Dune: la spezia e il sogno

Dune, l’opera maggiore dello scrittore statunitense Frank Herbert, è senza ombra di dubbio una delle più impattanti e influenti nella produzione letteraria e cinematografica dei nostri giorni. Ciononostante il romanzo in sé resta pervaso da un’aura misteriosa. Esso è forse noto più per le sue influenze su altre saghe, in primis quella di Star Wars, che per il proprio contenuto e valore intrinseco. Si tratta anche di un classico imprescindibile all’interno della fantascienza letteraria della quale Herbert fu uno dei massimi esponenti.

Dune

Le origini

Il romanzo uscì per la prima volta a puntate all’interno della rivista Analog tra il 1963 e il 1965, per comparire infine in volume nell’agosto dello stesso anno, dopo essere stato rifiutato da diversi editori. Il successo, sebbene non immediato, fu clamoroso presso il pubblico e la critica (vinse i prestigiosi premi Hugo e Nebula). Tutt’oggi Dune resta, nella sua complessità, l’opera di fantascienza di maggior successo e con il maggior numero di copie vendute, avendo guadagnato una nicchia molto fedele di appassionati, diversi detrattori e una fama di opera difficile da approcciare ma importante, sebbene la sua notorietà si basa più su fattori indiretti.

Il successo del romanzo spinse Herbert a continuare la saga con cinque seguiti, senza purtroppo riuscire a concluderla con il settimo libro che aveva pianificato. Tale onere ricadde sul figlio Brian Herbert, coadiuvato da Kevin J. Anderson, che hanno ampliato l’universo anche con diversi prequel e midquel, operazione tutt’ora in corso. L’interesse per Dune si è risvegliato recentemente grazie all’adattamento cinematografico in due parti diretto da Denis Villenueve nel 2021 e 2024. Il momento è propizio per riguardare all’opera originale, attualmente pubblicata in Italia da Fanucci editore, sperando di ripercorrere tutta la saga.

Sinossi

Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali e altre capacità. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell’Imperatore per la successione ai crudeli Harkonnen al governo dell’ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero, l’inizio di uno scontro cosmico tra forze, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili.

Lotti coi sogni? Ti batti con le ombre? Cammini come dormendo? Il tempo è scivolato via. La vita ti è stata rubata. Indugiavi per delle inezie, Vittima della tua follia.

L’alterità dell’universo: il deserto di Arrakis

Il fascino dell’ambientazione di Dune è uno dei suoi maggiori punti di forza. Sin dall’inizio si viene proiettati in un contesto radicalmente estraneo. Questo universo si rivela piano piano in tutte le sue componenti, e anche questo senza mai esaurire il suo mistero. La costruzione progressiva dimostra una grandissima vastità e complessità, in un’opera di creazione di un possibile futuro che fa onore alla capacità di scrittura e invenzione sopraffina di Frank Herbert. Ogni contesto e ambiente è perfettamente ricostruito sebbene non ci siano quasi mai descrizioni estese.

Su tutto spicca naturalmente il deserto di Arrakis, il pianeta di sabbia dove cresce la spezia melange. Arrakis è popolato dalle tribù dei Fremen e dai colossali e iconici vermi delle sabbie (la cui simbologia per la cieca e immensa forza della natura è palese). Qui, come del resto è per gli intrighi politici tra le grandi casate dell’Impero galattico, arriviamo a un livello di dettaglio impressionante. L’impatto della vita vissuta dai Fremen, e da Paul Atreides e Jessica tra le dune è estremamente efficace e affascinante, come le credenze spirituali del popolo del deserto contrapposto agli Harkonnen e alla Gilda spaziale, autori di macchinazioni guidate dalla sete di dominio assieme all’Imperatore Shaddam IV Corrino.

