Crisalide: la trasformazione di una donna che potrebbe essere tutto

Crisalide: stadio larvale proprio degli insetti, può essere immobile o quasi, nuda o, più spesso, protetta da un involucro. FIG. Stadio incompleto di una formazione o di uno sviluppo.

È tutto qui, in fondo, il romanzo di Anna Metcalfe pubblicato da NNE nella collana “Le fuggitive”. Una donna che sta per trasformarsi e le persone che la incontrano mentre lei è una crisalide, una donna in potenza che potrebbe diventare qualsiasi cosa, ma sceglie l’immobilità, o quasi.

Crisalide

A narrare questa storia di trasformazione sono tre persone diverse che collidono con la protagonista senza nome in momenti diversi, ma fondamentali, della sua vita e ne restituiscono altrettante immagini. Ed è proprio in questa frammentarietà che si annida la particolarità di questo libro perché il lettore pian piano conosce sempre più a fondo una protagonista che è a tratti eterea e a tratti prevaricante, potente e capricciosa come una dea e fragile come una foglia in autunno.

Se leggendo queste righe vi è venuto in mente il libro di Han Kang La vegetariana, avete ragione. È proprio a quel romanzo che si è ispirata Metcalfe per la struttura di Crisalide, ma poi la deriva è un’altra, come sempre accade per le narrazioni con una forte personalità.

Elliot

Elliot incontra per la prima volta la protagonista in palestra. È una donna incredibile nella sua assurdità, è sicura di sé e non si cura del giudizio altrui. Per Elliot è una visione celestiale e ne rimane fin da subito affascinato, tanto da cambiare le sue abitudini nella speranza di vederla di nuovo.

La nostra crisalide è silenziosa e si veste di un’aura di autonomia che la rendono il tassello perfetto per riempire i vuoti che affollano la vita di Elliot, un uomo profondamente solo. Ma ben presto capiamo che l’idea che Elliot si è fatto della protagonista è un’immagine statica e monodimensionale che non può diventare altro.

Per un po’ sono rimasto intrappolato in quella spirale. Ero innamorato di lei, poi la odiavo, poi cercavo di dimenticarla completamente, poi la vita mi sembrava vuota, sentivo la sua mancanza e iniziavo di nuovo ad amarla.

Bella

Diventare madre è la cosa più naturale e meravigliosa che può capitarti nella vita, dicono in molte. Che diventare madre comporti anche infiniti sacrifici e la rinuncia, per tanti anni, alla propria identità, invece, lo dicono in poche.

Bella è la madre della protagonista senza nome. È lei che l’ha messa al mondo e ce ne parla con tutta la disperazione che una madre respinta può provare. Ed è tremendamente onesta nel raccontare della sua esperienza con la maternità. L’amore infinito e spaventoso, la paura di non essere all’altezza, la gioia per le conquiste più piccole e le tante, troppe volte in cui sua figlia le ha chiuso la porta in faccia non ritenendola degna del suo affetto.

Il racconto di Bella prende la maggior parte del libro e restituisce un’immagine complessa di quella stessa donna che per Elliot è l’incarnazione dell’indipendenza e dell’autonomia. Qui vediamo una figlia fragile che deve combattere con un corpo che non risponde ai comandi, ma anche una bambina capricciosa e spietata, maligna. 

Mi chiesi a quanto di me avrei dovuto rinunciare per poter essere per lei una buona madre. Mi chiesi se spettava davvero a me fare qualcosa.

Susie

Infine, c’è Susie, l’amica che è stata presente nel momento del bisogno, che ha aiutato la protagonista senza nome a uscire da una situazione disperata e le ha fornito la calma e le cure per iniziare a superare il trauma.

È lei che ci racconta l’ultimo stadio di trasformazione della crisalide, è lei che l’ha in un certo senso accompagnata verso la sua forma perfetta. Eppure anche lei, come Elliot, avrebbe voluto averla solo per sé, per soddisfare quel bisogno di accudire e ancor più di ricevere riconoscimento.

Mi piaceva ancora prestarle quelle piccole attenzioni, ma meno di prima. […] Non mi era più tanto grata, centellinava i gesti d’affetto e senza quell’incantesimo erano soltanto dei compiti servili.

Crisalide

Chi è la protagonista senza nome? Cosa vuole significare con il suo allontanarsi dal mondo per praticare l’immobilità? Perché così tante persone decidono di seguirla?

La protagonista compie questo gesto estremo per riappropriarsi di un corpo che fin da bambina l’ha resa diversa, oggetto di attenzioni non desiderate. E per questo più vulnerabile, nonostante una facciata di indifferenza che a tratti sfocia in ostilità.

Ma i suoi lati oscuri sono molti e, a seconda della sensibilità di chi legge, emergono più o meno forti nei rapporti con gli altri. Di certo c’è che chiunque entri in rapporto con lei ne esce poi in un qualche modo cambiato, o per meglio dire migliorato.

È come se la protagonista fosse uno specchio magico che tira fuori gli aspetti più infimi degli altri, li ingigantisce fino a farli scoppiare. Ognuno vuole da lei qualcosa per sé stesso, per sentirsi meglio, e nel momento in cui lei si nega sono costretti a venire a patti con la frustrazione e bastarsi da soli.

Consigliato a chi…

Questo romanzo è consigliato a chi ama farsi domande e ascoltare tutte le risposte, anche quelle più improbabili. È per chi vuole conoscere il lato oscuro della maternità e non ha paura di confrontarsi con l’egoismo di ogni relazione.