolce e amichevole, a volte nera e crudele. Alleato di scetticismo e idealismo, la sua scrittura mescola aspetti tradizionali con il gusto per le idee sovversive, la passione per la chiarezza, la capacità di esprimere pensieri seri con leggerezza e una sensualità priva di grossolanità.

Gli dei hanno sete è un romanzo amaro sulla condizione umana. Un’analisi su come un uomo gentile, vittima del fanatismo e dei principi estremi della Rivoluzione, si trasforma in un tiranno. Si potrebbe rimproverare ad Anatole France il suo pessimismo, ma il Terrore ebbe luogo e ci fu Evariste Gamelin.