Decluna: una storia horror per parlare di radici

Immaginate di stare sotto il caldo assolato di questi giorni, il ronzio di qualche insetto nelle vicinanze, la polvere che imbianca le strade. Siete in un piccolo paesino del centro Italia, di quelli inerpicati sugli Appennini e popolati principalmente da anziani. Vi girate attorno, ma nessun negozio è aperto, non vedete alcuna persona nei dintorni e vi imbattete in una stampa ingiallita. C’è una piazza rappresentata, colma di gente, e un palo da cui sembra penzolare qualcosa di agghiacciante. La piazza è proprio quella in cui siete. Benvenuti a Decluna.

Uscito nel 2020 per Moscabianca Edizioni, “Decluna” di Federica Leonardi è un romanzo che non può lasciare indifferenti. Viaggiando tra folk horror e weird, Leonardi ci conduce in una storia fatta di radici che riaffiorano, paganesimo e il bisogno di conoscersi.


Autrice: Federica Leonardi

Titolo: Decluna

Casa editrice: Moscabianca Edizioni

Anno di pubblicazione: 2020

Numero di pagine: 311

Conoscere e conoscersi: al centro di “Decluna”

Alba è una giovane donna di trent’anni, che vive con una compagna e da piccola è stata abbandonata dalla madre.

Un giorno, un uomo la contatta per dirle che Camilla, la madre, è venuta a mancare e che tra le sue ultime volontà c’è quella di avere la figlia lì, a Decluna, paesino del profondo Lazio, per il suo funerale.

Quello che Alba non sa è che questo viaggio non servirà solo a conoscere meglio la madre, di cui non conserva pressoché ricordi, ma anche se stessa e come quella cittadina fantasma che si rianima solo nei tre giorni di festa popolare per la Santa sia collegata alla sua vita.

«Di quei sogni non mi è rimasto nulla. Si sono seccati in fretta.
E i tuoi sogni, Alba, come sono? Riesci a farne di felici o anche tu ti svegli nel cuore della notte, e resti in attesa, trattenendo il fiato, ad ascoltare i gemiti di quella cosa che striscia nell’ombra e si avvicina sempre di più, sempre più vicina, piena soltanto del desiderio di farti sua?»

Il bello di questa storia, in cui ogni capitolo presenta all’inizio stralci della lettera di Camilla alla figlia, è il vedere pian piano i cambiamenti in Alba, avvertire il pericolo che si nasconde dietro sorrisi bonari e sapere che il baratro è lì, a pochi passi. Nemmeno la presenza di Elena, compagna di Alba e antropologa di professione, nonché voce utilissima perché ci permette di dare una spiegazione sensata a ciò che vediamo, può cambiare ciò che è in un certo senso già scritto.

«Se il diavolo ha detto che ti vuole, prima o poi ti riprende. È inutile scappare.»

– Federica Leonardi, Decluna

Tra realismo e folklore alla ricerca delle proprie radici

In “Decluna” si respirano gli anni ‘90, con lettori CD, telefoni a gettoni e macchine fotografiche d’altri tempi. Ma soprattutto si avverte la calura opprimente, la polvere sulle strade e gli sguardi biechi di chi lì, in quel paesino vive da sempre. E tu, che cammini con lo sguardo eccitato di chi si aspetta qualcosa di folkloristico, non capirai mai nulla.

I personaggi di “Decluna” sono tutti complessi, e quelli che nel paesino vivono anche inquietanti. Impossibile non provare per Olga e Bruno, i due che si offrono di ospitare Alba, un misto di interesse e sospetto. Allo stesso modo, ci si affida ad Elena, mente scientifica e curiosa, con la speranza (vana) di evitare si scateni l’orrore.

Leonardi delinea con profondo realismo Alba, trentenne queer piena di dubbi, che ci conduce in questo viaggio di scoperta e riscoperta, un cammino in cui le origini sono fondative, riemergono dalle profondità e ti avviluppano strette. Alba cerca di rimettere insieme i pezzi della sua vita, affidandosi, sempre con una certa perplessità a livello conscio, alle persone che sono collegate alla madre Camilla. Ha così bisogno di sentirsi appartenere a qualcosa, che quasi ignora i vari campanelli d’allarme che prima piano, poi sempre più insistenti, si avvertono. E Decluna, la città e la santa, la accoglie a braccia aperte, dandole non solo senso di comunità e di famiglia, ma anche amore, sebbene si tratti di un sentimento malato.

L’orrore è lì, lo si percepisce dagli inizi, come quando si avverte un pericolo alle spalle, anche se non lo si scorge. Quando, però, esplode è troppo tardi e Leonardi dipinge con bravura scenari spaventosi, agghiaccianti, intrecciando folk horror e weird.

Decluna non esiste. Ovviamente. Ma esiste Terracina, che di Decluna è un frammento. […] A Terracina, scrivono gli agiografi, si celebravano sacrifici umani. Era sempre un ragazzo, il prescelto. Il più bello della città. Vestito come un re, adorato come un dio. Per un anno intero, Apollo incarnato. Il primo gennaio, moriva. Si immolava. Lui e un cavallo. Perché la città prosperasse. […]

– Federica Leonardi in un suo post Instagram

A chi lo consiglio

Vorrei dirvi che “Decluna” può essere letto e apprezzato da chiunque, perché io ho amato questo libro con ogni fibra di me. La realtà è che si tratta di un folk horror e chi è più sensibile potrebbe rimanerne infastidito.

Quello che posso dirvi con certezza è che entrare a Decluna è varcare una soglia, venendo a contatto anche con paure nascoste e dimenticate. È conoscere, anche se in forma romanzata, parti di storia dei nostri territori, partecipare a riti ancestrali.

In ultimo, se avete apprezzato “Midsommar”, film folk horror di Ari Aster, non potrete che amare la storia di Alba, di Decluna e il suo percorso di rinascita.