Il dolore della perdita: Cose che non si raccontano di Antonella Lattanzi

Non è semplice parlare di questo libro. Un libro in cui ci vengono donate 207 pagine di un dolore così intimo e così nascosto, di cui quasi nessuno parla. Antonella Lattanzi ci apre il suo cuore e, senza alcun filtro, ci consegna la sua storia dolorosa di aborto. Non commuoversi durante la lettura risulta impossibile.

Ho una diga nella testa dove stanno nascoste tutte le cose che fanno davvero troppo male. Quelle cose, io non voglio dirle a nessuno. Io non voglio pensarle, quelle cose. Io voglio che non siano mai esistite. E se non le dico non esistono.

Introduzione

Chi ci è passato lo sa, non è sempre semplice cercare di avere un figlio. Il mondo ci insegna fin da piccole il rischio di rimanere incinta con qualsiasi rapporto non protetto, ci mette in guardia assiduamente, eppure quando si arriva a desiderare davvero un figlio, molte persone sembrano arrancare per riuscirci. È vero, molte coppie giovani riescono a concepire entro un anno di tentativi. Altre impiegano un paio di anni per riuscirci. Ma c’è una fetta molto ampia di coppie nel mondo che, per un motivo o un altro, non ci riesce naturalmente.

Antonella e Andrea, vicini ai quarant’anni, fanno parte di questa ultima statistica. Nonostante l’impegno di programmare i rapporti sessuali nei giorni fertili, costantemente monitorati da stick ed ecografie, e nonostante le analisi specifiche non riscontrassero problemi di fertilità: la diagnosi, infine, risulta essere Infertilità sine causa.

Ed è così che comincia questa storia. Antonella non riesce a rimanere incinta e decide a marzo 2020, insieme al suo compagno, di tentare il percorso della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

La PMA, come ci racconta l’autrice, vuol dire un milione di analisi, un milione di monitoraggi, un milione di medicinali (per bocca, per via vaginale e punture). Vuol dire ormoni continui e una qualità della vita peggiorata del 10%. Vuol dire un pick-up in cui, al momento giusto, vengono prelevati lo sperma dell’uomo e l’ovulo della donna. E, infine, un’operazione che corrisponde all’inseminazione artificiale.

Una donna che non esce più dall’unico pensiero di fare un figlio. Una donna che guarda le donne incinte con invidia. (Sii sincera quando scrivi). Va bene, sono sincera. Io le guardo con odio.

La storia di Antonella

Antonella è brutalmente onesta nello scrivere la sua storia. Non tralascia pensieri cinici o affermazioni mentali devastanti. Grazie a questa trasparenza si riesce davvero a empatizzare con quello che ha dovuto patire durante questi ultimi anni della sua vita.

Ci racconta che in passato, all’età di vent’anni, ha deciso volontariamente di abortire due volte. Era adolescente ed era rimasta incinta per sbaglio, o forse per superficialità vista la giovane età. E se fino a qualche anno fa non ci aveva più pensato, dopo quei due aborti volontari sono tornati a perseguitarla e a farla sentire in colpa.

Si, perché questa storia è un susseguirsi di sensi di colpa e flagellazioni mentali che affondano Antonella sempre di più. Si sente colpevole per tutto quello che è successo, pensa di meritarlo. E probabilmente tutto questo enorme peso di colpevolezza le risulta ancora più ingestibile perché non lo condivide con nessuno. Nessuno sa dei suoi aborti. Nessuno conosce ciò che ha dovuto affrontare dal 2020.

Io ho deciso di abortire. Non una volta, due. Ce l’avevo sulle labbra e stava sempre per venir fuori. Ma poi non potevo. Se consegni a un’altra persona una parte così grande di te, come fai a proteggerti? Se consegni le tue cose più profonde a qualcuno, poi fanno più male. Perché da quel momento esistono.

In ogni pagina di questo libro ricorrono pensieri ossessivi che l’autrice associa al motivo per cui è successo tutto. Cosi l’aver pensato di non volere in nessuno modo dei gemelli diventa la causa della sua punizione divina; l’essersi concessa qualche sigaretta la trasforma in una madre incapace; l’aver dovuto prendere una decisione obbligata per la sua salute la fa diventare un mostro.

