Famiglia di Ba Jin: tra tradizione e modernità

Non sapevo come colmare quel sentimento di rivolta che mi bruciava dentro, quella fiamma sempre accesa nel mio cuore; oltre a tenerla dentro di me non sapevo dove poterla posare, su cosa riversarla. Non mi rimaneva che prendere la penna in mano e scrivere.

Ba Jin

Tradizione e modernità. Due realtà opposte che si scontrano all’interno del romanzo Famiglia di Ba Jin

Edito per la prima volta nel 1980 da Bompiani con la traduzione di Margherita Biasco. Nel corso del tempo, Ba Jin apporta personalmente numerose modifiche all’opera che viene ristampata più volte in Cina e nuovamente tradotta e pubblicata in Italia nel 2018 – nel rispetto della sua versione più recente – dal sinologo e interprete, Lorenzo Andolfatto.

Venne pubblicato in serie in Cina nel 1931 e di seguito in volume nel 1933, Famiglia è il primo libro della Trilogia della corrente (激流三部曲) che comprende anche altri due titoli ancora inediti in Italia: Primavera (春) e Autunno (秋).

Famiglia ha svolto un ruolo sociale e storico determinante continuando ad influenzare, a distanza di anni, il modo stesso in cui il Movimento del Quattro Maggio viene ricordato e percepito.

Il più importante contributo ideologico dell’autore fu l’attacco all’istituzione familiare cinese tradizionale, vista come il maggiore ostacolo alla libertà dell’individuo nella Cina del suo tempo. Famiglia viene considerato dall’autore come il suo J’accuse, come un mezzo per poter esprimere tutta la sua indignazione nei confronti dell’ottuso e crudele sistema familiare feudale.

L’emancipazione dal giogo della famiglia tradizionale, dipinta come l’unità di base del controllo confuciano, e il ritratto che Ba Jin offre dei rapporti all’interno della casa dominata dal nonno-padrone rinviano a motivi autobiografici. Il protagonista del racconto – Juehui – viene ricollegato proprio alla figura dell’autore stesso. Ba Jin dichiara nella postfazione al romanzo:

Si può dire che ho descritto questi personaggi e la loro vita perché per diciannove anni sono stato nello stesso tipo di famiglia, ho vissuto dalla mattina alla sera la stessa loro vita, si tratta di personaggi che ho realmente amato e odiato.

Trama

Il romanzo ambientato agli inizi del ‘900 nella città di Chengdu, nella provincia del Sichuan, segue la storia dei tre fratelli GaoJuehui, Juemin e Juexin – facenti parte di una facoltosa e ricca famiglia. Intrighi, manifestazioni, ma anche semplici stralci di vita quotidiana, ci fanno immergere nella Cina dei primi Anni ’20.

Juexin, il fratello maggiore, incarna le caratteristiche del figlio modello all’interno di un sistema familiare feudale: devoto al capofamiglia, in questo il nonno chiamato Vecchio Gao, si lascia piegare dai suoi familiari e vive una vita da inetto, senza rivoltarsi e lasciandosi andare in balia delle scelte altrui.

Tutto ciò condizionerà la sua vita, portandolo a vivere in una perenne infelicità, causata soprattutto dal matrimonio non celebrato con l’amata cugina Mei.

In contrapposizione al suo personaggio, troviamo i due fratelli Juemin e Juehui che. con il loro atteggiamento rivoluzionario, vogliono combattere le tradizioni che permeano all’interno della loro famiglia e nella Cina dell’epoca. Aiutandosi a vicenda, abbatteranno numerosi ostacoli sulla loro strada per poter trovare la loro indipendenza, senza dover sottostare al volere del Vecchio Gao.

Centrali nel racconto anche quattro figure femminili, tutte accomunate da una forte volontà di emancipazione, ma influenzate da una sorte sfortunata. L’autore ha dichiarato di aver parlato di queste donne con il cuore pieno di tristezza e di commozione. Provava una forte indignazione per la condizione in cui riversavano.

Mingfeng è una delle serve della famiglia Gao. Innamorata di Juehui, sognerà assieme a lui di poter trascorrere la propria vita assieme. Finché la decisione del Vecchio Gao di darla come concubina ad un vecchio signore non la farà ritornare alla realtà. Troverà la sua libertà perduta suicidandosi.

