Dare la vita: Michela Murgia continua a parlarci

È difficile tornare a parlare di Michela Murgia ed è difficile anche leggere “Dare la vita”, un suo libro uscito postumo, e quindi non “sistemato” come avrebbe dovuto esserlo. E lo è perché è un attimo lasciarsi prendere dall’emozione di avere ancora la possibilità di ascoltare la sua voce vergata nella carta.

Michela Murgia, infatti, scrittrice sarda e militante femminista, ci ha lasciati nell’agosto dello scorso anno a causa di una malattia che ha sempre affrontato come un’opportunità per sentirsi libera. Ad inizio 2024, Rizzoli ha pubblicato “Dare la vita”, un saggio, o meglio una raccolta dei suoi pensieri, sul concetto di famiglia queer che ha vissuto fin proprio alla fine.

Il fervente dibattito dietro al concetto di “dare la vita”

Negli ultimi tempi, Murgia ha parlato in diverse interviste del suo concetto di essere famiglia e di essere madre, sebbene già lo avesse fatto in passato. E questo è chiaro nella struttura stessa del pamphlet. Non tutto il contenuto, infatti, è legato agli anni ’20 del 2000, ma diverse sezioni sono da collocare decisamente indietro nel tempo, quasi fino a vent’anni fa.

L’interrogativo sul “dare la vita”, spesso associato all’esperienza generativa naturale (e basta), è diramato in riflessioni che non hanno sempre risposta. Ciò che Murgia lascia a noi, la sua eredità, è che il dibattito continui.

«Quando qualcosa non vi torna, datemi torto, dibattetene, coltivate il dubbio per sognare orizzonti anche più ambiziosi di quelli che riesco ad immaginare io. La mia anima non ha mai desiderato generare né gente né libri mansueti, compiacenti, accondiscendenti. Fate casino.»

– Dare la vita, M. Murgia

Murgia parte proprio con il tema della genitorialità, soffermandosi sul concetto di “gravidanza” interconnesso a quello di maternità”. In particolare, così come spesso ha fatto in altri suoi testi (ad esempio “Stai zitta!” pubblicato per Einaudi nel 2021), pone l’accento sulle parole che usiamo per definire il mondo che viviamo. Per una donna incinta spesso ci si serve dell’espressione “stato interessante”. Si potrebbe, quindi, quasi pensare che, fuori da quel contesto, il corpo femminile smetta di essere degno di nota. E a darle ragione sono le politiche attuali, che vogliono le donne pronte a fare figli già a 18 anni, ma non offrono alcun supporto concreto a chi i figli poi davvero li mette al mondo. Con buona pace della senatrice Mennuni.

«Per far crescere un bambino ci vuole un villaggio, dice un antico detto africano, ma la politica continua a ripetere l’esatto contrario: per far crescere un villaggio ci vogliono bambinə, e siccome non lə fate, la colpa della decrescita è la vostra.»

– Dare la vita, M. Murgia

I diversi modi in cui si può “dare la vita”

“Dare la vita” è un pamphlet denso, perché nelle sue 128 pagine racchiude un mondo di pensieri e di vita. Ma ancora di più: è un testo generativo: ciò di cui parla Murgia non è statico, ma in divenire. Non è fermo e deciso, ma oggetto di discussione.

Non bisogna aspettarsi un saggio con risposte preimpostate o ben definite. E questo non perché Murgia non abbia fatto a tempo, quanto proprio per l’intento con cui è stato scritto. Moltissimi sono gli spunti che vengono presentati, a partire dal suo modo di essere madre, non di sangue, ma d’anima. Il concetto di famiglia queer e di queerness ne sono un esempio lampante.

Pensare che la “famiglia” possa ampliarsi, passando dalla dimensione della parentela a quella di scelta, è senza dubbio un passo che non è semplice fare. O almeno non per chiunque. Per non parlare della profonda e complessa questione della gestazione per altri, che porta con sé dubbi e ostilità. Il punto spesso è legato ai bambini, a come potrebbero vivere determinate situazioni e come potrebbe impattare su di loro. La risposta di Murgia è sicuramente d’impatto, ma che permette di riflettere sul concetto d’amore:

«A nessuno in realtà importa una beneamata minchia di cosa pensano le bambine e i bambini. Il bambino, la bambina, abbraccia quel che trova e ama quel che offri da abbracciare. Si spera che si cerchi di dargli il meglio, certo. Ma chi decide cosa è questo meglio?»

– Dare la vita, Michela Murgia

Un testo necessario, ma…

“Dare la vita” è un testo sicuramente necessario, seppur con qualche pecca.

Il suo non essere un testo sistemato certamente ci porta una Murgia più autentica e senza filtri, ma in certi passaggi resta confusa. O meglio, è nebbiosa la percezione che si può avere. In alcuni casi, benché si possa conoscere la sua produzione o anche i suoi vari interventi social, è evidente una poca linearità, che porta ad avere anche ripetizioni.

Forse per questo credo sia un pamphlet importantissimo per le tematiche e per la voce di Murgia che continua a parlarci, ma che non riesce ad arrivare come dovrebbe. A maggior ragione a chi è più lontano dalle sue idee e che, però, potrebbe volersi mettere in discussione.