Dove non mi ha portata di Maria Grazia Calandrone

Dove non mi hai portata, di Maria Grazia Calandrone, fa parte della cinquina del premio Strega di quest’anno, pubblicato lo scorso ottobre da Einaudi per la collana Supercoralli.

Nel 2021 l’autrice era stata tra i semifinalisti sempre per lo Strega con Splendi come vita (Ponte alle Grazie, 2021), sempre con un memoir, dove raccontava il rapporto con la madre adottiva Consolazione. Dove non mi hai portata, Maria Grazia Calandrone porta alla luce la storia della sua madre biologica, Lucia Galante morta tragicamente a ventinove anni nelle acque del Tevere.

Autrice: Maria Grazia Calandrone
Casa editrice: Einaudi
Collana: Supercoralli
Data di pubblicazione: ottobre 2022
Numero pagine: 256

Si chiamava Lucia

Lucia nasce nel febbraio del 1936 a Palata, un paesino della provincia di Campobasso. In quanto quarta figlia femmina è indesiderata, suscitando addirittura un filo di rancore. Solo nell’autunno del 1946, Lucia inizia la prima elementare, a dieci anni e mezzo, quando la seconda guerra mondiale si sta lentamente prosciugando, malgrado fosse una bambina sveglia e brava negli studi è costretta ad interrompere all’inizio del terzo anno, in quanto era figlia di contadini e pertanto non serviva che continuasse

Lucia, dunque, non è libera di scegliere, non è libera nemmeno di amare Tonino – amore ricambiato – perché povero, non all’altezza di Lucia. Colpito nell’orgoglio Tonino si ripiega da dov’è venuto e sparisce dalla sua vita. 

Costretta a sposare, Luigi Greco detto Centolire. Non importa se Luigi sia considerato da tutti un fannullone, gretto, omossessuale, non importa nemmeno se la madre di Luigi sia violenta con Lucia, e lei trovava tutto questo inaccettabile. 

Lucia vuole semplicemente scegliere la sua vita, e questa possibilità non gli viene data.

A Palata arriva Giuseppe un “simpatico forestiero“, reduce delle guerre d’Africa. Caso vuole, che Giuseppe riesca e regalare a Lucia quella felicità che da tempo sognava.

“Lucia è felice. Eccola. Tutta scapigliata, euforica, piena di energie. Senza pensiero e lieve come erba, sorride pure quando ha la nausea, sorride sempre, sorride più che mai nella sua vita. Una foglia nell’alito del vento estivo. Ecco un uomo capace di sognare insieme a lei il sogno semplice del futuro.”

L’amore per Giuseppe

Non importa se Giuseppe ha vent’anni più di lei, una moglie e quattro figli. Decidono di trasferirsi e vivere insieme in un paesino a pochi chilometri da Palata.

Siccome in quegli anni non c’era il divorzio, e l’abbandono del tetto coniugale era un reato, il “legittimo” marito la denuncia. Per lo Stato italiano di quegli anni, Lucia è considerata una criminale, una ricercata dalla polizia, rischiando con Giuseppe due anni di carcere.  C’era anche una differenza tra l’adulterio compiuto dagli uomini e dalle donne. Se l’adulterio veniva compiuto da un uomo ed era presente la convivenza, diventava un reato penale. Viceversa se era una donna a commettere il reato, essendo “il collante”, non si poteva allontanare.

Ma Lucia e Giuseppe si amano e lei, dopo aver conosciuto l’amore, rimane incinta. Preso un treno per Milano, Lucia dà alla luce una bambina, Maria Grazia.

Nella speranza che non le venga tolta la bambina, Lucia dà alla piccola il cognome di Luigi, ma lui non la riconosce. Soltanto dopo un mese di accertamenti, Maria Grazia torna finalmente tra le braccia della sua mamma, per accertamenti che hanno riguardato la salute di questa bambina illegittima.

Sono gli anni del boom economico, Giuseppe ha 56 anni e la sua situazione subisce un tracollo economico, ma Lucia non si da per vinta e decide di iniziare a lavorare, in nero, come può, chiedendo perfino al suo primo amore, a Milano pure lui. Non viene aiutata.

Nel giugno del 1965 dopo aver abbandonato nel parco di Villa Borghese la figlia di otto mesi, Lucia e Giuseppe compiono un gesto estremo, si suicidano insieme gettandosi nelle acque del Tevere. 

Maria Grazia Calandrone con un innata peculiarità riesce a ricostruire come fosse una vera e propria indagine, emotiva e affettiva, quali sono stati gli ultimi movimenti di Lucia e Giuseppe, dagli oggetti abbandonati, a dove e quando i suoi genitori hanno spedito la lettera a “l’Unità” in cui davano un movente di quell’atto, informandosi sul tempo che un corpo impiega per morire in acqua.

Cronologia di un amore

Dove non mi hai portata un romanzo che affronta un tema, molto ben caratterizzato: il ruolo della donna nella società italiana degli anni 50-60, per donna non esisteva la possibilità di aver alcun diritto di scelta

Lucia, emerge come una figura tridimensionale, a tutto tondo, dove viene data voce a una donna che nella sua vita la voce purtroppo non l’ha avuta, o meglio è stata una donna coraggiosa, prendendo delle decisioni molto coraggiose: abbandonando il tetto matrimoniale, abbandonando un marito violento, lasciando la famiglia, lasciando che il paese parlasse di lei, in un momento storico in cui in Italia una donna non poteva fare tutto questo. Ma lo fa incorrendo un amore, un amore purtroppo non felice.

Viene finalmente data dignità a questa figura rimasta nell’oblio per decenni.

Un rapporto complicato quello che Maria Grazia Calandrone cerca di riesumare, quel rapporto materno scomparso, la ricerca delle ragioni dell’abbandono ed è proprio in quelle ragioni che emerge l’amore che Lucia ha per sua figlia.

Dove non mi hai portata è un romanzo lucido, molto sentimentale, ma non patetico, c’è del pathos ma non mieloso, eccessivo, è reale, vero.