Genere aspramente criticato per le sensazioni angoscianti che provoca nel lettore, la Distopia resta senza dubbio la categoria letteraria più sottovalutata e sminuita. Tuttavia è uno dei contatti più diretti con la realtà di tutti i giorni e con il futuro. Lascia sicuramente molte consapevolezze e riflessioni che riguardano noi stessi in quanto esseri umani.

Con l’articolo di oggi, vorrei proporre a coloro che ancora non si sono approcciati al genere, per un motivo o per un altro, i 7 titoli che secondo me non possono mancare in nessuna libreria.
Libri perfetti per aprire la mente e gli orizzonti e soprattutto per comprendere ciò che può piacere e non piacere di questo genere letterario.

E’ sicuramente difficile inserire in questa “lista”, i nomi di soli 7 titoli, ma sappiate che segue il mio personale gusto.
Per maggiori dettagli riguardo il genere in sè, vi rimando al mio articolo introduttivo: Guida alla fantascienza e alla fantapolitica.

Per i lettori più ferrati, questi titoli potrebbero sembrare scontati, ma rimangono comunque dei must have del genere, quindi siete obbligati a recuperarli. Cosa state aspettando?


1- FAHRENHEIT 451 DI RAY BRADBURY

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.»
Montag fa il pompiere in un mondo in cui ai pompieri non è richiesto di spegnere gli incendi, ma di accenderli: armati di lanciafiamme, fanno irruzione nelle case dei sovversivi che conservano libri e li bruciano. Montag però non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi, una moglie che gli è indifferente e un lavoro di routine. Finché, dall’incontro con una ragazza sconosciuta, inizia per lui la scoperta di un sentimento e di una vita diversa, un mondo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della imperante società tecnologica.

Fahrenheit 451 è stato scritto da Ray Bradbury nel 1953, insieme a Cronache Marziane, è considerato il capolavoro dell’autore. Ambientato in un imprecisato futuro posteriore al 1960, vi si descrive una società distopica in cui leggere o possedere libri è considerato un reato, per contrastarlo è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni singolo volume.

Il titolo del romanzo si riferisce a quella che Bradbury riteneva essere la temperatura di accensione della carta a pressione di una atmosfera e che nel Sistema Internazionale corrisponde a circa 506 K, 233 °C anche se nel testo non vi si fa riferimento: infatti questa cifra compare solo sull’elmetto da pompiere del protagonista Montag. In realtà la temperatura d’accensione della carta dipende dal suo spessore: quella di giornale si accende per esempio a 185 °C, quella da lettera a 360 °C.


2- 1984 DI GEORGE ORWELL

«La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.»
1984. Il mondo è diviso in tre superstati in guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. L’Oceania, la cui capitale è Londra, è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Insomma: tranne vivere, se non secondo i dettami del Grande Fratello. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità…

1984 è uno dei romanzi più celebri di George Orwell, pubblicato nel 1949 ma iniziato a scrivere nel 1948 (anno da cui deriva il titolo, ottenuto appunto dall’inversione delle ultime due cifre).
Le Mond lo posiziona al 22º posto della classifica dei 100 migliori libri mai scritti.


3- IL MONDO NUOVO – RITORNO AL MONDO NUOVO DI ALDOUS HUXLEY

Scritto nel 1932, “Il mondo nuovo” è un romanzo dall’inesausta forza profetica ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, nel quale ogni aspetto della vita viene pianificato in nome del razionalismo produttivistico e tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi da fame, guerra, malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. In cambio del benessere fisico, però, devono rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento, a ogni manifestazione della propria individualità. Al romanzo seguono la prefazione all’edizione 1946 del “Mondo nuovo” e la raccolta di saggi “Ritorno al mondo nuovo” (1958), nelle quali Huxley tornò a esaminare le proprie intuizioni alla luce degli avvenimenti dei decenni centrali del novecento. 

Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società, tratteggiando una distopia in cui l’uomo vive in un drammatico limbo esistenziale. Il ritratto tracciato dall’autore di questo mondo nuovo è freddo e distaccato, ma vi traspare una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi del dramma, sui quali Huxley si sofferma.


4- MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE? DI PHILIP K. DICK

Nel 1992 la Guerra Mondiale ha ucciso milioni di persone, e condannato all’estinzione intere specie, costringendo l’umanità ad andare nello spazio. Chi è rimasto sogna di possedere un animale vivente, e le compagnie producono copie incredibilmente realistiche: gatti, cavalli, pecore. Anche l’uomo è stato duplicato. I replicanti sono simulacri perfetti e indistinguibili, e per questo motivo sono stati banditi dalla Terra. Ma a volte decidono di confondersi tra i loro simili biologici. A San Francisco vive un uomo che ha l’incarico di “ritirare” gli androidi che violano la legge, ma i dubbi intralciano a volte il suo crudele mestiere, spingendolo a chiedersi cosa sia davvero un essere umano.

