Dietro le quinte: a scuola (anche) di consigli letterari con Sara @sbarbine_che_leggono

Tra le persone più attive e che più hanno capito le potenzialità di comunicare i libri attraverso i social si trova Sara, in arte @sbarbine_che_leggono. Insegnante e lettrice appassionata per la nostra rubrica Dietro le quinte ci ha raccontato cosa significhi insegnare a scuola oggi, tra consigli di lettura per ragazzi e tanta voglia di mettersi in gioco. Ne è emersa una piacevolissima chiacchierata.

Innanzitutto, presentati! E toglici anche  una curiosità… da dove deriva il tuo nickname @sbarbine_che_leggono?

Ciao a tutti! Io sono Sara, nella vita da qualche anno insegno a scuola (in tre anni in tre diversi licei, perché sono una prof precaria) e sono una romagnola che ha vissuto per un sacco di tempo a Bologna, studiato letteratura in triennale e magistrale, e sognato per un breve lasso di tempo di lavorare nel mondo dell’editoria, prima di scontrarmi con la realtà e approdare nel mondo della scuola, che dal mio punto di vista offre un lavoro molto più gratificante (e  remunerativo). Il nickname è ispirato alla canzone di una nota band bolognese degli anni Settanta, gli Skiantos. Il pezzo “rock demenziale” in questione  è “Mi piaccion le sbarbine”. Dunque il nick è un omaggio alla mia città adottiva, e voleva ricordare a tutti i malpensanti che i giovani leggono, e leggono tanto. Infatti, mentre frequentavo un master post laurea in editoria, ho scoperto che in Italia, nonostante le solite frasi fatte, i giovani rappresentano la più grossa fascia di lettori. 

Com’è nata la tua passione per la lettura?

Ho sempre amato leggere, fin da bambina, e ricordo ancora oggi la gioia delle parole stampate quando ho scoperto come decifrarle. La passione è nata prima in famiglia: siamo tutti lettori e mi sono sempre addormentata con le storie della buonanotte. Mio fratello maggiore, poi, è stato per me una guida nel labirinto della letteratura, indirizzandomi e regalandomi i primi romanzi che hanno fatto scattare la scintilla, come Harry Potter, quando avevo a malapena l’età dei tre protagonisti della saga. Altre presenze importanti sono state le mie maestre durante le scuole elementari, che mi hanno sempre incoraggiato, e una professoressa di italiano meravigliosa quando frequentavo le scuole medie, che mi ha convinta delle mie capacità e incoraggiata a leggere e a scrivere.

Parli attivamente sui social di libri. Quali sono, secondo te, i pregi e i difetti di questo tipo di comunicazione? 

Parlare sui social dei libri mi ha permesso di incontrare altri meravigliosi lettori forti (a volte virtualmente, a volte davanti a una birra), di condividere quella che è da sempre la mia più grande passione (senza dover ammorbare amici e familiari non lettori), di collaborare con case editrici che hanno fatto sì che potessi leggere tutte le novità che desideravo senza andare a vivere sotto i ponti e di  imparare ad utilizzare delle piattaforme (ig, titkok) e dei programmi (ligthroom e altre app di photo editing) che non avrei mai imparato a sfruttare senza l’esigenza di creare contenuti. Questi sono i principali  pro. Tra i contro annovererei i leoni da tastiera (qualche insulto gratuito e qualche haters sono inclusi nel pacchetto), gli scaffali strabordanti (se prima possedevo tanti libri, ora possiedo TANTISSIMI libri, e a livello di spazio ultimamente questo sta diventando un problema) e, talvolta, l’abuso che faccio dei social. Ovviamente creare contenuti implica passare del tempo davanti allo schermo e non sempre è semplice regolarsi e non esagerare, soprattutto quando ci si diverte.

Di professione sei un insegnante: quanto ha influito questo lavoro sulle tue letture?

Durante l’anno devo sempre studiare. Infatti, un insegnante (soprattutto una novellina come me) impiega moltissimo tempo a preparare le lezioni, leggere testi letterari o mallopponi di storia, e questo talvolta mi induce ad avere meno voglia, durante i mesi di scuola, di leggere classici fuori programma o testi particolarmente densi, lenti e impegnativi, che non siano quelli che sto studiando e utilizzando per preparare le lezioni. D’altra parte, insegnare mi fa entrare in contatto con altri docenti: qualche volta professionisti di altissimo livello, con cui è bellissimo confrontarsi e grazie ai quali sento di potermi arricchire e formare ulteriormente. Ad esempio quest’anno una mia collega –  e amica – ha tenuto una conferenza sulla poetessa Patrizia Cavalli, consigliandomi alcune sue raccolte e incantandomi con le sue spiegazioni.

