Dalla stessa parte mi troverai: tra storia personale e storia collettiva

Dalla stessa parte mi troverai è il secondo libro di Valentina Mira, classe ’91, divenuta nota per il suo esordio autobiografico X, e uno dei dodici finalisti candidati al Premio Strega. Il romanzo intreccia la storia collettiva con la storia personale, riportando il lettore ai tempi dei fatti di Acca Larentia ricordando quanto l’antifascismo sia ancora oggi una parola tutt’altro che priva di significato.

Dalla stessa parte mi troverai

Mario e Rossella, che forse potevamo essere noi

Valentina Mira incontra una certa Rossella alla presentazione del suo primo libro. Le due donne si riconoscono in qualche modo e diventano amiche. E così una certa Rossella si rivela essere Rossella Scarponi, la moglie di Mario Scrocca, un militante di sinistra che il 30 aprile del 1987 viene arresto perché accusato di aver fatto parte del commando che uccise due attivisti di destra ad Acca Larentia nel 1978. La permanenza in carcere di Mario ha però una brevissima durata. Solo ventiquattr’ore dopo il giovane viene trovato impiccato in una cella di Regina Coeli. Una cella che, almeno sulla carta, doveva essere anti impiccagione.

Un durissimo colpo per Rossella, all’epoca anche giovane madre di un bambino di due anni, che fatica a credere che il marito si sia suicidato. Troppe cose non tornano e per la donna l’ipotesi di suicidio è una scusa per nascondere quanto realmente successo in carcere. Eppure le indagini si chiudono, vengono archiviate appurando la versione fornita fin da subito. E Rossella non ha le risorse economiche per riaprire le indagini. Ma la sua speranza e la sete di giustizia non si spegneranno mai.

Dalla vita al romanzo

E così, decenni dopo, l’incontro con Mira diventa poi un romanzo che porta all’attenzione del pubblico una storia spesso dimenticata e altrettanto spesso nemmeno nota.

Dalla stessa parte mi troverai non fa luce sulla vicenda di Mario Scrocca, ma rende giustizia a un uomo finito ingiustamente in carcere, forse vittima di un sistema che ancora oggi è fallace e ci rimembra ancora una volta come certe questioni politiche non si esauriscono mai. E, ancora, che usare la parola antifascismo non è sinonimo di riempirsi la bocca di un qualcosa che oggi non serve più. Nella società odierna, infatti, le simpatie e gli atteggiamenti fascisti esistono ancora, così come esistevano ai tempi di Acca Larentia.

Perché la storia di Mario è anche una storia moderna

La società contemporanea vive un momento particolarmente complesso dal punto di vista politico, dove il dibattito tra le opposizioni è spesso accesso e troppo spesso poco costruttivo. A questo si aggiunge oggi in Italia la difficoltà di parlare di antifascismo senza essere additati come “di sinistra” o, peggio, il contesto non fornisce motivazioni per sentire l’esigenza di definirsi tale. Partendo dal presupposto che essere antifascista è un diritto e che dichiararsi così non comporta necessariamente essere di un determinato orientamento politico, certi pensieri e certe uscite impongono anche oggi (o forse oggi più che mai) l’antifascismo.

Ma la storia di Mario non ci ricorda solo la pericolosità degli estremismi di pensiero, ma anche le terribili condizioni in cui si trovano stabilmente le carceri italiane oggi. La storia di Scrocca evidenzia condizioni in cui forse non c’erano i giusti controlli nelle celle, che forse qualche botta (o peggio) in qualche modo l’ha presa, che forse è stato suicidato. E cos’è cambiato adesso rispetto al passato? Purtroppo poco, o niente.

Ci sono problemi di sovraffollamenti, ci sono episodi di violenza, ci sono ancora troppi suicidi e le condizioni in cui versano le celle sono degradanti e disumane.

Mario Scrocca è un faro, oggi come allora, su quello che non funziona e di cui forse troppo poco ancora si sta facendo per farlo funzionare.

Il coraggio di Rossella

La vera protagonista del romanzo è, però, Rossella. Una donna innamorata che ha visto crollare la sua famiglia troppo in fretta. Rossella costretta a rinunciare a una riapertura delle indagini perché economicamente troppo dispendiose e con l’esito troppo incerto (quante volte è possibile battere il sistema?). Rossella che cresce da sola un figlio di due anni, che non molla mai, che continua a raccontare la sua storia non solo per tenere vivo il ricordo di Mario ma per non spegnere mai quella flebile luce che può portare alla verità. Lei che cammina a testa alta nonostante tutto il dolore che affrontato. Spesso da sola.

C’è forse una cosa che non è mai mancata a Rossella, il coraggio.

La voce di Valentina

A dare voce alla storia di Mario e Rossella ci pensa la penna arguta di Valentina Mira, lei stessa vittima di violenza e con conoscenze vicine all’estrema destra nel suo passato. L’autrice posa sapientemente verità storica e finzione narrativa regalando un libro emozionante, veritiero e necessario. Mira non illude il lettore, non regala un lieto fine ma obbliga a spalancare gli occhi sulla realtà. Un sorprendente secondo libro che ha tutte le carte in regola per raggiungere la cinquina finale.

Da leggere.