Scritto da Philip Dick nel 1968 è stato tratto dal romanzo, il celebre film Blade Runner di Ridley scott. Infarcito dei temi tipici dello scrittore statunitense (cos’è reale e cosa non lo è, cosa è umano e cosa no, le droghe la repressione poliziesca, le difficili relazioni con le donne, i simulacri), è ritenuto da alcuni inferiore a capolavori quali Ubik o La svastica sul sole mentre altri critici lo ritengono da inserire a pieno titolo nel novero delle opere maggiori.


5- IL RACCONTO DELL’ANCELLA DI MARGARET ATWOOD

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno Stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Difred, la donna che appartiene a Fred, ha solo un compito nella neonata Repubblica di Galaad: garantire una discendenza alla élite dominante. Il regime monoteocratico di questa società del futuro, infatti, è fondato sullo sfruttamento delle cosiddette ancelle, le uniche donne che dopo la catastrofe sono ancora in grado di procreare. Ma anche lo Stato più repressivo non riesce a schiacciare i desideri e da questo dipenderà la possibilità e, forse, il successo di una ribellione.

Margaret Atwood ha iniziato a scrivere il romanzo nella primavera del 1984, durante il suo soggiorno a Berlino Ovest per poi completarlo in Alabama nel 1985; il titolo assegnato provvisoriamente all’opera era Offred (dal nome della protagonista, tradotto in italiano come Difred), per poi assumere quello definitivo di The Handmaid’s Tale a circa metà del lavoro.
Il titolo finale si ispira a quelli usati da Geoffrey Chaucer nei Racconti di Canterbury (Il racconto del mercante, Il racconto del Frate,ecc). Benché il filo conduttore dell’opera sia quello del “cosa accadrebbe se…”, la scrittrice non ha voluto inserire nel romanzo invenzioni fantasiose o eventi irreali, limitandosi a concatenare tra di loro fatti già avvenuti e comportamenti umani già messi in pratica in altre epoche o paesi.

L’opera ha venduto milioni di copie in tutto il mondo sollevando nel frattempo vivaci polemiche per i forti temi trattati, tanto da essere stato messo al bando in alcune scuole superiori; di contro è diventato una bandiera di alcuni movimenti di protesta a sostegno dei diritti delle donne. 


6- NOI DI EVGENIJ ZAMJATIN

È la fine del terzo millennio, l’umanità vive in uno spazio ipermeccanicizzato e socialmente ipercontrollato, chiuso dalla Muraglia Verde. Gli individui non hanno più un nome, sono alfanumeri. Come D-503, ingegnere al lavoro sul progetto dell’ Integrale , la nave spaziale destinata a esportare su altri pianeti il perfetto ordinamento politico dello Stato Unico, dove ogni attività è disciplinata, standardizzata e, soprattutto, visibile a chiunque: tutti gli edifici sono di vetro. È proprio D-503 a raccontare la vicenda della ribelle I-330 e del suo piano per dare inizio a una nuova rivoluzione.

Scritto tra il 1919 e il 1921, prontamente censurato (uscito in inglese nel 1924, nel 1952 in russo ma a New York, e solo nel 1988 in URSS). È un romanzo a carattere satirico ambientato nel futuro ed è spesso considerato un capostipite del genere dell’utopia negativa o distopia.
In esso il totalitarismo e il conformismo caratteristici dell’Unione Sovietica del primo Novecento vengono portati agli estremi, dipingendo un’organizzazione statale che individua nel libero arbitrio la causa dell’infelicità, e che pretende di controllare matematicamente le vite dei cittadini attraverso un sistema di efficienza e precisione industriale.

Fu scritto in seguito alle esperienze personali dell’autore durante la Rivoluzione russa del 1905 e quella del 1917.


7- IL TALLONE DI FERRO DI JACK LONDON

California, anno 419 della Fratellanza dell’Uomo, XXVI secolo dell’era volgare. Lo storico Anthony Meredith ritrova nascosto nel tronco di una quercia il Manoscritto che Avis, moglie e compagna del rivoluzionario Ernest Everhard, ha lasciato incompiuto nel 1932, prima di essere giustiziata dai Mercenari dell’Oligarchia. Nelle pagine scrupolosamente annotate da Meredith si narrano «gli anni turbolenti compresi fra il 1912 e il 1932», quando Stati Uniti, Canada, Messico e Cuba sono schiacciati sotto il “tallone di ferro” di una dittatura protofascista e un manipolo di coraggiosi rivoluzionari tenta, invano, di rovesciarla. Il momento culminante è la carneficina della Comune di Chicago (episodio in cui confluiscono le suggestioni della rivoluzione russa del 1905 e del terremoto di San Francisco del 1906). Sopravvissuta alla prigione e al massacro, protetta da una nuova identità, Avis rievoca gli astratti furori di Everhard e la violenza perfettamente orchestrata dell’Oligarchia in maniera vivida, con una totale adesione sentimentale che – chiosa Meredith – «restituisce la percezione in diretta di quell’epoca terribile».

Considerato come “la prima delle distopie moderne”, tratta dell’ascesa di un’oligarchia dittatoriale negli Stati Uniti. In questo romanzo viene presentata nella maniera più esplicita la visione socialista dell’autore, dove lo scontro che si concretizza è tra il sottoproletariato urbano e la borghesia, detentrice dei mezzi di produzione, della morale dominante e della conoscenza.