Dante Alighieri: poeta e politico attivo

Dante Alighieri, il Sommo Poeta, padre della lingua italiana è tra gli intellettuali italiani più celebri e studiati ancora oggi. Sono numerose le diatribe tra storici e filologi sulle opere di Alighieri ma anche sul suo passato politico, spesso al centro di vere e proprie discussioni, per quell’animo “fugace” alla costante ricerca di libertà. Una libertà la sua, sudata a suon di parole, opere emblematiche, poesie d’amore e impegno politico.

Eppure nonostante siano trascorsi secoli e secoli dal momento storico di riferimento, il Duecento, piuttosto che soffermarsi sugli aspetti letterari di un uomo che ha cambiato il modo di intendere la cultura italiana, gettando le basi della moderna linguistica, ancora si continua a discutere su due concetti che dovrebbero essere superati: Destra e Sinistra.

Due fazioni, si può dire due ideologie alle quali ciascuno liberamente e senza ledere nessuno, può scegliere di appartenere.

Ma perché avviluppare la poetica dantesca in un contenuto di tipo prettamente ideologico e politico? Si potrebbe pensare che ciò dipenda dalle questioni politiche all’interno delle quali si trovó coinvolto Dante Alighieri. Ma è sufficiente per far nascere una polemica?

L’origine della polemica

Dante Alighieri partecipò con passione all’evoluzione politica del suo tempo, osservandone e analizzandone con attenzione le condizioni economiche e sociali e le ripercussioni sulla società.  Fu un critico pungente della rapida involuzione della sua città, Firenze, che, a cavallo tra il Duecento e il Trecento, divenne la capitale finanziaria del mondo. Da attento osservatore interpretó l’evolversi di quel potere, nelle vesti di intellettuale e poeta, ma anche come studioso,  e con tanta curiosità, trasformatasi poi in partecipazione attiva e infine in amarezza, dettata dall’esilio. Un duro colpo per il Sommo poeta, che credeva in quel progetto e lo aveva fatto proprio prendendone parte. 

Deluso dei suoi concittadini, che lo condannarono ingiustamente al rogo, costretto a lasciare l’amata Firenze, Dante forma con altri fuoriusciti (esiliati anch’essi) un “movimento” per rientrare in città. Sono anni di grandi speranze e di intense trattative, in cui si arriva perfino a formare una strana alleanza fra esuli bianchi e forze ghibelline. 

Parlare di alleanza fa sempre un certo effetto, soprattutto se il riferimento è ad una personalità culturale, ad un intellettuale che non ha mai smesso di far parlare di sè attraverso le proprie opere, e in questo caso anche a causa di scelte non sempre condivise.

Perché Dante Alighieri non era di “destra”

L’ideologia di Dante era forte, oltre ad essere ben radicata nel suo cuore di porta. Uomo e cantore di amore, pensatore e al contempo cittadino attivo. Tutto collimava alla perfezione. Senza dover necessariamente distinguere tra due fazioni. Era sufficiente identificare la Chiesa e l’Impero: Guelfi e Ghibellini. Non destra e sinistra, attenzione… che oggi rimandano a tutt’altro.

La monarchia cui Dante Alighieri allude e nella quale spera, come unica fonte di salvezza, serviva a mettere ordine e pace e restituire giustizia alla società del tempo. Ma attenzione, il Poeta non si riferiva esclusivamente a Firenze, il suo intento è quello di “riordinare” tutta l’Italia. Tale convinzione, svincolata da qualsiasi “identità” volta alla destra o alla sinistra così come le intendiamo oggi, esprime piuttosto una visione del mondo tipicamente medievale, nella quale convivono due sfere distinte: il potere politico terreno e la religione.

L’idea di creare una Monarchia nasce dall’intento di spodestare e annullare il potere della chiesa e quindi spostare quella visione teocentrica che caratterizzava l’epoca, soffocando ogni aspetto della vita sociale. 

Grazie alle tantissime opere pubblicate, Dante, celebrato come uomo fortemente critico nei confronti del potere temporale della Chiesa, sancisce  la necessaria reverenza dell’imperatore al papa.

Ecco spiegata la scelta della Monarchia. Ed ecco per quale motivo la direzione intrapresa dal Sommo poeta si svincola da qualsiasi ideologia di destra o di sinistra.

È molto importante rileggere un passo de La Monarchia, opera politica di Dante, che ebbe un enorme successo, argomento di discussione ancora oggi: «L’autorità dell’imperatore deriva dunque direttamente da Dio; ma non si deve escludere ogni vincolo di soggezione al sommo pontefice, dal momento che questa nostra felicità terrena è, sotto un certo rispetto, in funzione della felicità eterna. L’imperatore usi dunque verso il pontefice quella reverenza che il figlio primogenito deve al padre; e il pontefice, benedicendolo, lo illumini con la luce della grazia, acciocché possa più efficacemente esercitare sul mondo quel governo che gli è stato conferito da Dio».

Si potrebbe dire che ogni riferimento all’attualità politica che viene in mente, è puramente casuale. Nonostante i punti in comune con una politica che avrebbe dovuto imparare dal passato, ci sono. Ma non sono distinguibili o da categorizzare.

Dante Alighieri è Dante Alighieri… può sembrare una banalità, una cosa ovvia, ma a volte sarebbe opportuno ricordarlo.

Proprio questo aspetto e la forte partecipazione politica, oltre al vastissimo lavoro letterario, eleva Dante (e in seguito anche Petrarca) ad assumere una funzione pubblica, trasformandosi da semplici cortigiani a intellettuali cittadini (impegnati politicamente).

Di certo colui che è considerato il Padre della lingua italiana, può essere inserito in una sfera perfettamente attuale, contestualizzandolo. Ma quelle idee non troveranno un fondamento vero e proprio, saranno destinate ad essere modificate a favore di quello, piuttosto che di quell’altro. 

Naturalmente l’etica francescana e la concezione universalista del poeta non potevano e non possono nemmeno oggigiorno coincidere con la visione attuale, politica ma anche culturale.

Ovviamente ciascuno può interpretare le magnifiche opere di Dante Alighieri, particolarmente eloquenti grazie ai contenuti che gli donano spessore, “di destra o di sinistra”, basandosi su fantomatici quanto inutili (ai cittadini, s’intende) schieramenti politici, oppure in base a preferenze di chissà quale grado e giudizio.

A noi piace considerare Dante Alighieri un poeta illustre, colui che ha scritto La Divina Commedia o Comedia, come da titolo originale, profeta di giustizia, guida indiscussa ed elevata dell’uomo da ricondurre “sulla retta via” e questo dovrebbe bastare.