Il Futon di Katai Tayama, l’opera più rappresentativa del Naturalismo giapponese

Recensione de Il Futon di Katai Tayama. Opera rappresentativa del movimento Naturalista Giapponese.

Cenni sull’autore

Katai Tayama (田山 花袋), nome d’arte di Royuka Tayama, nasce nel 1872 in una famiglia di samurai. In seguito alle rivoluzioni politiche della Restaurazione Meiji, la famiglia viene distrutta economicamente e si ritrova in una condizione di povertà assoluta; cosa che inciderà molto sulla crescita del ragazzo. Come da antica tradizione samurai, fin da piccolo Royuka viene educato agli studi cinesi e alla composizione di poesie, a cui si dedica fino al 1889.

Dal 1892, dopo aver conosciuto diversi esponenti della letteratura, comincia a pubblicare i suoi primi testi e tradurre opere europee, firmandosi col nome Katai. Nel 1899, in seguito al suo matrimonio, riesce a entrare nello staff di una casa editrice diventando a tutti gli effetti un autore di professione.

Come già accennato nell’articolo sulla nascita della letteratura moderna nel Periodo Meiji, Katai Tayakama è stato uno dei maggiori esponenti del movimento Naturalista di fine Ottocento.

Il Naturalismo giapponese (shizenshugi), si ispirò ai movimenti europei e si basò su un concetto fondamentale: l’arte è l’imitazione della natura, senza nessun intervento personale dello scrittore, che ha dunque il dovere di ritrarre senza filtri morali ciò che è bello e ciò che è brutto.

Katai era dello stesso avviso, ma criticava fortemente l’ossessione dei suoi colleghi per la tecnica stilistica, che riteneva una decorazione superflua, inutile e fittizia. L’autore, inoltre, era fortemente influenzato dai suoi viaggi in Occidente a cui, scoprendo le letterature europee, decise di ispirarsi. Quindi cercò di distaccarsi dal naturalismo giapponese, e sulle basi occidentali incominciò a riprodurre la natura attraverso la propria individualità, cercando di evitare la soggettività.

Curiosità: Nel 1907, Katai inizia una relazione con una geisha. Questa esperienza sarà tormentata e lo condurrà alla depressione. Dopo aver affrontato anni di meditazione, in seguito al Grande Terremoto del 1923, Katai e la sua amata (che lascia la sua professione per lui) si ricongiungono, amandosi fino al giorno della sua morte, avvenuta nel 1930 a causa di un cancro alla gola.

Futon, 蒲団 (1907)

Nell’anno della sua pubblicazione, il libro fa scalpore per le descrizioni crude con cui viene rappresentata la vita del protagonista, alter ego dichiarato dello stesso autore. Futon viene considerato l’opera rappresentativa del cosiddetto shizenha shosetsu (romanzo della corrente naturalista) e il precursore del romanzo moderno giapponese, lo shishosetsu (romanzo confessione).

In alcuni momenti la differenza tra autore e protagonista arriva ad essere così sottile da dissolversi. Proprio per questo, l’opera assume a tutti gli effetti le sembianze di una confessione senza veli dei sentimenti di Katai (nel libro Tokio) nei confronti di Yokoyama Yoshiko, sua giovane studentessa. L’autore confessa di aver avuto, a causa del rapporto insoddisfacente con sua moglie, un’infatuazione nel 1904, per una sua allieva, tale Okada Michiyo, che incarnava tutti gli ideali della donna moderna indipendente.

Per quanto riguarda Futon […] non è una confessione. Né ho io deliberatamente scelto quei fatti spiacevoli. Ciò che ho fatto è stato di presentare la realtà come l’ho trovata nella vita. Il mio solo interesse come autore è di sapere fino a che punto sono riuscito nel dipingere quella realtà.

