E sempre lo farò di Claire Kilroy: viaggio nel post-parto
Pubblicato da Garzanti, e da mesi ai vertici delle classifiche internazionali fin dalla sua uscita a maggio, il grande romanzo irlandese E sempre lo farò è finalista del prestigioso Women’s Fiction Prize. Claire Kilroy è riuscita a descrivere la maternità in una storia che è allo stesso tempo una poesia e un viaggio d’avventura.

La trama
C’è un momento, nella vita di ogni madre, in cui la realtà si fa cruda: quando l’amore sconfinato per il proprio figlio convive con l’esaurimento, la paura, la perdita di sé. Il bambino di Soldier, Sailor, è appena nato. Lei ha paura persino di sfiorarlo, come se potesse rompersi. Eppure, il desiderio di stringerlo è irresistibile. E il suo amore totalizzante. Assoluto. Ma proprio quell’amore le incendia il cuore con un profondo senso di disagio. Soldier si sente fragile agli occhi degli altri, che possono essere spietati, perché ha compreso una verità fondamentale: la maternità è il più grande paradosso della vita. Maternità è dove un amore immenso si intreccia con la solitudine assoluta. Gesti minimi e fatiche inconfessabili la fanno sentire come un soldato in trincea, che lotta contro la stanchezza e la paura di fallire. Che deve andare avanti, nonostante tutto. Essere madre significa essere la misura di una società. Significa amore, dovere e responsabilità verso gli altri e verso se stessi. Ma l’incapacità di farsi comprendere la rende più sola di qualsiasi altra cosa. Dall’altra parte, però, c’è lui. Il suo bambino. Un faro che illumina il cammino con la luce dell’amore. Il suo porto sicuro nella tempesta della vita.
Tra i mille volti della maternità
Il romanzo è la lunga lettera di una donna al proprio bambino. Ma più che una lettera, somiglia a una confessione: un flusso continuo di pensieri, ricordi, e frammenti di vita quotidiana in cui la protagonista cerca di trovare se stessa. Il tono oscilla tra tenerezza e panico, tra poesia e fatica. Kilroy non idealizza nulla: la maternità è insieme miracolo e catastrofe, estasi e prigionia.
Ci diamo tutte un gran da fare, destreggiandoci tra la spesa e le diverse incombenze, comportandoci come se un amore tanto intenso fosse normale, addirittura familiare. Come se sapessimo gestirlo. Io però non ne sono capace.
L’autrice, in E sempre lo farò, esamina uno dei momenti delicati di una donna che affronta la maternità: il dopo. Affronta con forza il tema dell’identità femminile dopo la nascita di un figlio. La protagonista, che prima si identificava attraverso il suo lavoro, la sua libertà, si ritrova ora a essere “solo madre“. Il linguaggio di Kilroy dà voce a quel senso di sparizione, ma anche alla nascita di una nuova coscienza.
Solitudine, smarrimento, fragilità. Questo viene affrontato anche attraverso un altro grande tema: il corpo. Non più simbolo di desiderio e potere, ma di cura, dolore, stanchezza, vicinanza assoluta. Eppure, nella descrizione di ogni gesto, l’allattamento, il sonno interrotto, il pianto del bambino, c’è una forma di sacralità quotidiana che rende il romanzo luminoso anche nei momenti più bui.
Quel mattino non ne potevo più, come del resto ogni mattina, ogni pomeriggio e ogni sera da quando avevi più o meno sei mesi e mi ero resa conto che questa ormai era la mia vita, questa era la maternità freelance: sforzarsi di contenere i tuoi strilli e nel contempo i miei, che erano più forti e furiosi e ci spaventavano entrambi.
La maternità non è sempre istinto, dolcezza, carezze: molto spesso è fatica, solitudine e bisogno di aiuto quotidiano. Ma chi si prende cura della madre? Soldier rappresenta tutte quelle donne che dopo il parto si sono trovate a considerarsi diverse, mutate, cambiate. Essere madre lo si scopre, giorno dopo giorno.
Amarti era la parte facile. L’unica parte facile.
Rompere il silenzio attorno al post-partum
Il romanzo di Claire Kilroy rompe il silenzio attorno al post-partum, tra plusmaterno e baby blues. Fa sentire meno sole, meno sbagliate, in questo vortice emotivo che non lascia indifferenti. È un romanzo che parla non solo alle madri o a quelle future, ma anche a chi è accanto a loro in questo viaggio. Amare chi diventerà una madre significa riconoscere non solo la bellezza della crescita, ma anche la sua fatica.
… perchè non c’è nulla di più importante che mettere al mondo una vita e lottare per proteggerla. Dall’esterno, una donna con un neonato tra le braccia sembra calma. Una neo mamma non è tranquilla, ma in uno stato di tensione e di grande allerta.
Perché leggerlo
Spesso la maternità viene idealizzata, non dando peso e significato a quanto possa essere anche dura e faticosa. C. Kilroy non addolcisce nulla, e racconta ciò che tante madri vivono quotidianamente ma che spesso resta invisibile.
Quel mattino non ne potevo più, come del resto ogni mattina, ogni pomeriggio e ogni sera da quando avevi più o meno sei mesi e mi ero resa conto che questa ormai era la mia vita, questa era la maternità freelance: sforzarsi di contenere i tuoi strilli e nel contempo i miei, che erano più forti e più furiosi e ci spaventavano entrambi.
Lo stile di Kilroy è denso, ritmato. La voce di Soldier parla direttamente al figlio (“tu”), che crea un effetto di intimità a tratti quasi claustrofobica. È una lingua energica, nonostante la fatica della maternità, che si alterna anche all’ironia. Il lettore si sentirà dentro la mente della protagonista.
E sempre lo farò non è solo un romanzo sulla maternità, ma è anche un libro sull’identità, sull’amore e sulla fatica di essere umani in un mondo che chiede alle donne di essere perfette, sempre disponibili e performanti.
Consigliato a chi ama (e cerca) una scrittura autentica, viscerale. A quei lettori e a quelle lettrici che non temono di confrontarsi con la vulnerabilità e la complessità delle emozioni dell’essere umano.