Femministe di un unico mondo

Femministe di un unico mondo di Bianca Pomeranzi, recentemente edito da Fandango Editore, è un testo che non dovrebbe mancare nella libreria di una giovane femminista.

Bianca Pomeranzi scrive un’opera, pubblicata postuma, mossa dalla scissione interiore che provava dentro di sé: da un lato la sua concezione di un femminismo trans-nazionale, volto a criticare le forme del potere precostituito, dall’altro la consapevolezza di operare all’interno di un dispositivo di governance.

Femministe in un unico mondo

Quello che Pomeranzi consegna è un vero e proprio testamento politico e spirituale: la sua esperienza di donna femminista e omosessuale si intreccia con i grandi mutamenti internazionali, caratterizzati dalla nascita di nuove soggettività e nuovi movimenti per il loro riconoscimento.

Una panoramica sul XX secolo

Come accennato in precedenza, si tratta di un’opera che va ad intrecciare la singola esperienza di Bianca Pomeranzi con la complessa realtà del femminismo della seconda metà del XX secolo.

Dopo le grandi lotte per il suffragio universale, il femminismo aveva risvegliato le coscienze politiche e sociali di molte donne, che avevano iniziato a definirsi in quanto nuova soggettività e a pretendere un ruolo più centrale nel tessuto sociale.

Tutta l’esperienza dei femminismi viene filtrata attraverso gli occhi di Pomeranzi, che osserva la nascita di tutte quelle numerose soggettività all’interno di un movimento che le sembrava – inizialmente – unitario.

Nel 1975, a Città del Messico, l’agire politico delle donne acquisì un’enorme risonanza mediatica: qui si tenne la prima Conferenza delle Nazioni Unite, dove si iniziarono a mettere insieme le differenti esperienze femminili. Se, all’inizio, si utilizzava la categoria donna come qualcosa di unitario, emergono immediatamente altri criteri che diversificano l’esperienza dei vari gruppi culturali.

È grazie alle esperienze femminili che si va a dare una nuova spinta alla neonata branca degli studi post-coloniali, che si intersecano perfettamente con la necessità dei gruppi di donne di trovare una loro forma di emancipazione fuori dalle categorie occidentali. Emblematico è il caso del femminismo islamico, movimento che attraversa tutto il ‘900, che critica aspramente l’atteggiamento colonialista delle occidentali, caratterizzato da un voler imporre i loro modelli culturali.

Anche nel caso del femminismo nero, il contributo di figure quali Angela Davis o bell hooks è stato fondamentale per determinare la categoria di intersezionalità: l’esperienza delle donne nere è radicalmente diversa da quella delle donne bianche, in quanto sottoposte a una seconda forma di discriminazione, legata alla loro etnia.

Quella che Pomeranzi si trova davanti è una realtà magmatica, impossibile da incasellare in una sola definizione.

La violenza sulle donne

Quello del femminicidio e della violenza sulle donne è un tema relativamente recente all’interno del dibattito femminista internazionale. Solo negli anni ’80 le donne iniziano a confrontarsi fra di loro, parlando delle proprie esperienze sessuali e realizzando che, in molti dei casi, vi era una serialità.

Da questi confronti, sono nate le prime denunce della piaga della violenza sulle donne come qualcosa di sistematico e strutturale, facente parte di una cultura molto più ampia e radicata all’interno della società. Forme di violenza sulle soggettività femminili erano comune a tutti i gruppi di donne e, con le dovute distinzioni, anche gli apparati legislativi di molti paesi non davano il corretto peso giuridico al fenomeno.

Femministe di un unico mondo individua il primo grande traguardo nel riconoscimento della violenza di genere nella sfera pubblica: molti gruppi di femministe insistono nel trasferire la violenza dalla sfera privata – propria di una coppia rigorosamente formata da uomo e donna – a quella pubblica, sottolineando la caratura sociale del fenomeno. La violenza sulle donne era diventata una questione di cui gli stati stessi dovevano occuparsi, lavorando sulle cause di un fenomeno così diffuso e sulla possibilità di prevenzione.

Ad oggi, l’unica vera arma contro la piaga della violenza sulle donne è l’educazione: sessuale ed affettiva, non si può più prescindere. Gli eventi degli ultimi anni hanno dimostrato, su scala nazionale ed internazionale, che si tratta di un fenomeno tutt’altro che sconfitto, e che ha le sue radici in una cultura del possesso molto ben definita: ancora si guarda alla donna come un possesso, e non come un individuo caratterizzato da una sua soggettività. Ed è proprio sull’emergere della donna come soggettività che Pomeranzi insiste in tutto il testo, ponendo l’accento anche su quelle realtà che cercano di contrastare il processo.

L’avvento delle destre populiste

Che la politica si faccia sul corpo delle donne, non è certo una novità. Nei momenti di crisi economica più nera, come quello che ha seguito il grande crollo finanziario del 2008, le destre populiste trovano il loro terreno più fertile: si afferma una necessità di affermazione, che spesso passa per la legittimazione della violenza razzista. Come si sottolinea in Femministe di un unico mondo, la violenza razzista porta con sé una serie di stereotipi culturali legati alla mascolinità ben definiti: l’uomo – bianco ed eterosessuale – incarna il modello ideale. Questo tipo di mentalità, foraggiato dalle grandi crisi sociali, ben si sposa con quei movimenti conservatori e populisti che richiedono un ritorno al vecchio “Dio, patria e famiglia” dove le donne sono subordinate, e la famiglia è quella naturale eterosessuale.

L’intera comunità LGBTQ+ è esclusa da questo tipo di movimenti, in quanto vista come una minaccia all’ordine naturale delle cose.

Questo tipo di atteggiamento si nutre della disperazione di chi si sente escluso, e riversa il proprio odio verso un terzo – il diverso – che diventa la causa del degrado delle proprie condizioni di vita.

Proprio in questo clima nascono le leghe neo-patriarcali e per la vita, che vogliono limitare la libertà di tutto ciò che non appartiene alla loro idea tradizionale. In questi ultimi anni, specialmente in Italia con l’ingresso dei movimenti pro-vita nei consultori, abbiamo assistito ad un vero e proprio smantellamento della legge sull’aborto: questo tipo di realtà utilizza argomenti di natura religiosa per limitare l’autodeterminazione femminile, contribuendo così alla creazione di un sistema che vuole controllare le singolarità passando per i corpi.

Conclusione

Femministe di un unico mondo è, senza dubbio, un testo molto interessante. Chiunque sia interessato al mondo degli studi di genere e al femminismo dovrebbe leggerlo, in quanto consente al lettore di avere uno spaccato molto preciso di quella che era la situazione dei movimenti per l’emancipazione femminile dello scorso secolo. La penna di Bianca Pomeranzi fornisce molti degli strumenti necessari per comprendere i movimenti femministi a noi contemporanei, in tutte le loro ramificazioni.

L’unica critica che si potrebbe fare al testo è nella mancata presa in esame di tutte quelle soggettività escluse del tessuto sociale più comune. Molte donne, soprattutto clandestine, sono costrette a muoversi in modo molto diverso da quello a cui si è abituati quotidianamente. Per essere veramente inclusivo, il femminismo dovrebbe occuparsi anche di tutti coloro che vivono ai margini della società, come dovrebbe includere anche le sex worker, gruppo numericamente rappresentativo ed etnicamente vario, ma escluso da moltissime forme di emancipazione. Per un approfondimento sulla complessa relazione fra femminismo e lavoro sessuale, rimandiamo a questo testo.