Trama                                                                   

Takenaka Tokio è uno scrittore di 35 anni, sposato e con tre figli, che non prova più piacere nella sua vita coniugale. Trascorre le sue giornate compiendo azioni banali e abitudinarie, sentendosi terribilmente solo.

La sua vita viene scossa dall’arrivo di Yokoyama Yoshiko, una ragazza di 19 anni che dà l’impressione di essere una donna moderna e intelligente. Inoltre, la giovane condivide i suoi stessi interessi letterari e lo ammira, motivo per cui gli chiede di poter diventare sua allieva.

Inizia così un rapporto epistolare in cui, tra bozze e correzioni, i due fanno conoscenza con la speranza di vedersi. Non trascorre tanto tempo fino al giorno in cui Yoshiko farà visita a Tokio, assieme al padre, prima di trasferirsi da lui.

Prima che se ne accorga, Tokio si ritrova innamorato della ragazza, ma è combattuto per i suoi doveri da uomo sposato, così si lascia sfuggire alcune occasioni, secondo lui, propizie. La sua situazione peggiora ulteriormente quando Yoshiko si innamora di un suo coetaneo, Tanaka, alludendo ad un “amore sacro e casto”.

Inizia così il tormento interiore dell’uomo (alimentato dalle ubriacature casalinghe) che porterà Tokio, sopraffatto dalla gelosia, a decidere di rivelare al padre della ragazza la relazione dei due. Sentendosi tradito e ingannato decide di rinunciare a lei.

Considerazioni personali

Il grande potere di questo libro è che, pur essendo scritto in terza persona, riesce a mantenere il punto di vista del protagonista e, attraverso di esso, riflette anche i sentimenti degli altri personaggi. Il libro risulta molto scorrevole e ben scritto, carico di emozioni e sentimenti reali, come lo struggimento e l’amore, nonostante il tema delicato e contro morale.

In molte pagine spiccano i pensieri maschilisti di Tokio/Katai nei confronti delle donne. Cosa abbastanza diffusa all’inizio del Novecento, in pieno Periodo Meiji. (Ve ne ho parlato nell’articolo sulla Condizione Femminile in Giappone).

“In quanto donna, sarebbe stato imprudente per lei dedicarsi alla letteratura; le spiegava inoltre i motivi per cui le donne, fisiologicamente, devono assolvere al loro compito di madri.”

“Per le donne la bellezza è essenziale. Per quanto brava, una donna brutta non viene presa in considerazione dagli uomini. Tokio, dentro di sé, pensava che dovesse per forza essere brutta: si trattava pur sempre di una donna intenzionata a fare letteratura!”

Ma nonostante i pensieri sessisti, si contraddice spesso elogiando la modernità e l’indipendenza delle “nuove” donne dell’epoca. La contraddizione maggiore si delinea nella sua insoddisfazione per la vita matrimoniale e il disprezzo verso la moglie, che, a dispetto della modernità che dilaga nel paese, resta una donna umile, fedele e tradizionalista.

“Per Tokio era insopportabile doversi accontentare di quella moglie che aveva da offrire solo un’antiquata acconciatura, una camminata da papera, docilità e fedeltà. Non poteva fare a meno di lamentare la sua solitudine, dovuta a quella sposa che non pensava neppure di leggere romanzi, che non aveva nessun interesse per i tormenti del marito, a cui bastava crescere i figli per esser soddisfatta.”

Il futon è un classico giapponese, che tutti dovrebbero leggere, in cui si mettono a nudo i sentimenti umani, gli errori e i tormenti interiori. Tayama è stato un autore prolifico e coerente col suo percorso di crescita, ma questa opera resta, a mio avviso, la migliore.

Per concludere, consiglio la bellissima e completa edizione del 2018 della casa editrice Marisilio, che ci regala una prefazione meravigliosa in cui Luisa Bienati introduce la vita di Katai Tayama, il naturalismo, le critiche ricevute e ci dona una visione a 360 gradi prima di approcciarci al testo vero e proprio.