Fragilità e contraddizioni: Malefica di Nicole Trevisan
Malefica di Nicole Trevisan, edito Fandango, è un esordio letterario che va oltre la semplice storia. Esplora i lati più intimi dell’identità, i conflitti interiori dei giovani e le ambiguità dei personaggi, che appartengono alla generazione Millennial, notoriamente la generazione che più si scontra con la realtà della vita e più ci combatte.
Fin dalle prime pagine si percepisce un’atmosfera aerea, che coinvolge il lettore non solo nella trama, ma anche sul piano emotivo. L’autrice costruisce un mondo che non arriva in modo immediato, ma che richiede attenzione e la volontà di lasciarsi coinvolgere, per poi dedicarsi alle tematiche trattate al suo interno, che sono quasi universali.

La storia
Malefica racconta una storia incentrata su una protagonista complessa, segnata da un passato burrascoso e da conflitti interiori profondi. La narrazione segue il suo percorso tra storie, ricordi e scelte spesso ambigue, in un contesto che mescola realtà e percezione soggettiva.
La trama non procede in modo lineare: passato e presente si intrecciano, facendo emergere gradualmente traumi, desideri e lati oscuri della protagonista, di cui a poco a poco conosciamo la storia sia passata che presente. I rapporti con gli altri personaggi diventano uno specchio delle sue fragilità e delle sue tensioni interiori, contribuendo a creare un clima emotivo intenso, come se fosse una seduta di psicoanalisi.
Più che sugli eventi in sé, il romanzo si concentra sul viaggio psicologico della protagonista, portandola a confrontarsi con sé stessa e con le proprie ombre. La scintilla scocca all’inizio del romanzo, nel momento in cui lei è costretta ad affrontare i propri fantasmi tornando nella sua terra natia a causa della morte di uno dei suoi più cari amici d’infanzia. Da lì parte questo lungo viaggio interiore.
Lo stile
Dal punto di vista stilistico, la scrittura di Trevisan appare curata e consapevole, pur essendo un esordio. Il linguaggio è ricco di sfumature, con una particolare attenzione alla dimensione immaginifica ed emotiva. Tuttavia, proprio questa complessità può rappresentare un’arma a doppio taglio: se da un lato arricchisce il testo e lo rende suggestivo, dall’altro rischia in alcuni passaggi di rallentare il ritmo. Alcune descrizioni sembrano soffermarsi su dettagli interiori che, se pur interessanti, possono appesantire la lettura, soprattutto per chi cerca una trama più lineare. Tuttavia è più una storia di sensazioni e di percorsi personali più che di trama stessa, è bene sottolinearlo.
La traccia che lascia
La lettura di Malefica lascia una sensazione intensa al lettore. È uno di quei libri che non si esauriscono con l’ultima pagina, ma continuano a sedimentare anche dopo averlo letto. Come dicevo, è un libro di ricordi di eventi passati che si portano dietro conseguenze e secondo me il lettore può empatizzare con alcuni tra gli episodi citati: la perdita di un amico, il conflitto generazionale con i genitori, la fatica di rimanere a galla, i testa a testa con amici che non vivono la nostra stessa vita, scendere a patti con la propria “diversità”.
Malefica è un romanzo che si distingue per intensità. Non è una lettura immediata, ma proprio in questa sua natura risiede il suo valore. Nicole Trevisan dimostra una grande capacità di costruire atmosfere e di scandagliare l’interiorità dei personaggi, offrendo al lettore un’esperienza che va oltre la narrazione. È un libro che può non essere adatto a tutti, ma che sicuramente saprà trovare il suo pubblico tra coloro che cercano storie stratificate e introspettive.