Coup de chance: la fortuna e il destino secondo Woody Allen

Chi conosce il cinema di Woody Allen, sa perfettamente quale sia il genio che lo contraddistingue e quali siano i temi ricorrenti che sceglie di trattare nei suoi film come l’amore, la passione, il tradimento, i ruoli della fortuna e del destino nella vita dei suoi protagonisti. E nel suo cinquantesimo film in lingua francese e ambientato nella Ville- Lumière (carissima al ricordo di ambienti notturni magici rappresentati in Midnight in Paris del 2011) sono proprio questi temi ad essere affrontati da un Allen in vivissimo stato di grazia.

Ciò che affascina il regista newyorkese è il ruolo del caso nelle vite degli esseri umani, vivissima materia per i greci insieme a quella amorosa e illustrata con tanto di coro provvisto di maschere nel film del 1995 La dea dell’amore. Ma Coup de chance è qualcosa di diverso, è la celebrazione della fortuna nella sua unicità.

I protagonisti

I protagonisti del film sono una giovane coppia, Fanny e Jean, realizzata professionalmente e che vive in un ottimo benessere economico in uno dei quartieri più alti di Parigi. Fanny e Jean sembrano la coppia ideale, innamorati e appassionati, ma un giorno il cammino di Fanny incrocia quello di un suo ex compagno di liceo, Alain, e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa.

Alain è uno scrittore, che vive una vita d’avventure e di vagabondaggio, che crede alla fortuna e soprattutto che ha sempre ambito al cuore di Fanny. I due iniziano a frequentarsi, mentre la relazione tra Fanny e Jean sembra rivelarsi tutt’altro che perfetta. Inoltre, Jean sembra nascondere molte cose riguardo alla propria professione e all’origine della sua ricchezza.

Fanny intraprende una relazione extraconiugale con Alain, e Jean, dopo avere ingaggiato un ispettore privato affinchè indagasse su sua moglie, decide di assoldare degli uomini per uccidere Alain. Da questa eliminazione emerge la personalità di Jean, dedita alla violenza, a risolvere i problemi eliminando i propri nemici e asserendo di crearsi la propria fortuna.

E il colpo di fortuna?

La madre di Fanny inizia a dubitare del comportamento di Jean, soprattutto dopo aver saputo che un suo vecchio socio è scomparso in circostanze misteriose. La donna inizia ad indagare personalmente, cercando di mettere in guardia Fanny, che crede che l’improvvisa scomparsa di Alain sia dovuta al fatto di non volersi impegnare. Jean ha un’altra nemica, adesso: sua suocera. E qual è il miglior modo per allontanare ogni presunta accusa dalla sua persona e zittire la suocera?

Un progetto ben studiato per eliminarla. E in questo frangente, il personaggio di Jean ( interpretato da un abilissimo Melvil Poupaud) ricorda la fredda irrazionalità di Abe Lucas, interpretato da Joaquin Phoenix, nel film del 2015 Irrational man. E il colpo di fortuna? Anzi, i colpi di fortuna? Arrivano lampanti allo spettatore, colpendolo e stupendolo come solo Woody Allen sa fare in un clima tragi-comico, di una black comedy, cadenzata dal ritmo di musica jazz.

La fotografia e il filo conduttore con le altre pellicole

La fotografia del geniale Vittorio Storaro (colonna portante di moltissime pellicole dello stesso regista) raffigura una New York immersa nell’autunno più frenetico in cui vengono esaltati colori aranciati, caldi, ricchi e deliziosi alla vista. I dialoghi tra i personaggi sono talmente spontanei da condurre, spesso ad ogni inquadratura, lo spettatore a pensare di non assistere ad un atto di recitazione.

Sono frequenti le riprese degli interni di un mondo alto-borghese elegante in una Parigi luminosa, seducente, chic ma anche eternamente bohemien. Ed è ben visibile la sottile linea di collegamento con altre famose pellicole di Woody Allen come Match Point del 2005, che mette in scena il caso;  Whatever works del 2009, non ovviamente per l’ironia e per il cinismo del protagonista, ma per la tematica tutta filosofica sul caso e sul destino;  Misterioso omicidio a Manhattan del 1993 e Scoop del 2006, per il clima di indagine seria che va a crearsi nel contesto della commedia creato ad hoc da Allen.

Se i due film precedenti – Un giorno di pioggia a New York del 2019 e Rifkin’s Festival del 2020, in qualche modo tratteggiano: uno un giovane e cinico Woody Allen disincantato (come alter-ego) interpretato da Timothée Chalamet e l’altro un Woody Allen meno cinico, in età avanzata, (sempre un alter-ego) interpretato da Wallace Shawn, che conosce un amore giovane attraverso una sorta di inno alla vita – Coup de chance è il richiamo alle sue opere precedenti, a tutte quelle pellicole che lo hanno reso un grande regista imbevuto di cultura yiddish, ma anche totalmente europea, nato dalla stand-up comedy americana e cresciuto con i fratelli Marx , la passione per i trucchi di magia, il cinema di Ingmar Bergman e la musica jazz.

Il caso esiste

Per Woody Allen, il caso ha una ragione d’esistere e qualsiasi essa sia, parafrasando alla maniera di Boris Yellnikoff (protagonista di Whatever works): 

E non v’illudete, non dipende per niente dal vostro ingegno umano, più di quanto non vogliate accettare è la fortuna a governarvi! Quante erano… le probabilità che uno spermatozoo di vostro padre, tra miliardi trovasse il singolo uovo che vi ha fatto! Non ci pensate sennò vi viene un attacco di panico.

E non casualmente questo riferimento allo spermatozoo viene affermato in Coup de chance dal povero Alain in una conversazione con Fanny. Fanny, che tanto sembra essere legata alla stabilità e alla razionalità, immergendosi in questa relazione comincia a dubitare persino di se stessa. Ma il colpo di fortuna è dietro l’angolo, anche quando le cose sembrano mettersi male.

In realtà, sembrerebbe quasi che Woody Allen decida di portare in scena una divinità invisibile che punisce, un deus ex machina che salva i protagonisti o il caso vero e proprio. Cos’è che rende questo film originale nella sua semplicità, ma al contempo nella sua profondità più ironicamente filosofica? Il filo conduttore che lega la pellicola ad altre molto celebri nella carriera del regista e il fatto che non si tratta mai (men che meno in questa black comedy)  solo di una commedia romantica.

Il caso, perciò, esiste? O non esiste? Boris Yellnikoff, attraverso la mente di Woody Allen, risponderebbe: << Basta che funzioni >>, così come Chris Wilton in Match Point e dunque ecco il coup de chance di cui bisogna approfittare, perché si sa, la vita è breve.