Dune: un world-building senza precedenti

Oltre a questo, troviamo una miriade di personaggi, molti dei quali accomunati se non altro dall’acume psicologico delle loro osservazioni. Il quadro che ci troviamo davanti è vastissimo e complicato, con gli innumerevoli fili delle sottotrame intrecciati tra loro, al cui centro si trovano il protagonista Paul Atreides e il suo viaggio di scoperta e crescita.

Anche le culture esplorate vengono tratteggiate con dedizione e realismo, uno sforzo accresciuto anche dalle appendici. Quello di Dune è un mondo costruito con uno sforzo quasi senza precedenti nella cura per il dettaglio e nell’approfondimento, paragonabile forse solo all’opera di J.R.R. Tolkien con la Terra di Mezzo (secondo le parole di Arthur C. Clarke). La ricchezza è tale che risulta difficilissimo tematizzare o anche solo menzionare tutte le parti in gioco all’interno della stessa analisi.

Personaggi archetipici

L’autore si concentra in modo esauriente sull’analisi dei pensieri degli attori del suo dramma, attraverso un uso frequentissimo, in certi punti quasi fino alla ridondanza, del monologo interiore che riporta in forma di discorso diretto ciò che sta passando per la mente dei personaggi. Per di più, all’interno del medesimo capitolo la focalizzazione, sempre interna, passa più volte da un personaggio all’altro, spesso mostrando come la mente di ognuno reagisce alle parole dell’interlocutore.

Si tratta di una modalità insolita per un’opera di narrativa, probabilmente meno efficace e spontanea, e anche più fredda di un approccio più indiretto ma che proprio per questo apparirebbe più naturale nella lettura. Tuttavia, va decisamente sfatato il mito per cui i personaggi di Dune sono gelidi, senza personalità, funzioni razionali irrealistiche prive di sentimento oppure spinte al parossismo dello stereotipo.

Al contrario, il peso, le motivazioni, il carattere e la profondità dei protagonisti si colgono pienamente e loro stessi ne escono come affascinanti e coinvolgenti, sebbene non in forma classica. Assolutamente apprezzabile si rivela poi la loro diversità e i diversi ruoli di incarnazione di archetipi, che sono pienamente vivi e attivi nonostante non siano molto vicini al lettore né troppo disponibili a rivelarsi intimamente. Herbert, come sappiamo da alcune dichiarazioni sue e del figlio, si basò proprio sugli archetipi della psicoanalisi di Jung per costruire i suoi personaggi.

Paul Atreides: un vero antieroe

Una trattazione separata spetta a Paul Atreides, protagonista assoluto. Negli intenti dell’opera, Paul è quello che dovrebbe rappresentare l’eroe nel suo viaggio di crescita. Dopo aver affrontato tribolazioni, si rafforza, ritrova uno scopo e ottiene la vittoria, sviluppandosi come personaggio con un carisma notevole, data la natura profetica e messianica che assume. Ciononostante, Herbert intende capovolgere questo modello di formazione e ci consegna una figura sì carismatica ma pericolosa, un vero antieroe.

Paul è una figura complessa, enigmatica, per lo più positiva ma dalle forti implicazioni inquietanti nella sua percezione del mondo. Sin dall’inizio subisce l’influenza di forze grandissime: la sua nascita fa parte del programma eugenetico dell’ordine Bene Gesserit per produrre il Kwisatz Haderach, un maschio umano dalla mente potentissima e in grado di rompere i confini del tempo con la prescienza, che l’ordine intende usare per dominare dall’ombra. Allo stesso tempo, la sua immagine corrisponde al messia atteso dai Fremen, il Mahdi (nome che nell’Islam indica l’ultimo tra i profeti successivi a Maometto) o Lisan al-Gaib. Inoltre, è l’erede al trono di Casa Atreides e per questo bersaglio degli Harkonnen. La necessità di sopravvivenza lo spinge tra i Fremen, dove si integra con la madre e ha sempre più visioni di molti futuri possibili, percependo le strade, le svolte e le biforcazioni dell’esistenza.

Al fondo di Dune vi è una riflessione politico-morale che invita a mantenere sempre la propria autonomia di giudizio e l’autodeterminazione, senza consegnarsi mai.

