Fino alla fine di Helga Flatland

Dopo il successo di Una famiglia moderna, Helga Flatland torna nelle librerie italiane (grazie alla casa editrice Fazi) con un romanzo malinconico incentrato su un tema delicato: la malattia terminale nel contesto familiare. Un argomento sensibile che assume infinite sfumature soggettive a seconda del vissuto personale di chi lo vive.

La consapevolezza del fatto che mia madre stia per morire mi colpisce ogni giorno in un modo diverso. […] Tuttavia è una faticaccia tenere a bada le emozioni, più volte al giorno minacciano di mettermi fuori gioco.

Rancori

All’interno del romanzo si alternano le prospettive e le voci di Sigrid e di Anne, sua madre. Il libro si apre con una telefonata in cui Anne annuncia a sua figlia di aver fatto diverse visite mediche da cui è risultata la presenza di un tumore al colon. Sigrid è un medico e capisce subito la gravità della situazione ma, per proteggersi, decide di assumere una posizione fredda e distaccata trattando la madre come fosse una paziente qualsiasi.

Non ho la forza di brontolare, non me la sento di fare una scenata nella quale comunque non sarei in grado di dire cosa voglio davvero, o cosa penso. Una lite potrebbe, tutt’al più, mettermi di fronte al fatto che io per prima non so cosa voglio davvero, o cosa penso.

In realtà Sigrid non riesce ad essere lucida quando si tratta di sua madre. Sente troppo rancore dentro di sé a causa di un’infanzia infelice dove si è sentita trascurata e non accudita come avrebbe voluto. Nella sua testa incolpa sua madre per ogni mancanza e non riesce assolutamente a perdonarla. Col tempo il rancore è stato trascinato a tal punto che fra le due non riesce più ad esserci un dialogo sereno e privo di accuse. Anche quando la malattia di Anne si aggrava e il suo corpo comincia a darle l’effettivo aspetto di un malato oncologico, Sigrid non riesce ad intenerirsi e mettere da parte la sua rabbia.

Sono convinta che i suoi ricordi d’infanzia diventino più brutti ogni volta che io non le chiedo perdono, ma è inutile controbattere alla sua memoria, o perlomeno metterla a confronto con la mia.

Fino alla fine è la storia di una famiglia che viene invitata, dalla malattia, a cambiare prospettiva per fare pace con la sua storia e perdonare, prima che sia troppo tardi.

La vita di Sigrid

Sigrid è una dottoressa di famiglia e vive a Oslo insieme al suo compagno Aslak e i suoi due figli. La sua scelta di spostarsi in città abbandonando il paesino in cui è nata e cresciuta deriva dalla volontà di allontanarsi dalla sua famiglia di origine e da tutti i ricordi evocati dalla sua casa di infanzia.

Sua figlia più grande, Mia, è nata da una precedente relazione fallimentare quando era molto giovane e studiava ancora all’università. Sigrid, infatti, è stata abbandonata e lasciata sola dall’ex compagno, Jens, durante la gravidanza costringendola a tornare a casa di sua madre per cercare aiuto. È proprio qui che conosce Aslak, un ragazzo così rassicurante e dolce di cui si innamora e con cui decide di voler formare una propria famiglia insieme a Mia, e qualche anno dopo anche con un altro figlio.

In verità Sigrid non ha mai accettato l’abbandono di Jens e ne rimane scottata e segretamente ossessionata, come se fosse una relazione non compiuta e finita. Sogna ancora il corpo e il calore di Jens di nascosto, nonostante porti rancore per il suo allontanamento improvviso e per averla lasciata sola con una bambina di cui non si è mai preoccupato.

La ferita, però, si riapre quando Jens torna ad Oslo e dopo vent’anni riallaccia rapporti con sua figlia Mia. Sigrid si sente tradita da sua figlia, non capendo come lei sia riuscita a perdonare un padre che di fatto non lo è mai stato, ed è preoccupata che Jens possa ferire di nuovo sua figlia con un ennesimo abbandono improvviso.