Hai mai ricevuto consigli di lettura dai tuoi studenti? E quali libri invece, se ne hai suggerito, sono stati più apprezzati dai ragazzi delle tue classi?

Certo, ho ricevuto e soprattutto dato consigli di lettura. Nelle classi in cui insegno italiano tendo ad assegnare ogni mese una lista di titoli a scelta tra i quali selezionare una lettura da fare per casa e di cui discutere poi insieme in classe. Alcuni dei romanzi proposti sono passati di mano in mano e hanno appassionato buona parte della classe. Quest’anno insegnavo italiano in prima liceo e tra i titoli più amati ci sono stati “Cercando Alaska” e “Città di carta” di John Green, “Come uccidono le brave ragazze” (e seguiti) di Holly Jackson, “Uno di noi sta mentendo” di Karen McManus e “Teddy” di Jason Rekulak.

Quanto credi che sia importante la scuola per far sì che i ragazzi apprezzino la lettura?

Penso che sia fondamentale e che sia un dovere del bravo insegnante provare a fargliela apprezzare. Questo non significa imporre una rosa di titoli che riteniamo fondamentali e insistere affinché tutti loro li leggano e li amino, ma dar loro modo di esplorare i generi letterari, scoprire i propri gusti e affinarli un passo alla volta. A quindici anni leggevo “Twilight” e credevo che fosse il romanzo migliore di sempre. E allora? Non si diventa lettori di classici se prima non si ha sviluppato quella passione per la lettura che ci rende agevole passare ore e ore a sfogliare le pagine, e non è nemmeno importante che tutti diventino lettori di classici. Per me la lettura è un porto sicuro nel mare agitato della vita, e vorrei che lo diventasse anche per loro.

Quali sono i tuoi tre libri preferiti? Siamo consapevoli che per un amante della lettura è infatti difficile individuarne solo uno…

Trovo difficilissimo selezionarne solamente tre. Ti citerò tre titoli particolarmente rappresentativi per me: “Harry Potter” mi ha fatto perdere la testa per i libri ed è stata per me, per  tanti anni, La Saga;  “Dio di illusioni” ha raccontato il rapporto simbiotico e fuori dallo spazio e dal tempo che condividevo con i miei amici durante gli anni dell’università; “Persone normali” mi ha fatto sentire compresa con i miei amori sfigati dei 25 anni, mentre affondavo in un rapporto liquido, che mi faceva a pezzi e, nella fase della ricostruzione, mi aiutava a definirmi come persona.  Aggiungo un titolo bonus, “Il giovane Holden” (nella traduzione della grande Adriana Motti), letto per la prima volta quando avevo 16 anni e di letteratura non sapevo ancora chissà cosa, ma capace di scartavetrami il cuore; il perché l’ho capito solo dopo, studiando l’opera, l’autore e il contesto storico, tuttavia qualcosa nella solitudine disperata di Holden e nel suo disperato tentativo di fuggire da un mondo ipocrita mi erano rimasti dentro.

E invece quali sono tre libri che proprio non hai sopportato.

Solitamente non sopporto i titoli strappalacrime, perché quando la concentrazione di tragedie diventa troppo elevata tendo a sentirmi manipolata dall’autore. Se un libro deve scuotermi a livello emotivo, lo deve fare senza che io mi renda conto del “processo”. Non so se mi spiego… Da questo punto di vista, non ho sopportato “Tre” della Perrin, “Non ti muovere” della Mazzantini e “Qualcuno con cui correre” di Grossman.

Qual è il progetto letterario di cui vai più fiera?

Forse la Gufo Readathon Italia, ovvero la maratona di lettura a tema Harry Potter che dal 2019 organizzo insieme ad altre bookstagrammers, solitamente durante le vacanze natalizie. E’ un’iniziativa che ci ha confortato anche durante i diversi lockdown del 2020-21 e alla quale sono particolarmente legata; per me la dimostrazione reale  che leggere unisce e ci salva.

Il tuo più grande sogno nel cassetto (se si può sapere 😊 )

I sogni nel cassetto sono tanti: tra questi poter ritornare a settembre nello stesso liceo di quest’anno (e magari avere una o più delle mie classi), ricominciare a vivere con il mio ragazzo dopo un periodo di lontananza per motivi di lavoro, fare un viaggio insieme alla mia famiglia; in generale essere felice e vedere felici le persone che amo.