Paul e Chani: un amore metafisico

Nel corso della sua vita nel sietch, l’insediamento dei Fremen, inizia la storia d’amore con Chani, la ragazza che ha visto spesso nelle sue visioni e verso la quale sente subito dei sentimenti. Il loro amore viene raccontato in pagine intense e commoventi, finché non sovviene la consapevolezza vertiginosa che lui la ama perché sa che deve innamorarsi di lei e quindi si innamora effettivamente. Accede anche alla coscienza della specie umana intera, che avverte una stagnazione insopportabile data dal sistema dell’impero e dall’immoblità in cui gli esseri umani sono precipitati in tutta la galassia. La specie deve scuotersi per sopravvivere e giungere a un nuovo livello di evoluzione: il prezzo da pagare per questo sarà inaudito e terrificante oltre i limiti dell’immaginazione.

Man mano che prosegue la lotta contro i nemici Harkonnen e Sardaukar imperiali, Paul sente avvicinarsi il compimento dello “scopo terribile”, travolto dall’abnormità del destino che se si deve compiere non potrà risparmiare nulla. Assume pienamente il manto del messia, per salvare i Fremen e costruire un futuro migliore per loro, e rovesciare il sistema che ha distrutto la sua famiglia originaria. Non è preparato ad accettarne le implicazioni finché non arriva alla consapevolezza piena. Così l’opera di Herbert diventa compiutamente la critica e la sovversione del viaggio dell’eroe archetipico che venne tematizzato da Campbell in L’eroe dai mille volti: è il viaggio dell’antieore.

Lati negativi

Se una chiave di lettura di Dune è l’imperfezione, ci sono ovviamente anche degli aspetti negativi. Iniziamo dal ritmo: In riferimento soprattutto alla terza parte del romanzo, Il profetail flusso degli eventi si fa estremamente rapido in una corsa forsennata verso il finale. Sicuramente si tratta di un espediente voluto dall’autore e non di un errore ma è inevitabile che generi nel lettore una forte confusione. Le situazioni si svolgono in poche righe di testo, riprendendo a poca distanza dalla fine elementi e spunti introdotti centinaia di pagine prima e poi abbandonati in modo potenzialemente problematico.

Nel quadro complessivo dell’opera, nella prima parte sono molte le azioni che avvengono tra un capitolo e l’altro, o tra una pagina e l’altra, quasi calando dall’alto senza un grande approfondimento della dinamica. Fortunatamente l’abilità di Herbert colma quasi tutte le lacune. Tuttavia, per quanto complessivamente soddisfacente su ogni piano, dal punto di vista della trama il libro lascia interdetti soprattutto verso il finale.

Conclusioni

Dune di Frank Herbert è un’opera mastodontica in grado di iniziare riflessioni profonde e intime nei suoi lettori su una pletora di tematiche rilevanti tra cui la politica, la morale, la guerra, la giustizia, la fede, la forza della natura e l’impatto dell’uomo su di essa.

Il libro ha moltissime ambizioni che per buonissima parte consegue appieno attraverso una grande narrazione, la costruzione di numerosi personaggi memorabili e profondi e il viaggio attraverso una galassia inusitata e originale per ambientazioni, mitologia, assetto politico e sociale.

Nonostante la complessità della lettura, dovuta ai diversi piani del racconto, allo stile lento dell’autore e alla focalizzazione primaria sulle tematiche e sui pensieri piuttosto che sull’azione, Dune merita una possibilità. Si tratta di fantascienza alta e adultain grado di regalare moltissimo a chi è disposto a dedicarvi tempo. 

Dune è una dimostrazione lampante del valore di questo genere sin troppo bistrattato, un romanzo che ha come obiettivo essenziale il risveglio della coscienza umana, dopo averla condotta tra le stelle e tra le sabbie. Per questo, il suo pregio è inestimabile. Una lettura da non perdere.