Nei momenti di dolore cerchi sempre un perché. Perché è successo tutto quello che è successo? Ho chiesto. Perchè non si gioca con la vita, mi ha risposta una voce ancestrale, una voce da pensiero magico. Hai rifiutato due vite. E allora sei stata punita. Altre tre vite te le hanno tolte, tutte insieme, perché non le meritavi. Non meriti di essere una madre. Non le ho potuto che rispondere: avete ragione.

L’evento

Il primo e il secondo tentativo con la PMA risultano fallimentari, ma con il terzo tentativo, a novembre 2020, Antonella rimane incinta. Finalmente arriva la gioia più grande della sua vita, quasi non ci crede.

Quello che però scopre in seguito è che nella sua pancia ci sono tre gemelle e che una gravidanza del genere è davvero molto a rischio, sia per la sopravvivenza degli embrioni sia per quella della madre. Perciò la ginecologa le propone l’unica possibilità: una riduzione. Cioè uno dei tre feti deve essere “eliminato” per far sopravvivere gli altri due, e nonostante questo non sarebbe garantito il benessere dei due embrioni restanti e rimarrebbe una gravidanza ad alto rischio. Ricevere queste notizie sarebbe un momento devastante per qualsiasi futura mamma.

Dopo centinaia di tentennamenti, quella operazione viene fatta a febbraio 2021, alla fine del terzo mese di gravidanza. Ma, purtroppo, da quella sala operatoria Antonella uscirà svuotata, di tutto, a causa di una complicanza. In quella stanza buia e fredda verrà deprivata della sua gioia. Le sue tre future gemelle smettono di vivere, contemporaneamente, per un collasso cardiocircolatorio.

E come se questo dolore non bastasse ne seguono il raschiamento, il ricovero, la vista delle altre donne che in reparto allattano i loro bambini, le frasi ultra-cristiane che le dicono “Dio manda il dolore solo a chi lo può sopportare”, il forte rischio di dover asportare l’utero. Tutto troppo per una sola persona. Tutto davvero troppo.

Considerazioni

È un libro straziante, sincero e necessario. Viene davvero voglia di correre dall’autrice e abbracciarla in silenzio, solo per esserle accanto. È impensabile riuscire a capire quanto ha dovuto soffrire questa donna, forse per un semplice accanimento da parte della sfortuna.

Ammetto che ho dovuto prendere molte boccate d’aria tra una pagina e l’altra perché sentivo il rumore del mio cuore a pezzi e l’eco della mia rabbia per gli eventi narrati e per il dispiacere provato nei confronti di Antonella. Perché nessuna dovrebbe mai vivere quello che ha vissuto lei. L’evento definito come il più naturale del mondo si è trasformato in un inferno. Un inferno dal quale risulta impossibile uscire.

Questa è la storia di molte donne, non solo di Antonella. Perché storie così dolorose accadono ogni giorno senza essere raccontate. Condividerle fa male, le rende reali e spesso non è semplice spiegare. Questa è la storia di chi non riesce a rimanere incinta, di chi ricorre alla PMA, di chi ha dovuto affrontare degli aborti e il lutto perinatale che ne consegue. È la storia di donne forti e coraggiose, a cui la vita ha tolto qualcosa di grande.

Ringrazio l’autrice per aver condiviso così intimamente una storia che, invece, va raccontata perché sono convinta che tantissime donne si sentiranno finalmente meno sole grazie a queste pagine. Grazie anche, e soprattutto, per il coraggio e per la tua voce.

Intanto, tutto mi fa male. E col tempo tutti sembrano dimenticare ciò che è successo, perché io non ne parlo mai. Questo mi fa ancora più male. Non avere nessuno che mi chiede più come stai, raccontami. Lo so che lo fanno pensando di fare il mio bene: non vogliono toccare il discorso per paura di intristirmi. Non sanno che io sono Toni, quella che dice sempre stronzate, ride sempre, sdrammatizza sempre, fa anche battute su quello che è successo; e dento è un buco nero.