Estensione del dominio della lotta di Michel Houellebecq: l’indifferenza dell’uomo moderno

Estensione del dominio della lotta è il primissimo romanzo di Michel Houellebecq, pubblicato in Francia nel 1994 e in Italia nel 2000. L’autore è noto per le sue pubblicazioni più recenti: Annientare, Le particelle elementari e Serotonina. In questo libro, Houellebecq ci consegna 164 pagine che fotografano l’esistenza di un uomo normale che conduce una vita non-vita, priva di grandi dispiaceri ma anche di gioie autentiche. Houellebecq racconta l’anti-eroe che non ha nulla da perdere, perchè sente di non appartenere a niente e nessuno.

Ma in realtà nulla può impedire il ritorno sempre più frequente di quei momenti in cui la tua solitudine assoluta, la percezione della vacuità universale, il presentimento che la tua esistenza stia approssimandosi a un disastro doloroso e definitivo si combinano fino a sprofondarti in uno stato di autentica sofferenza. E tuttavia continui a non aver voglia di morire.

La storia

Il protagonista del libro lavora in una società di servizi informatici: ha una buona posizione gerarchica, guadagna a sufficienza. Il suo mestiere non lo entusiasma, ma nemmeno lo repelle; i suoi colleghi sono in gran parte affabili, non tanto però da stringere reali rapporti. La sua vita sociale è ridotta a zero, quella sentimentale anche, da ormai qualche anno. La sua unica occupazione ulteriore consiste nello scrivere racconti con animali come protagonisti, che dibattono su questioni morali o filosofiche. L’uomo – di cui non viene mai fatto il nome – semplicemente si trascina avanti per inerzia.

Tutto precipita partendo da una trasferta di lavoro: accompagnato dal collega Tisserand, il protagonista toccherà con mano tutti gli angoli di una esistenza priva di senso.

La spersonalizzazione

L’uomo che vive nelle pagine di Houellebecq non ha nome. Aumenta così la sensazione di alienazione nel lettore, che riesce a sentirsi vicino al protagonista, ma sempre con una certa distanza. E’ facile comprendere la sua situazione e i suoi disagi, meno sentirli e percepirli: permane un senso di repulsione sottile.

Uno stile narrativo freddo, essenziale, secco, dipinge magistralmente la situazione di tanti uomini e tante donne del mondo moderno: rinchiusi in una vita insulsa, sono spinti a procedere dall’inerzia, senza appassionarsi a nulla. Un grigiore ovattato pervade tutto e, nonostante la percezione di star sprecando la propria esistenza sia forte, non c’è nulla da fare. E l’aspetto più inquietante è quanto sia facile, guardandosi intorno, individuare queste esistenze che non trovano un senso.

Le idee di Houellebecq: il liberalismo economico e il liberalismo sessuale

Il romanzo ha un’impronta autobiografica, come dichiara il narratore, e risulta chiaro da alcuni tratti quasi saggistici. Houellebecq ha delle idee ben precise sulla società, l’economia, la sessualità e la mancanza di senso del mondo moderno. In un passo molto interessante, vengono accostati il liberalismo economico e il liberalismo sessuale: come il primo porta alcuni ad avere tantissime risorse e altri a non averne, anche il secondo porta a quello che viene definito “depauperamento assoluto“. Una piccola fetta di persone ha accesso a fin troppo, altri nemmeno allo stretto necessario. Questo porta all’estensione del dominio della lotta, una lotta subdola ma continua e asfissiante, che affligge tutte e tutti ed è inevitabile.

Inoltre, il liberalismo sessuale secondo Houellebecq comporta anche una sempre più difficile ricerca dell’amore, perchè le esperienze saltuarie e casuali distruggono l’innocenza e la predisposizione d’animo necessari ad amare una persona unica e intera. Rimane però un mistero quale sia la soluzione offerta dall’autore, e se effettivamente esista.

Gli esistenzialisti e l’approccio alla mancanza di senso

Questo testo è indubbiamente esistenzialista: l’individuo è al centro, ma sembra impossibile riscattarsi e trovare il senso a una vita non-vita. Le reazioni a questo vuoto costante possono però essere diverse: se il protagonista di questo libro ricalca Lo straniero di Albert Camus, la sua indifferenza e passività, un’altra risposta può arrivare da Jean-Paul Sartre. Ne La nausea il protagonista realizza che il senso di ogni cosa dipende solo ed esclusivamente dall’individuo: questo provoca un’angoscia insondabile, straziante. La domanda finale rimane insoluta: è meglio la vuota, grigia e noiosa indifferenza o l’angoscia palpitante, che almeno ci fa sentire qualcosa?