Tutto è deciso dal destino, tu non puoi opporti né cambiarlo.

Mingfeng

Abbiamo poi la cugina Mei, innamorata di Juexin, non potranno sposarsi per futili problemi di famiglia. Verrà data in sposa ad un altro uomo, del quale rimarrà presto vedova. Anche lei, come altri personaggi all’interno del romanzo, viene schiacciata dal volere di terzi e penserà, come Mingfeng, che la sua vita è segnata dal destino e che non potrà mai prendere parte ai cambiamenti che la nuova epoca porterà.

Ruijue, moglie di Juexin, si troverà coinvolta all’interno di questo triangolo tra il marito Juexin e la cugina Mei. Dall’animo dolce e comprensivo, darà sempre una mano al marito e a Mei, creando un rapporto di reciproca fiducia e sostegno. Juexin, nonostante tutto, prova un sincero e profondo sentimento per Ruijue, ma a causa delle scelte della famiglia e al loro attaccamento alle superstizioni, non solo perderà l’amata Mei, ma anche sua moglie.

Infatti, in seguito alla morte del Vecchio Gao, la famiglia deciderà di mandare Ruijue in una casa lontana per poter partorire il secondogenito. Juexin non farà nulla per opporsi e, per l’ennesima volta, seguirà il volere della famiglia. Juexin capirà solo in seguito che le tradizioni, i riti, le superstizioni lo hanno oppresso, gli hanno fatto perdere la sua giovinezza, la speranza, la felicità, ma soprattutto le due donne amate.

Ultima, ma non meno importante è la cugina Qin, studiosa e dall’animo rivoluzionario, seguirà Juemin e Juehui nel loro cammino verso il completo abbandono delle tradizioni. I cugini la considerano al loro stesso livello: l’aiutano con lo studio e la includono in numerose attività che, ai tempi, erano proibite alle donne. Juehui arriverà anche a proporle di scrivere un articolo da inserire all’interno della rivista da lui creata riguardante il taglio delle trecce nelle giovani studentesse. Voleva dare voce ad una figura femminile che potesse descrivere al meglio la situazione.

Dobbiamo avere coraggio e lottare per aprire la strada alle sorelle che verranno dopo di noi.

Molto interessante anche il personaggio dell vecchio Gao: incarnazione del dominio feudale, la sua autorità aveva come fondamento teorico il vecchio sistema feudale. Il nonno Gao aveva nelle sue mani tutto il potere finanziario, ogni anno riscuoteva dalla campagna rendite altissime, tali da arricchire ogni singolo componente della famiglia.

Così tutto dipendeva da lui, tutto doveva essere sottomesso alla sua volontà e ai suoi desideri. Pensava che con i soldi si potesse risolvere ogni problema, non ammetteva né concepiva che anche i giovani possedessero idee proprie e che fossero capaci di giudicare e di decidere da soli.

Non immaginava in che stato di degenerazione avesse portato i suoi figli e come il suo dispotismo avesse spinto i nipoti sulla strada della ribellione.

Considerazioni personali

La scorrevolezza della storia, l’attualità delle tematiche e il punto di vista su una realtà così lontana, ma con punti in comune alla nostra è ciò che mi ha fatto apprezzare Famiglia. Le tematiche trattate, come ad esempio l’emancipazione femminile e il superamento della tradizione le ho trovate attuali anche per il nostro periodo storico.

I personaggi sono ben caratterizzati e le loro emozioni approfondite nei minimi dettagli. La storia esamina le dinamiche e gli intrecci all’interno della famiglia; fanno da contorno gli avvenimenti storici che scuotono la Cina di inizio XX secolo fanno, i quali arriveranno anche ad influenzare le loro azioni. Nonostante gli eventi narrati si svolgano quasi tutti interamente all’interno della grandissima abitazione della Famiglia Gao, si rimane sempre sgomenti per tutto ciò che accade in quel luogo.

