Cronache di un venditore di sangue di Yu Hua: il caso dell’industria cinese del sangue

Approfondimento dell’industria cinese del sangue attraverso l’opera “Cronache di un venditore di sangue” scritta da Yu Hua.

Cronache di un venditore di sangue (许三观卖血记, Xu Sanguan Mai Xue Ji) scritto da Yu Hua, edito da Feltrinelli e pubblicato per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1999, narra una storia piuttosto singolare. 

Ambientato nei primi anni ’40 fino ad arrivare alla fine degli anni ’80, vede come tema principale e carro trainante delle azioni la vendita del sangue. Il protagonista Xu Sanguan, semplice operaio di un setificio della città, viene a a conoscenza di questa attività in seguito alla visita al suo villaggio natale.

Il nonno gli racconta che la gente del luogo considera in un giovane una caratteristica di buona salute la frequenza con cui si reca in città a vendere il sangue. La vendita è alquanto remunerativa: 35 yuan, tanto quanto lavorare la terra in campagna per sei mesi.

Xu Sanguan è convinto, ma il nonno non si dimentica di sottolineare quanto il sangue sia un dono dagli avi e non debba essere sprecato: ogni vendita deve avere un giusto motivo.

Sai, è la forza che vendiamo. Voi gente di città lo chiamate sangue, ma noi contadini la chiamiamo forza. Ci sono due tipi di forza, una viene dal sangue, l’altra dalla carne, e quella del sangue vale più soldi di quella della carne.

Il romanzo segue trent’anni di vita del protagonista, vita scandita dalle vendite del sangue che egli porta a termine: i soldi della prima vendita li utilizzerà per poter chiedere la mano della bella e attraente Xu Yulan, “La venere delle frittelle”, la seconda vendita è per la nascita dei figli Felice Uno, Felice Due e Felice Tre e così proseguendo scandendo ogni tappa saliente della sua vita, raccontando la storia in modo schietto e diretto grazie alla voce di un personaggio dai tratti tragicomici.

La storia narrata descrive le sofferenze del ceto basso vissute durante il periodo più turbolento della storia cinese attraversato da carestie, problemi sociali, il Grande balzo in Avanti, la Rivoluzione culturale…

Terza opera proveniente dalla penna dell’autore originario di Hangzhou, Yu Hua riesce con Cronache di un venditore di sangue a dimostrare una padronanza di utilizzo di toni molto distanti fra loro: nella storia coesistono la sferzante ironia, il comico, il grottesco, ma anche la commozione. Si pone così al vertice della narrativa cinese contemporanea con uno stile divergente rispetto ai suoi colleghi, ma unico e inconfondibile.

Un altro autore che come Yu Hua decise di parlare della vendita del sangue all’interno di un suo libro, Il sogno del villaggio dei Ding, è Yan Lianke, di cui abbiamo parlato nell’articolo riguardante la censura editoriale in Cina.

L’industria cinese del sangue

Ciò che viene raccontato nel libro riguardo alla vendita del sangue può sembrare una semplice finzione letteraria, ma l’industria del sangue – soprattutto negli anni ’90 – divenne una realtà fiorente e prosperosa. Numerosi cittadini, soprattutto contadini provenienti da zone caratterizzate dalla estrema povertà, donavano abitualmente il sangue in cambio di soldi all’interno di centri di raccolta locali.

La retribuzione variava da provincia a provincia: in alcune zone potevano essere 50 yuan (circa 6 euro) ogni 400 millilitri,  in altre si arriva anche 160 yuan (circa 20 euro) per 600 millilitri con 8 yuan (circa 1 euro) di rimborso spese viaggio.

La mercificazione del sangue non includeva esclusivamente la Cina, ma trattava anche con territori esteri: l’obiettivo era quello di attirare capitali stranieri, quindi di arricchire il Paese attraverso la vendita del plasma liquido alle industrie biotecnologiche.

Molte persone, inizialmente, erano restie nei riguardi della donazione di sangue perché convinte potesse indebolirle fisicamente e nel lavoro. Infatti, per la medicina tradizionale cinese “il sangue è una essenza vitale del corpo” e, se perso, il declino è inevitabile. I gestori dei centri di raccolta locali allora promettevano, una volta estratto il liquido plasmatico, di re-infondere il sangue attraverso una trasfusione al costo di 5 yuan.

La trasfusione venne pensata sostanzialmente per prevenire alcune potenziali conseguenze patologiche ai donatori, come l’anemia, causate delle ripetute e frequenti donazioni. Tuttavia, il sangue per tali trasfusioni veniva centrifugato assieme a quello di altri donatori: una mistura collettiva che ben presto divenne un canale di trasmissione di virus e infezioni.

Si diffuse così a macchia d’olio il virus dell’immunodeficienza, l’HIV.

Inizialmente venne negata la diffusione del virus, finché nel 1995 un’agenzia di stampa cinese ne parlò. Sono numerose le provincie cinesi nelle quali sono stati segnalati casi di diffusione di HIV in seguito alla vendita del sangue: un caso spettacolare fu quello riguardante migliaia di contadini della provincia dello Henan che in seguito alla vendita del sangue risultarono infetti.

Simile fu la situazione nella provincia dello Guangdong dove i donatori di sangue a pagamento venivano controllati, nutriti e protetti da gruppi criminali. Nello Guangdong la vendita del sangue è tutt’ora illegale, ma ancora molto diffusa. Ha portato anche qui alla diffusione di AIDS ed epatite.

Il successo di questa industria è da ricercare proprio nel fatto che fece leva sulla povertà e il bisogno di denaro di contadini cinesi estremamente ignoranti riguardo alle possibili malattie che potevano contrarre. Nessun funzionario o medico fu condannato per il commercio del plasma e la colpa ricadde interamente sui poveri contadini rurali, considerati dall’opinione pubblica responsabili della propria malattia e vittime di avidità e pigrizia.

Oggi, le agenzie di raccolta del sangue sono ormai un ricordo lontano: sono state bandite in tutto il territorio e grazie al successo di una campagna di sensibilizzazione per la promozione della donazione “sicura” del sangue a titolo volontario nelle aree urbane, la paura della contaminazione è gradualmente diminuita. Donare il sangue è diventato anzitutto un gesto gratuito, “patriottico, glorioso e sicuro”. L’approvvigionamento del sangue in Cina oggi proviene da donatori volontari e dal 2010 l’Ufficio di Sanità Pubblica sottopone allo screening tutti i prodotti ematici.

Bibliografia

Yu H., Cronache di un venditore di sangue, Feltrinelli, 2018

Yan L., Il sogno del villaggio dei ding, Nottetempo, 2011

Sitografia

Wikipedia, Yu Hua

Feltrinelli Editore, Cronache di un venditore di sangue

Simone, Venditori di sangue: è allarme, 21 Dicembre 2009, articolo pubblicato su: “China Files Reports from China”.

Cabras M. D., L’industria del sangue infetto in Cina, 13 Marzo 2014, articolo pubblicato su: “TPI.IT”