Creatura di sabbia: una storia di menzogna dal Marocco

La nascita di Ahmed è festeggiata con grande clamore e sfarzo dal padre: finalmente, dopo sette figlie femmine, è arrivato un maschio. Quella che sembrava una maledizione che impediva alla sua casa di avere un erede è finita, ma soprattutto sono state sventate le mire dei fratelli al suo patrimonio.

Sarebbe tutto perfetto, se Ahmed fosse veramente un maschio. Invece è nato femmina e solo per volere del padre crescerà e verrà educato come un uomo, abituato fin dall’infanzia a essere il prossimo capofamiglia, colui che regge la casa e la servitù. Ahmed, nonostante il prestigio della sua posizione, dovrà fare i conti per tutta la vita con un’identità fittizia, frutto di una metamorfosi coatta, che non tiene conto del carico di violenze, rimozioni, rinunce e sofferenze che ne derivano e che lo porteranno a un’esistenza di solitudine e incomprensione.


Autore: Tahar Ben Jelloun
Editore: La nave di Teseo
Data di pubblicazione: maggio 2022 (in foto: edizione Einaudi 1992)
Numero pagine: 208

Identità soffocata

Creatura di Sabbia è un’opera che parte da un presupposto semplice ma brutale: cosa succede quando si è obbligati a fingersi qualcosa che non si è? La risposta sembra arrivare subito, ancora prima che la storia di Ahmed inizi: dolore insopportabile, insostenibile, che conduce lentamente alla follia.

È una disgregazione dell’io quella a cui va incontro il/la protagonista, prima ancora di scoprire il proprio essere: costretto a soffocare tutto quello che lo compone, Ahmed cresce deforme e inibito, sentendo i contorni di se stesso sempre più flebili e inafferrabili anno dopo anno.

La prima cosa a cedere in lui sarà la moralità: assistiamo a un personaggio che diventa sempre più cattivo, sadico, crudele, un personaggio che sfida costantemente i propri limiti cercando di vedere quanto in là può spingere la propria perfidia. Ahmed trova fugace sollievo dal dolore dell’esistenza quando può prevaricare sul suo prossimo (solitamente donne) e approfitterà della sua posizione sociale, ottenuta con l’inganno, per commettere quanti più abusi possibili.
La sua stessa esistenza è un crimine, e dunque si sente in dovere di continuare a percorrere la strada dell’iniquità offendendo l’etica e la natura come i suoi genitori hanno iniziato a fare dal momento in cui hanno negato la sua identità femminile.

Ma una vita di sofferenze finirà per sfibrare la mente di Ahmed che comincerà a rifiutare il senso e la socializzazione: da uomo strafottente e maligno si trasformerà in silenzioso, solitario eremita reietto, dedito all’isolamento e alla filosofia. Guardiamo nella sua mente e siamo testimoni della confusione sempre più grande che si agita al suo interno: Ahmed perde la bussola e si smarrisce nel deserto, non riuscendo più a trovare sé stesso, o forse semplicemente realizzando che non ha mai incontrato il suo vero Io.

Una favola marocchina

La vita di Ahmed viene raccontata attraverso le labbra di un cantastorie ambulante che appare quotidianamente nel medina di un’antica città marocchina senza nome: attorno a lui si raduna la folla per ascoltare il nuovo capitolo che il narratore reca con sé.
Il cantastorie ha un taccuino liso che dice essere stato composto da Ahmed, da cui spesso legge lunghi brani: in questo modo la storia è intessuta da una duplice voce, il narratore esterno che apostrofa il lettore, e le parole stesse di Ahmed che ci mostrano direttamente il suo sguardo sulla propria vita.

Sia da un punto di vista folcloristico che contenutistico la storia è marcatamente arabo-marocchina.
Viene riservato ampio spazio alla descrizione di costumi, usanze, architettura, cucina, musica del Marocco, non lasciando mai dimenticare al lettore dove ci si trova. La società marocchina fa da contorno alla vita di Ahmed ma allo stesso modo è proprio il mondo in cui nasce ad essere la divinità ex machina che lo costringe a determinate scelte: la legge islamica che regola la vita, i pregiudizi sociali e le tradizioni del paese sono parte integrante dei personaggi e dei loro moventi.
Per questa ragione “Creatura di sabbia” è un libro squisitamente “marocchino” perché sebbene racconti una storia dal respiro universale lo fa spalancando una finestra sul mondo estremamente caratteristico della società dove la storia ha luogo.

Sogni di sabbia

Lo stile di Tahar Ben Jelloun non è di immediato accesso: ha la ricercatezza di una poesia ed un lessico ricco ed ermetico anche nel riportare i passaggi più semplici.
Inoltre, il romanzo prende molto presto una piega spiccatamente onirica: allucinazioni, sogni, deliri, incubi e bugie si mescolano ai reali accadimenti e presto il confine tra il vero e falso sfuma completamente.
Questo da una parte alimenta l’atmosfera fiabesca, da favola araba, che l’autore ha instaurato fin dall’inizio con l’escamotage del cantastorie nomade, ma aumenta anche l’immedesimazione del lettore con la psiche sempre più frammentata di Ahmed, facendo toccare con mano il disfacimento dell’io del protagonista che si disfa nel vento – come una creatura composta solamente dalla sabbia.

“Creatura di sabbia” è un romanzo complesso che abbraccia dentro di sé la narrativa contemporanea e la leggenda popolare, che mischia la filosofia e la sociologia con qualche traccia di psicologia e lascia spazio anche alla spiritualità: è un piccolo grande romanzo che vuole somigliare a una poesia o a una canzone e che lascerà al lettore più enigmi che risposte.