La vita di Anne

Anne è un’insegnante sessantenne e vive da sempre nella fattoria di famiglia, dove ha vissuto una vita impegnativa e difficoltosa. Suo marito (padre di Sigrid e suo fratello) è stato colpito in giovane età da un problema neurologico simile alla demenza senile e Anne ha badato a lui per molti anni in casa, con due figli piccoli. La demenza ha causato cambi di umore repentini nel marito e gravi problemi di memoria, tali da non riuscire più a riconoscere da molto tempo sua moglie e i suoi figli. Quando la malattia è diventata invalidante Anne ha preso la difficile decisione di lasciare suo marito in una casa di cura specializzata, recandosi comunque ogni giorno da lui e occupandosene costantemente.

A causa dello spazio occupato dalla malattia del marito, Anne non si è resa conto di trascurare i figli in quegli anni e sa di aver fatto del suo meglio per far funzionare le cose in casa. Ma, quando arriva la diagnosi del tumore, arriva anche la volontà di riappacificarsi con sua figlia e la sua storia.

La malattia arriva improvvisamente e in maniera totalmente inaspettata, si sa. Inizialmente Anne si sente tradita dal suo corpo, ma dopo un’operazione per rimuovere il tumore si sente fiduciosa e piena di vitalità tanto da continuare a lavorare e fare le sue abitudinarie nuotate mattutine nell’acqua gelida del mar del Nord.

Anche in me ha cominciato ad ardere qualcosa: un senso… no, non d’ingiustizia – sarebbe troppo vago, e pertanto inafferrabile – ma di tradimento; tradimento da parte del mio stesso corpo, per essere precisi. Un corpo che all’improvviso si è disgiunto dall’anima e dai pensieri: sono io contro di lui, in una guerra impossibile.

Poi però arrivano le metastasi, la chemioterapia e la diagnosi terminale. Ed è questo il punto in cui Anne comincia ad affrontare un viaggio verso l’accettazione e la rassegnazione, prendendo a volte decisioni dolorose e disperate. Ma tutto servirà ad accompagnarla fino alla fine, la sua fine, con la speranza di chiudere i conti con i suoi rimpianti e i suoi rimorsi e lasciare la terra nel modo più dolce possibile.

Considerazioni finali

Fino alla fine è un libro doloroso che potrebbe toccare dei punti molto sensibili per qualcuno. Parlare di malattia non è mai semplice e, più specificamente, parlare di malattia terminale risulta davvero complesso. Ma Helga Flatland lo fa in maniera lucida e donando dignità all’essere umano e regalandoci un personaggio (Anne) che non diventa mai solo una persona malata, ma resta sempre una donna e una madre piena di sogni, speranze e abitudini.

Non me la sento di essere solo l’ombra di ciò che avevo pianificato di essere, trovo esasperante e inquietante che mi trattino da invalida, o essere invisibile, e non poter fare la mia parte.

Questo libro parla di famiglia e ricordi. Parla di infanzie trascinate nell’età adulta con dolore e tristezza. L’autrice ci invita a risolvere tutti i nodi dolorosi delle nostre vite prima che sia troppo tardi, perché vivere nel rancore è sempre più difficile per chi lo prova. Non bisogna mai dimenticare che i genitori sono esseri umani, con pregi e difetti, che possono aver commesso errori o peccato di superficialità; ma non per questo devono essere per forza etichettati come cattivi ed egoisti.

Spesso i genitori cercano di fare del loro meglio, anche se per noi potrebbe sembrare non abbastanza. Ma è nella natura umana avere dei limiti. Non sempre le persone sono pronte ad accettare di aver avuto delle mancanze. Ci vuole coraggio e molta consapevolezza per mettere in discussione la propria vita e le proprie azioni.

L’invito è quello di non aspettare “la fine” per riappacificarsi con la propria storia di vita e con le persone che amiamo. Ogni giorno è un buon giorno per perdonare e creare nuovi ricordi pieni di amore.