Di me non sai: un romanzo sul desiderio di essere amati

Dalle dinamiche del desiderio e dalla sublimazione dei sentimenti attraverso la sessualità ( o forse la ricerca?) nasce la storia tra Lucio e Davide, narrata in Di me non sai dall’esordiente Raffaele Cataldo per Accento Edizioni.

Di me non sai

       
CORPO: ogni pensiero, ogni emozione, ogni interesse suscitato nel soggetto amoroso dal corpo amato.
2. A volte, un’idea balena nella mia mente: mi metto a scrutare lungamente il corpo amato (come il narratore davanti al sonno di Albertine). Scrutare vuol dire frugare: io frugo il corpo dell’altro, come se volessi vedere cosa c’è dentro, come se la causa meccanica del mio desiderio si trovasse nel corpo antagonista (sono come quei bambini che smontano una sveglia per sapere che cos’è il tempo). Questa operazione viene condotta in maniera fredda e stupita; son calmo, attento, come se fossi davanti ad uno strano insetto di cui improvvisamente non ho più paura. Certe parti del corpo sono particolarmente adatte a questa osservazione: le ciglia, le unghie, l’attaccatura dei capelli, gli oggetti molto particolari. E’ evidente che in quel momento io sto feticizzando un morto.  La prova è data dal fatto che, se il corpo che sto scrutando si scuote dalla sua inerzia, se si mette a fare qualcosa, il mio desiderio cambia; se, per esempio, vedo l’altro pensare, il mio desiderio cessa di essere perverso e ridiventa immaginario: io ritorno dall’Immagine a un Tutto: io amo di nuovo. (Io guardavo tutto del suo volto, del suo corpo, con distacco: le sue ciglia, l’unghia del suo alluce, la sottigliezza delle sue sopracciglia, delle sue labbra, il colore di smalto dei suoi occhi, un certo neo, un certo modo di tenere le dita fumando; ero affascinato – dato che, alla fin fine, la fascinazione non è altro che il punto estremo del distacco – da quella specie di statuina colorata, smaltata, vetrificata, nel quale potevo leggere, senza capirci nulla, la causa del mio desiderio).

La sessualità e il corpo

Come il corpo per l’innamorato secondo Barthes, il corpo è uno degli elementi fondamentali di Di me non sai perché attraverso il corpo è possibile rintracciare piccole tracce d’amore qui e lì per i sentieri isolati. Questo permette a Lucio di avvicinarsi a Davide, più giovane di lui.

Lucio è ossessionato da Davide, dal suo corpo, dalla sua presenza, dal suo carattere così timido e schivo. Vuole impossessarsi di lui fisicamente ed emotivamente nella speranza di fare breccia nel suo cuore. Ma il mondo in cui vivono Lucio e Davide è fatto di rapporti occasionali sul social Dorian, alla ricerca di soddisfazione fisica e probabilmente anche di qualcuno per cui provare veri sentimenti. Talvolta, i due sono talmente immersi nella loro ricerca da non accorgersi che quei sentimenti sono intorno a loro. Lucio vede in Davide qualcosa di diverso, qualcosa che spera possa condurlo verso una relazione vissuta alla luce del sole.

Di me non sai

Tuttavia, i punti di vista dei due personaggi sono contrapposti e l’autore riesce abilmente a descrivere il loro rapporto scandendo i capitoli in pochissime pagine e mostrando al lettore che Lucio e Davide camminano su due rette parallele che non si incontrano e non si incontreranno mai. Nonostante i due intraprendano una relazione vera e propria fatta di cene, incontri e gite al mare, la distanza tra loro è sconfinata.

Il più inoppugnabile è Davide, che sembra nascondere molto più di un segreto, forse un’ossessione del passato che si traduce in una domanda che non ha e non avrà mai risposta: perché Lorenzo lo ha lasciato, sparendo nel nulla? E mentre Davide prosegue nella sua ardua ricerca attraverso i ricordi del passato, Lucio prova dei forti sentimenti per lui  e vorrebbe che la loro relazione non fosse soltanto quella di due corpi che trovano soddisfazione reciproca. Il corpo è l’unico a essere appagato, è l’unico che esige ancora e ancora soddisfazione in quella lunga estate pugliese.

Lo accarezza fino alle spalle, poi torna al fianco. Morbidezze e spigoli. Accarezza l’ovale del ginocchio come un amuleto. Le natiche, l’ombra tra le scapole. Non sa cosa sta facendo. Vuole solo sentirlo lì, ancora un po’, sotto le dita. Capire come possa avere tutto ciò che ha anche lui, eppure sembrare così nuovo.

L’incomunicabilità e l’alienazione

Ma non è sufficiente. Anche il cuore e  l’anima ferita di Lucio esigono soddisfazione, una soddisfazione che i cari non riescono a dargli e che si traduce in incomunicabilità perché l’amore chiede altro amore ed è difficile convivere con il fardello di non riuscire a essere compresi. Anche Davide vive il problema dell’incomunicabilità e dell’alienazione nei confronti dei suoi genitori, troppo immersi in se stessi per comprendere il vuoto di loro figlio.

