E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana di Esperance Hakuzwimana Ripanti

Recensione di E poi basta. Manifesto di una donna italiana, il libro di Esperance Hakuzwimana Ripanti.

E poi basta. Manifesto di una donna italiana è il libro di Esperance Hakuzwimana Ripanti, edito da People nella collana Storie (p.232) che ricalca il tema del razzismo odierno come nel libro Il corpo nero.

«E poi basta è il racconto di come sono uscita dalla mia stanza rendendo reale tutto quello che ho trovato nei libri e negli anni. Una chiamata dell’eroe a cui ho risposto a modo mio, senza mai dimenticare la mia storia, cominciata in Ruanda, e i limiti trovati per le strade d’Italia. Il racconto di me, che avrei solo voluto leggere, e di un’estate che invece mi ha cambiato la vita.»

Con queste parole l’autrice racconta in sintesi la storia di E poi basta – Manifesto di una donna nera italiana. Un libro che non è un romanzo ma nemmeno uno vero e proprio manifesto politico: è un insieme di pensieri, memorie e ricordi che la scrittrice narra per provare a spiegare cosa significhi essere una donna nera, in Italia, oggi. Ma la sua non è autocommiserazione ne tantomeno desiderio di apparire come una vittima.

Il suo manifesto è un monito, un grido di allarme e insieme una lucida analisi di quanto il razzismo sia una piaga presente e radicata anche (e forse, soprattutto) nel Belpaese. Conosciamo così alcuni dei pensieri più intimi di Esperance che spiega tutte quelle domande inopportune che ha ricevuto – e che ancora riceve – nella sua vita, di quante volte il colore della sua pelle abbia determinato gli sguardi delle persone e di quanto spesso si sia dovuta sentire chiedere se fosse italiana davvero.

Una lettura non semplice, sia per l’argomento che per lo stile frammetario dell’autrice che non segue un classico ordine di narrazione. Passa da un pensiero all’altro con una logica tutta sua. Eppure il testo risulta comunque scorrevole e il lettore si trova a dover fare i conti con un tema scottante che spesso non viene affrontato e/o minimizzato.

A tal proposito illuminate il capitolo Antirazzisti wannabe: suggerimenti dove l’autrice dimostra come spesso le persone privilegiate (ossia tutte quelle persone che nella vita per fortuna non hanno mai dovuto subire discriminazioni di alcun genere, in particolare dovute al colore della pelle) pensano di essere antirazziste ma i loro atteggiamenti dicono il contrario, o comunque dimostrano che non sono sufficienti.

“Se una persona di origine straniera cerca di spiegarvi cosa ne pensa del razzismo in Italia e voi che non siete di origine straniera rispondete “sì, magari hai ragione, però…” non siete antirazzisti. State solo ignorando che qualcuno che ne sa più di voi su una realtà che non vi riguarda (…) Se sui social usate hastag tipo #accoglienza, #accogliamolitutti, #portiaperti, #restiamoumani, però poi rimanete silenziosamente o intermanente interdetti davanti a un dottore o a un posti di origine straniera, non siete antirazzisti. Siete solo degli ipocriti.”

Al di là dello stile, che per alcuni potrebbe essere troppo confusionario, questo libro porta a riflettere a fondo sul tema del razzismo, spingendo il lettore a chiedersi seriamente quanto e come sia antirazzista e quanti dei suoi atteggiamenti e dei suoi comportamenti siano tentativi non solo di comprendere ma anche di provare a risolvere il problema.

Forse risolvere è una parola grossa, ma il primo vero passo per andare a scardinare un sistema basato sul privilegio delle persone dalla pelle bianca è cercare di comprendere il dolore e la sofferenza che provano costantemente le persone di colore. Solo perché si ha la fortuna di non essere discriminati ciò non significa che si possano tollerare gli atteggiamenti discriminatori.

Una lettura fondamentale per aprire gli occhi e per riflettere. Per farsi il cosiddetto esame di coscienza e chiedersi quanto di quello che si fa aiuta a contrastare il fenomeno e quanto si possa fare per migliorare la situazione. Consigliato.

Biografia dell’autrice (dal sito di People) : Espérance Hakuzwimana Ripanti – Nata in Ruanda nel 1991, è cresciuta in provincia di Brescia e ha studiato presso l’università di Trento. Nel 2015 si trasferisce a Torino, dove frequenta la Scuola Holden e inizia a collaborare con diverse realtà culturali e associazionistiche del capoluogo. Attivista culturale, scrive e legge da sempre. Fa parte del comitato Razzismo brutta storia e da un anno lavora per radio RBE, dove ha un programma tutto suo in cui parla di libri e attualità. La potete seguire anche su Instagram, cercando @unavitadistendhal. Nel 2019 ha pubblicato un suo racconto in Future. Il domani narrato dalle voci di oggi, edito da Effequ.