La Bottega dei Giocattoli: una fiaba moderna di Angela Carter

La Bottega dei Giocattoli è un romanzo scritto da Angela Carter e pubblicato da Fazi Editore.

L’Incipit

«L’estate dei suoi quindici anni Melanie scoprì di essere fatta di carne e di sangue. Oh, mia America, mia Terra Nova! Sìimbarcò in un viaggio incantato, esplorandosi tutta, risalendo per le sue catene montuose, penetrando la ricchezza umida delle sue valli segrete, quasi un Cortés della fisiologia, un Vasco de Dama, o un Mungo Park. Per ore continuava a fissarsi nello specchio del guardaroba; inseguiva col dito la struttura elegante della cassa toracica, dove il cuore palpitava sotto la pelle come un uccellino sotto una coperta, e tracciava una lunga linea dallo sterno all’ombelico.»

Melanie ha quindici anni e attraversa davvero un bosco, che però diventa di fantasia, per quel che succede in seguito: una notte a casa da sola ruba il candido abito nuziale della madre e saltella nel giardino di casa, passeggia nel buio e si lascia di tanto in tanto accarezzare dal bianco lunare: qualcosa sta succedendo. Melanie la coraggiosa, Melanie la ragazzina capricciosa, non sa resistere alla tentazione e si concede a qualcosa di proibito, e lo fa divertendosi. Ecco l’inizio di tutto.

I contorni della Fantasia. Una Fiaba moderna.

In questa estate per Melanie cambia tutto, non è più una bambina e, diventata migliore amica dello specchio, fugge dall’infanzia, da alcuni recinti immaginari intorno a lei. Scopre il proprio corpo come per volerlo riscrivere e il racconto prende una piega curiosa, birichina, fantastica, con lo stile unico di un’autrice donna degli anni sessanta, uno stile vivace che riesce a mantenere vivo il racconto fino alla fine e sa mantenersi moderno con il passare degli anni. Oggi questo romanzo arriva al lettore con la stessa limpida potenza del 1967. Questa fiaba moderna galleggia il passato ma sta comoda anche nel nostro presente: gli anni settanta e la loro magica curiosità raccontano nuovi colori, nuove sensazioni, che sono immortali in un modo delicato e bello. È il racconto della magia di diventare donna: complessa e frivola allora come oggi.

Angela Carter torna con uno dei suoi capolavori, vincitore nel John Llewellyn Rhys Prize per il suo stile fantasioso e travolgente. L’incipit mi ha da subito invogliato a continuare, sicura che qualcosa di curioso, buffo e magico sarebbe successo. Arriva presto una malinconia e una pesantezza che non ti aspetti in una storia del genere, ma se pensiamo alle vere fiabe, non inizia tutto da un evento triste e doloroso grazie al quale la nostra eroina trova se stessa? Ecco, io l’ho letto così: quasi come un evento causato dal fato per fare davvero crescere Melanie e gettarla in quel mondo dei grandi che tanto desiderava.

La Trama

Qualcosa va storto la notte in cui Melanie scappa al sonno e passeggia al chiaro di luna con il vestito della mamma: il giorno seguente scopre che i suoi genitori non ci sono più. L’evento scatenante ha dato il via alla fiaba: Melanie e i suoi fratelli sono soli, tristi, obbligati a crescere davvero, e in fretta. Sono costretti a trasferirsi a Londra dagli zii che non hanno mai conosciuto.

«Un nero secchio di disperazione si era rovesciato sulla testa di Melanie. Una parte di sé, pensò, era stata uccisa, quella parte tenera che stava per sbocciare. […] Come chi ha appena subito un’amputazione, non era ancora capace di abituarsi a quello che era andato perso e non c’era più, perso come i suoi genitori.»

Lo zio Philip è un giocattolaio ossessivo e manipolatore, ostico con i nuovi arrivati e con la moglie da sempre. La zia Margaret è una donna gentile, e ci riserverà molte sorprese e divertimenti: ha smesso di parlare quando si è sposata. Oltre a questa curiosa coppia, del tutto incapace a prendersi cura di tre ragazzini orfani, Melanie avrà a che fare con il giovane Finn, da subito interessato a lei e alla sua femminilità in esplosione. Nel Paese dei Balocchi e di troppi giocattoli, la ragazza dovrà imparare a difendersi dalle vere insidie dell’età adulta, prima fra tutte la sua curiosità e la sua ostinazione.

È un racconto che vuole celebrare la “tenerezza”, una tenerezza di sentimenti verso se stessi, quando si comincia ad esplorare il mondo e quindi a sbagliare: Melanie gioca la sua femminilità e va avanti, sopporta e cerca se stessa, curiosa e irriverente, si nutre della fantasia che, grazie allo stile dell’autrice, la circonda sempre. Non si sente mai in colpa, questa è la mia sensazione. E mi è piaciuta tantissimo.

La zia Margaret è il personaggio che ho apprezzato di più: la immagino grigia e opaca prima di incontrare Melanie e lucida, fucsia e gialla subito dopo, una donna che ha tolto da sé molti strati per lasciare entrare appunto la Tenerezza e contenerla al suo interno per farsi più docile, comprensiva, femminile.

Perché leggere il romanzo

Per chiudere il mondo fuori e aprire le finestre su un bellissimo luogo fatato, di persone strambe e fantasiose, giochi e carezze: ne abbiamo davvero bisogno. Ci ricorderà che anche noi abbiamo tenerezza per noi e per chi sa brillare.
Ci farà trovare un luogo spensierato, un luogo che in realtà stiamo tutti cercando.

«La sua prosa si presta a magnifiche scene di meticolosa sensualità… Sogni, miti, fiabe, metamorfosi, l’inconscio ribelle, viaggi epici e una celebrazione molto sensuale della sessualità nelle sue manifestazioni più gioiose e oscure.» Ian McEwan

«I suoi libri ci liberano dalle catene, rovesciandole le statue del pomposo, demolendo i templi della rettitudine. Prendono la loro forza da tutto ciò che è ingiusto, illegittimo, basso. Non hanno eguali né rivali.» Salman Rushdie

«Veloce, ficcante e impreziosito da uno stile efficace, il libro avvinghia il lettore. La storia non delude, rimanendoti appiccicata per giorni.» Omar Di Monopoli