Proprio quell’incomunicabilità costituisce il rapporto tra Lucio e Davide, costituito da abitudinarie cene insieme e dal passaggio della figura nuda di Davide per le stanze dell’appartamento di Lucio. Quell’abitudine rappresenta un bozzolo illusorio di un sentimento che non attecchisce nel cuore di Davide, perché il suo è un cuore ormai indurito dalle relazioni passeggere, di rapporti occasionali quasi meccanici e dalla scomparsa di Lorenzo priva di motivazioni. E il gesto di vivere le relazioni sessuali in modo casuale con persone sconosciute, in maniera meccanica e necessaria pone per Davide le condizioni di un’alienazione da se stessi e soprattutto dagli altri forse nel tentativo di espiare una colpa nei confronti del passato o forse tentando di annullare se stesso, l’esistenza del proprio corpo e di quelle briciole d’amore provate con Lorenzo.

Ma quello di Lorenzo era davvero amore? E il punto di vista di Davide e il suo modo di agire, a tratti spigoloso, freddo, scostante e a tratti vivido, presente in quella ricerca spasmodica di risposte ricordano tanto l’idillio d’amore pasoliniano “Amado mio” nel quale il protagonista Desiderio (personificazione e non) cerca di espiare il proprio senso di colpa attraverso l’atto carnale:

Avevo letto proprio in quei giorni per non dimenticarli mai più due passi del Foscolo: “La colpa è purificata dall’ardore della passione, e la verecondia abbellisce la confessione della libidine …”, “Non sì tosto la passione incomincia ad assumere l’onnipotenza del fato, ed opera come se fosse la sola divinità della vita, ogni tinta di impudicizia, d’infamia e di colpa dileguasi”. E questo astratto, eterno momento di purificazione del desiderio si faceva per noi tangibile nel tempo di quelle sere, di quella luna che vigilava fredda e inosservata i campi tra San Pietro e Viluta.

Pur facendo riferimento alla colpa dell’eros omosessuale, Pier Paolo Pasolini parla di espiazione del corpo attraverso il corpo e allo stesso modo vive Davide, espiando i propri sensi di colpa con il corpo, in maniera del tutto casuale e priva di emozioni.

La fragilità e poi la speranza

Ogni qual volta Lucio tenta di avvicinarsi a Davide, lui erge un muro altissimo e impenetrabile che lo scherma da qualsiasi sentimento nei confronti di Lucio. Tuttavia, in un primo tempo Lucio si illude di poter instaurare qualcosa di serio con Davide, tanto da non curarsi del fatto che il ragazzo non racconti nulla del proprio passato e soprattutto del suo rapporto con Lorenzo. Ma Lorenzo si rivelerà uno spettro da inseguire inutilmente e Davide si lascerà travolgere dalla propria fragilità.

Si parla anche di fragilità in questo romanzo: una fragilità immediata in Davide e un crescendo per Lucio, che desidera essere amato intensamente.

Lucio gli chiedeva sempre di fermarsi a dormire. Nessuno gliel’aveva mai chiesto prima di lui. Era bello che qualcuno glielo chiedesse. Alcune sere Davide era semplicemente troppo debole per dirgli no.

Lucio prova con tutto se stesso a stare al suo fianco, ma Davide è sfuggente, non parla di se stesso e neanche di quello che fa. L’abisso che li divide finisce per sommergerli completamente, lasciando in Lucio una ferita profonda, quasi come se qualcuno lo avesse ferito ai polmoni, togliendogli definitivamente il respiro. Ma forse non tutto è perduto. 

Forse, nonostante il dolore di una ferita mortale è possibile tentare di andare avanti. Forse, anche i rapporti più burrascosi possono essere recuperati. Forse, una speranza esiste per ognuno di noi.

Una questione di stile

La scrittura di Raffaele Cataldo è asciutta, essenziale. Le descrizioni degli ambienti tipicamente estivi o urbani sono semplici ma estremamente accurate. Ciò che conta nella prosa del romanzo è il ritmo con il quale procede la relazione tra Lucio e Davide, i loro punti di vista e le loro emozioni.

Sono evidenti i riferimenti pasoliniani (per l’appunto ai romanzi di natura intimistica) riguardo alla bellezza acerba ed efebica di Davide e quelli tondelliani per l’analisi interiore che i protagonisti fanno di se stessi. I protagonisti approfondiscono se stessi e il modo di vivere il proprio eros attraverso un flusso di coscienza che non è sconnesso e totalmente fluido, ma articolato e ponderato, così da permettere al lettore di immergersi e vivere in prima persona i sentimenti dei personaggi.

In definitiva, Lucio e Davide, in questo romanzo, esprimono continuamente la volontà e il desiderio di essere amati, di dare amore e riceverlo, di ricercare quell’amore che possa renderli appagati in modo assoluto.