La profondità di caratterizzazione dei personaggi femminili è ciò che ho gradito di più. Ciò che accomuna le diverse figure femminili è la sofferenza: Mei, la sua vedovanza e il fatto di non essersi potuta sposare con Juexin; Qin e il non poter avere lo stesso grado d’istruzione dei cugini; Mingfeng che deve diventare concubina, Ruijue e il parto doloroso lontano dai cari e dalla sua abitazione;, la cugina Shuzhen che, nonostante i 12 anni, ha già sofferto per l’atroce pratica dei piedi di loto, ossia la fasciatura, orgoglio e desiderio della madre, ma ora vista con compassione dai suoi coetanei.

La cugina Qin è stato il personaggio che ho preferito tra tutti per la sua determinazione e la sua volontà nel non piegarsi ad un destino già scritto solo perché donna.

Io non andrò per quella strada… Voglio essere una persona, avere gli stessi diritti di un uomo… Non andrò per quella strada. Voglio percorrerne una nuova.

Cugina Qin

Famiglia è un inno alla gioventù, all’emancipazione, al trovare la propria strada. Ba Jin ha voluto porre speranza nelle figure giovanili e dare loro un manifesto per proseguire lungo la strada del riscatto e dell’indipendenza.

Qualche parola sull’autore

Ba Jin (1904-2005), nasce a Chengdu, nella provincia del Sichuan ed è il nome d’arte di Lǐ Yáotáng ( 李尧棠), il cui nome di cortesia è Li Feigan (李芾甘). Viene considerato uno dei più importanti scrittori cinesi del XX secolo.

Ultimo di tre fratelli, dopo Li Yaolin (李尧林) e Li Yaomei (李尧枚), Ba Jin nacque in una delle famiglie più ricche e facoltose della città: una famiglia di ufficiali e letterati appartenente alla cosiddetta shenshi 绅士, classe sociale composta da notabili e funzionari della Cina Imperiale paragonabile alla gentry inglese della prima età moderna europea, con alcune differenze e peculiarità.

Figlio del Quattro Maggio, egli sosteneva la necessità urgente di riformare e rinnovare il proprio paese. Percepiva la famiglia patriarcale di stampo confuciano come uno dei grandi mali della Cina contemporanea. La descriveva come un sistema retrogrado e oppressivo, simbolo di una società ipocrita e amorale, di una Cina debole e anacronistica – destinata a cambiare o a soccombere.

Fu tra i protagonisti del rinnovamento letterario inaugurato dal Movimento del 4 maggio 1919, che contribuì ad animare anche con la sua attività politica ed editoriale. Nel 1920, si iscrisse alla Scuola di lingue straniere di Chengdu e iniziò a interessarsi di letteratura. Negli anni Venti e Trenta, oltre a tradurre testi di autori anarchici si dedicò a scrivere opere di narrativa, la prima delle quali, il romanzo Distruzione (Miewang) scritto durante un soggiorno a Parigi, ha come protagonista un giovane anarchico cinese che partecipa alla lotta clandestina contro il sistema politico e sociale della prima repubblica cinese e che viene giustiziato per aver tentato di uccidere il capo della polizia. L’opera riportò un notevole successo di critica e assicurò all’autore la celebrità a soli venticinque anni.

L’intera produzione letteraria di Ba Jin rivela il dissenso e la rivolta contro la società cinese, legata a schemi conservatori e plurisecolari. Il contrasto generazionale, la rivolta contro il sistema familiare tradizionale, la partecipazione alla lotta politica sono i temi privilegiati dall’autore. 

Venne perseguitato come controrivoluzionario durante la Grande rivoluzione culturale (文化大革命, Wenhua Da Geming). Riabilitato nel 1977 fu in seguito eletto in varie posizioni ufficiali a capo delle associazioni letterarie ufficiali cinesi.

Morì di cancro nel 2005 all’età di 100 anni e la sua morte segnò la fine di un’era per la Letteratura Cinese.


Bibliografia

B. Jin, Famiglia, Atmosphere Libri, 2018

B. Jin, Famiglia, Bompiani, 1980

Sitografia

Wikipedia, The Family (Ba Jin novel)

Tuttocina.it, Famiglia

Sapore di Cina, Lo scrittore Ba Jin (Li Yaotang): Vita e opere più importanti, 13 Settembre 2019 pubblicato su saporedicina.com

Lanciotti L., Ba Jin, pubblicato su treccani.it