Gente nel tempo: «nessuno di voi morirà vecchio»

Il catalogo Utopia nel 2020, anno dei natali della casa editrice, si è aperto con l’opera di un autore originalissimo: Massimo Bontempelli. In un primo momento pubblicato a puntate sul periodico «Nuova Antologia» nell’estate del 1936, edito per Edizioni A. Barion nel 1937, Gente nel tempo è considerato uno dei capolavori dell’autore comasco e caposaldo del realismo magico italiano.

Il realismo magico in Italia

Quando si parla di realismo magico in letteratura si pensa immediatamente al Sud America, in particolare al capolavoro di Gabriel García Márquez Cent’anni di solitudine del 1967 – e infatti non mentirò, la pioggia incessante a Colonna mi ha riportato subito a quei quaranta giorni ininterrotti di pioggia a Macondo – tuttavia si tratta di un sentire artistico che affonda le sue origini in luoghi e tempi differenti.

Massimo Bontempelli sulla rivista «“900”. Cahiers d’Italie et d’Europe», da lui fondata e diretta con Curzio Malaparte, definiva il realismo magico così:

Fare dell’arte invece che un tedio un miracolo, invece che il disbrigo di una pratica un atto di magia. Quello che chiamate stramberia, è realtà esasperata; è spostare un angolo della superficie della realtà, per farvi vedere la realtà più profonda. Vorrà dire ritrovare il senso del mistero, e l’equilibrio tra il cielo e la terra.

Più che di un movimento o corrente artistica in senso lato, si tratta di una sensibilità che accomuna artisti e scrittori, una visione originale della realtà circostante e della verità che ne deriva. L’espressione realismo magico è stata coniata dall’artista Franz Roh nel 1925, in seguito teorizzata proprio da Massimo Bontempelli nel 1927.

Forse è l’arte il solo incantesimo concesso all’uomo e dell’incantesimo possiede tutti i caratteri e tutte le specie: essa è evocazione di cose morte, apparizione di cose lontane, profezia di cose future, sovvertimento delle leggi di natura, operati dalla sola immaginazione.

La realtà è sempre il punto di partenza: il filtro attraverso cui narrarla è ciò che muta.

«Nessuno di voi morirà vecchio»

Un sentore di magia si respira sin dalle prime pagine di Gente nel tempo, seppur si tratti di una magia quasi oscura.

«Come vedete muoio in regola, dunque non c’è da far chiacchiere. Non c’è niente di male perché s’ha da morire tutti, se uno non morisse sarebbe una cosa spaventosa; io poi ho settant’anni. E domani quando vi domanderanno e questo e quello di che cosa è morta e non so che altro, ditegli che o sapevo io e basta, e pensino ai casi delle loro famiglie, come ho sempre fatto io […]. E nessun altro ha da nascerne, già lo sapevate, perché con i tempi che corrono quattro persone sono anche troppe, specialmente tipi come voi che non siete mai stati buoni a niente e morta io sarete ancora più inutili, perciò è meglio che la famiglia finisca.

[…] Del resto, nessuno di voi morirà vecchio

La frase pronunciata dalla Gran Vecchia, matriarca della famiglia protagonista del romanzo, non è casuale e non è semplicemente frutto di rancori o vendette: la sua è una profezia implacabile che agisce come un incantesimo sulla famiglia Medici. Il malocchio li perseguiterà per tutto il restante tempo della loro vita.

Di particolare interesse appare, tra gli altri, un personaggio che sta sullo sfondo, l’abate Clementi, colui che, con appiglio da erudita, teorizza la legge naturale che i Medici dovranno subire. Ma quando si è a tal punto consci del proprio destino, quando si ha perfettamente davanti a sé la trama cucita dalle parche, come si può vivere secondo natura?

La condanna del tempo

Le fasi della vita umana sono narrate tutte in questo romanzo: si comincia con la vecchiaia e la morte, poi l’età adulta, l’infanzia e la gioventù. Il tempo è il fulcro attorno al quale ruota tutto, sebbene sia perlopiù un tempo che avanza a ritroso.

Lo stile piano e cadenzato di Bontempelli somiglia qui ai rintocchi di un orologio infernale, rimandando al lettore la crescente angoscia e la perdita di senso del vivere che accompagna i personaggi. Nonostante la morte faccia naturalmente parte della vita e ogni individuo sa che prima o poi arriverà, conoscere la propria data di scadenza, seppur approssimativa, rende l’esistenza contronatura.

Tuttavia non bisogna pensare a Gente nel tempo come a una narrazione cupa e spaventosa: non v’è nulla di gotico in questo romanzo, piuttosto c’è qualcosa di filosofico. Bontempelli, come già ne La vita intensa, sa prendersi gioco non soltanto del lettore, ma anche dei personaggi: il teatro dell’ovvio che muta nell’assurdo in cui si muovono è anche ridanciano.

La chiave, probabilmente, sta nel prendersi gioco di sé, nel vivere senza osservare costantemente l’ago che ci punta: solamente così il tempo può acquisire senso e non essere un boia che attende fermo all’angolo.