Diventare adulti: Il male che non c’è
Per qualcuno crescere significa avere le idee chiare, per altri è un percorso a ostacoli dove spesso si inciampa. È così anche per Loris, il protagonista de Il male che non c’è, il nuovo romanzo di Giulia Caminito (edito Bompiani). Il libro arriva nelle librerie tre anni dopo l’incredibile successo de L’acqua del mare non è mai dolce, che all’epoca valse all’autrice romana il Premio Campiello e vendette oltre 150mila copie.
In questo nuovo testo Caminito sceglie un personaggio maschile, Loris, e lo rende la voce di una generazione che deve fare i conti con un futuro incerto, fatto di dubbi e precarietà.

Loris
Loris era un bambino tranquillo che amava trascorrere le proprie estati in compagnia di Tempesta, il nonno che viene dall’Africa e sembra conoscere il mondo.
Ma Loris, oggi, è un ragazzo di trent’anni che ha perso tutta la spensieratezza dell’infanzia tra una relazione che va avanti per inerzia, un rapporto complicato con i genitori e un lavoro sottopagato da stagista in una casa editrice che – da sogno iniziale – si è trasformato in un incubo. L’ansia di non essere all’altezza della vita adulta trascina il protagonista in una spirale discendente fatta di ansie e patologie autodiagnosticate ma mai realmente certificate che lo portano ad allontanarsi dal mondo e chiudersi in un buco nero di ipocondria.
Loris crede di avere dentro di sé un male che lo divora, un malessere silenzioso che nessuno vede se non Catastrofe, un essere mutaforma che sembra mostrarsi solo a lui per dar voce a tutte le paure, anche quelle più recondite.
Storia di una generazione
La storia di Loris è la storia di una generazione intera, quella dei trentenni di oggi cresciuti in un contesto tutto sommato agiato e agevole dove da bambini la promessa di poter fare tutto nella vita era ancora realizzabile. Fin quando poi la realtà moderna – fatta di condizioni precarie e non sempre facili – riporta tutti a una normalità caratterizzata da sogni spesso irrealizzabili.
Ma cosa si è rotto in Loris, e, più in generale, nei suoi coetanei? Crescere non è un percorso facile ed essere degli adulti oggi non è una questione che si risolve come in passato. I genitori di Loris sono figli del dopoguerra, quando costruirsi una carriera era relativamente facile, acquistare una casa quasi un gioco da ragazzi e il futuro sembrava florido e prospero.
Ma le cose, oggi, sono cambiate. E non tutti hanno sviluppato gli anticorpi adatti per far fronte a una vita adulta spesso costellata di difficoltà, specialmente nel momento in cui si scelgono vie non prefissate, quelle non previste dalla società, quelle che comportano non potersi pagare nemmeno una stanza in affitto. È il caso di Loris, risucchiato dalla sua ipocondria, è il caso di moltissimi giovani adulti che faticano a destreggiarsi in un mondo che non è fatto su misura per loro.
Uno strappo tra passato e presente
La narrazione de Il male che non c’è segue due piani temporali ben distinti, quello del Loris bambino che trascorre le ore nella casa e nell’orto del nonno Tempesta e quello del presente, dove Loris adulto annaspa, incespica e inciampa. Ma cos’è successo in questo lasso di tempo che ha portato il protagonista a perdere la gioia di un tempo?
Ci sono due fatti, di diversa entità ma di uguale crudeltà, che segnano la vita del protagonista. Due fatti a causa dei quali Loris inizia a sviluppare un meccanismo di difesa inconscio che porta alla genesi di Catastrofe, la forma visibile della sua ansia e della sua paura.
Loris è sempre stato un bambino iperattivo, curioso tanto da dovergli limitare (e in alcuni frangenti addirittura privare) la lettura. Forse già qui c’erano delle avvisaglie di un malessere mentale all’epoca lenito da nonno Tempesta che sembrava l’unica persona a capirlo e lasciargli il tempo per crescere con i suoi modi.
Nel presente resta solo Catastrofe a far compagnia a Loris, mentre fa esami medici non necessari e si richiude tra le quattro mura di un casa in affitto che non si può permettere e che quindi è pagata dal padre.
Essere genitori ed essere figli
Il rapporto che Loris ha con i genitori è malsano, fatto di frizioni, scontri, incomprensioni e preoccupazioni per le cose sbagliate. La madre è sempre stata troppo apprensiva e ancora oggi tratta il figlio come se fosse un bambino e aavesse bisogno delle sue costanti attenzioni. Il padre invece fatica a riconoscere il proprio ragazzo, che ha deciso di rifuggire una vita standardizzata fatta di un lavoro stabile, una relazione in qualche modo appagante e dei rapporti normali.
Loris ha una ragazza dai tempi dell’università, Jo, che è esattamente il suo opposto: sa chiaramente cosa vuole fare, dove vuole andare e fatica a comprendere il disagio del compagno. E per il padre di Loris, tutto questo non è decifrabile.
Disattendere le aspettative dei genitori è un passaggio che, a un certo punto, capita più o meno a tutti i figli. Ma delle volte le aspettative sono troppo alte, altre volte è semplicemente un passaggio obbligato. I genitori desiderano ovviamente il meglio per i propri figli, ma non è detto che quel meglio corrisponda agli ideali e ai desideri dei figli stessi.
In questo intricato contesto di crescita, Loris si scontra e rifugge i genitori che al tempo stesso sono però la sua unica ancora di salvataggio. L’unico porto sicuro di una vita dai contorni sempre più sfumati.
La voce di Caminito
Ne Il male che non c’è Giulia Caminito si fa voce di una generazione che si sente perduta e che spesso non viene compresa, attraverso un linguaggio essenziale e onirico. Lo stile dell’autrice romana è fluido e mai pedante, mentre descrive in maniera viscerale la discesa agli inferi di Loris. La sua è una lingua ricercata e non salvifica, che restituisce al lettore una realtà nuda e cruda, priva di fronzoli e orpelli.
Tanti, forse troppi, trentenni si riconosceranno nella voce di Caminito.
