Così si perde la guerra del tempo

Coinvolgente, strano e straniante, ma soprattutto emozionante. “Così si perde la guerra del tempo” è un romanzo scritto a due mani da Amal El-Mohtar e Max Gladstone, in cui esploriamo una storia sci-fi centrata sulla guerra e sui viaggi nel tempo, che però è anche e soprattutto la storia di un amore inaspettato.

Fra i temi di questo romanzo emergono la paura di ciò che non si conosce, il rapporto individuo-collettività e il tanto celebrato trope enemies to lovers.

Il libro, edito da Oscar Mondadori, pubblicato per la prima volta nel 2019, è poi arrivato in Italia nel Novembre 2020, tradotto da Simona Spano.

La guerra del tempo

Fin dalla prima pagina il lettore si trova al fronte di una battaglia che prosegue da tempo immemore. Questa guerra si snoda su quattro dimensioni, con soldati che si arrampicano su verso il passato e giù verso il futuro per uccidere persone, sostituire oggetti, modificare eventi, al fine di portare la propria fazione verso la vittoria.

È una guerra sanguinosa, combattuta da due principali contendenti. Da un lato abbiamo l’Agenzia, fazione iper-tecnologica che utilizza soldati modificati nel corpo e nella mente per inibire i loro bisogni primari, facendoli diventare più letali. Dall’altro lato c’è il Giardino, fazione votata alla natura e caratterizzata da una connessione mentale fra i suoi discepoli simile a quella di un alveare.

Proprio al centro di questo scontro Rossa e Blu, crono-agenti rispettivamente dell’Agenzia e del Giardino, entrano per la prima volta in contatto.

Lo scambio epistolare e l’amore proibito

Rossa è sul campo, al termine una missione ben riuscita, quando percepisce una presenza nemica e trova una lettera.

Lì dovrebbero esserci la morte e lo sporco e il sangue di un’operazione riuscita. Non un foglio color crema con una sola scritta in una grafia allungata, trascinata: “Bruciare prima di leggere”.

Così si perde la guerra del tempo

Rossa sa che potrebbe essere una trappola, eppure legge comunque, ed è così che tutto inizia.

Da questo evento catalizzatore nasce un rapporto epistolare tra Rossa e Blu. Inizialmente le due agenti, sicure della propria superiorità e dell’imminente vittoria della propria fazione su quella dell’avversaria, si provocano l’una con l’altra. Eppure le lettere si fanno man mano più personali, più intime. Ed è qui che si entra nel fulcro di Così si perde la guerra del tempo.

A Rossa e Blu vengono assegnate missioni su e giù per le trecce del tempo: nell’antica Roma, in universi paralleli, nella corte di Gengis Khan, nel lontano futuro. Vi restano per momenti o per vite intere, al fine di spostare una pedina nella scacchiera infinita di questa guerra. Durante le missioni si rincorrono, ma solo per il tempo di lasciare una lettera che non è mai solo una lettera, ma un albero che cresce, un sussurro nel vento, le foglie sul fondo di una tazza di tè.

Sono lettere e sono sfide, un “cercami, trovami” in cui Rossa e Blu si confidano sensazioni ed esperienze. Non possono fare a meno di capire che, pur vivendo agli estremi opposti della scacchiera, non sono poi così diverse. Iniziano a curarsi l’una dell’altra e, lentamente ma inesorabilmente, si innamorano.

Il loro è un amore proibito, diventano una sorta di Romeo e Giulietta in chiave sci-fi poiché sanno che, se scoperte, verrebbero uccise.

Rossa sente su di sé gli occhi di un’ombra osservatrice e teme che l’Agenzia possa averle già scoperte. Ha paura per la vita di Blu. Ma è grazie a questo timore, alla reale possibilità di perdere questa connessione che le due agenti capiscono che non è più la guerra ad essere al centro della loro esistenza.

La collettività e l’individualità

Sia nell’Agenzia che nel Giardino ci imbattiamo nell’ideale per cui l’individuo è in secondo piano rispetto al bene comune, tema fondamentale in Così si perde la guerra del tempo.

Abbiamo visto che l’Agenzia elimina le debolezze e le individualità dei suoi agenti: non hanno fame, non dormono, non sognano. I bisogni primordiali vengono sedati, trasformando i soldati in esseri utili alla causa. Dall’altro lato il Giardino è una mente-alveare: Blu stessa parla in una lettera della sua infanzia, di un momento in cui il Giardino, percepito il seme di una malattia nella giovane Blu, per evitare di patirne, si stacca da lei, abbandonandola per recidere quella minaccia fin quando non fosse passata. Nonostante le differenze, entrambe le parti fanno dei i propri soldati delle pedine al servizio di una collettività superiore.

Che ne è, allora, dell’individuo? Prendiamo in considerazione Rossa e Blu. Il lettore non conosce loro aspetto, se non per piccoli particolari che poco aiutano a creare un’immagine chiara delle protagoniste. Gli stessi nomi delle due agenti potrebbero tranquillamente essere nomi in codice. I personaggi e le loro descrizioni, sono volutamente indefinite, perché, dopotutto, sono solo pedine su una scacchiera quadridimensionale, identità spalmate sottilmente nelle pieghe dello spazio e nel tempo.

Eppure, nelle loro lettere, le personalità di Rossa e Blu emergono in modo dirompente. Emergono le esperienze, i piaceri e i dispiaceri, emergono le passioni, i timori. Emerge l’umanità ed emerge l’amore. Entrando in contatto l’una con l’altra Rossa e Blu non solo si conoscono ma si fanno conoscere: si espongono, si mettono in pericolo l’una per l’altra, si amano. L’incognito che faceva paura e che andava combattuto diventa conosciuto, amico, non spaventa più.

Considerazioni finali

Così si perde la guerra del tempo è un libro piuttosto breve, capace di catturare l’attenzione del lettore in poche, abili mosse. Si tratta di uno di quei libri da poter leggere tutto d’un fiato.

È un libro polarizzante, probabilmente a causa di alcune scelte stilistiche: molte spiegazioni sono volutamente ambigue, alcuni aspetti non vengono volutamente toccati, così il lettore deve ricostruire i pezzi di questa guerra da solo, lettera su lettera, missione dopo missione. La caratterizzazione di questo mondo è piuttosto vaga e impalpabile, come lo è, abbiamo visto, tutto ciò che in questa storia è fisico e materiale.

Questa intangibilità potrebbe renderlo un libro non adatto a chi ama un world building concreto e ben definito. D’altra parte, la vera forza di questo romanzo sta nell’esplorazione dei sentimenti e delle sensazioni, nella poesia delle lettere che Rossa e Blu si scambiano, nella vulnerabilità di questi due cuori innamorati in contrasto con la spietatezza delle loro azioni in guerra.

Si tratta certamente di un libro adatto a chi è interessato all’introspezione dei personaggi, come a chi è interessato ad ambientazioni sci-fi o a letture a tema LGBTQ+.

Ma quando ti penso voglio stare sola insieme a te. Voglio combattere contro e a favore. Voglio vivere in contatto. Voglio essere un contesto per te e voglio che tu lo sia per me. Ti amo e ti amo, e voglio capire insieme a te cosa questo vuol dire.

Così si perde la guerra del tempo