Génie la matta: la violenza del silenzio

Génie la matta di Inès Cagnati è uno di quei romanzi miserabili in cui l’amore è solo un’illusione per chi nella vita ha già avuto tutto.

Inserito da Feltrinelli nella lista dei 100 classici di nuova generazioneGénie la matta è stato pubblicato da Adelphi nel 2022, ma in Francia è uscito nell’ormai lontano 1976. L’autrice, Inès Cagnati, è nata nel 1937 a Monclair in una famiglia di immigrati italiani e proprio dalla vita appartata e contadina ha preso spunto per l’ambientazione delle sue storie, come nel caso di questo romanzo breve e densissimo.

Génie la matta

Génie la matta

Marie è la figlia indesiderata di Eugénie, Génie la matta, la donna che vive isolata nella catapecchia in fondo alla foresta, ai piedi della collina con le volpi, nel mezzo della natura più cruda. Eugénie è la figlia della famiglia più in vista del paese, o almeno poteva dirsi figlia finché non è successa la disgrazia, l’onta che ha gettato la vergogna su tutti loro e ha cambiato per sempre la vita di una ragazzina.

Marie è la figlia del peccato, il frutto di una violenza indicibile eppure comune, a cui Génie non ha voluto porre il rimedio che tutti si sarebbero aspettati. E così Génie ha scelto la vita e il silenzio, chiusa in sé stessa si è allontanata dai pochi affetti rimasti e Marie, con le sue gambette corte e incerte, non può fare altro che seguirla in mezzo al fango che risucchia gli stivali e ai rovi che graffiano la pelle.

La violenza del silenzio

Questo libro ci insegna che violenza è anche partecipare in silenzio allo scherno, non prendere parola per difendere, additare chi fa scelte che forse noi non avremmo fatto, o forse sì, perché mettersi nei panni degli altri è un’arte incerta, per lo più fallace.

Il silenzio di Génie la matta (che matta non è) è una risposta alla violenza, a quella privata che ha subito contro la sua volontà da un uomo più grande, che non ha chiesto il permesso, ma anche alla violenza collettiva di una comunità che non ha saputo distribuire nel modo giusto la vergogna. Una comunità che al posto di aiutare, si è approfittata di un bisogno, ognuno per un pezzettino, senza mai porsi le domande giuste, quelle che avrebbero sollevato la colpa contro ciascuno di loro.

Così Génie non parla, diventa la vittima perfetta, quella che non punta il dito e sopporta in silenzio, muta e fredda anche verso quella figlia per cui ha rinunciato a tutto e che ora freme per una carezza, vittima della vittima.

Marie

Marie vive nella paura, è sola e si aggrappa con tutte le sue forze a quella madre che la ama tanto e che pure non sa come dimostrarlo, se non con il lavoro, lei stessa costretta al silenzio non avendo chi la ascolti, fatta eccezione per una mucca cieca. 

Però sembra essere allo stesso tempo insensibile alla violenza che subisce. La sua paura più grande è essere abbandonata dalla madre, il resto non importa. E intanto gli anni passano, le colpe si ripetono e la vita si accanisce sempre con i più deboli, aggiungendo la beffa degli elementi ai danni degli uomini. 

Tutti muoiono, non c’è redenzione nel romanzo di Inès Cagnati, niente lieto fine né perdono.

Da leggere se…

Non vi spaventano le storie crude che mettono in luce la miseria dell’uomo, se amate le prose asciutte che non si lasciano andare al pietismo. Da leggere se vi piacciono le storie che lasciano il vuoto.