19 Aprile 2024

Confessioni di una friendaholic: l’amicizia è il sale della vita

Elizabeth Day si definisce una friendaholic. Letteralmente una dipendente dall’amicizia. Necessita di essere circondata da amici, di intessere relazioni sociali, di avere sempre al proprio fianco una ristretta cerchia di contatti di cui potersi fidare. Si ritrova così nel corso degli anni a rincorrere le persone, a essere troppo indulgente e non dire – quasi – mai di no. Pur di non rimanere sola.

Ma è così che si costruiscono davvero i legami duraturi?

È proprio questa la domanda che sottintende Confessioni di un’amica, l’ultimo libro di Elizabeth Day uscito in Italia per Neri Pozza. Un misto di diario personale, riflessioni condivise, racconti interiori e vena saggistica in cui la giornalista e scrittrice britannica indaga sul senso più profondo dell’amicizia. Quella con la a maiuscola.

Confessioni di un'amica

Dai legami migliori alle conoscenze di circostanza: non possiamo essere amici di tutti

La premessa fondamentale che accompagna Confessioni di un’amica sta tutta nella dipendenza affettiva amicale della Day che, per sua stessa ammissione, si rende perfettamente conto di sentire un bisogno viscerale di avere sempre degli amici attorno. Non necessariamente in modo fisico, ma di poterli sentire via telefono, messaggio o tramite i social. Poi arriva la pandemia di Covid19, un evento non solo tragico ma che ha ridefinito il concetto stesso di rapporti a livello globale, e costringe in qualche modo l’autrice a fermarsi a riflettere. Riflettere non solo sul numero delle persone che considera proprie amiche, ma anche su chi anche a distanza può ancora annoverare tra le proprie amicizie, il livello di confidenza. Per arrivare alla conclusione che non si può essere migliore amica di tutti, e va bene così.

Essere il miglior confidente di una persona significa impiegare il proprio tempo e le proprie energie. Significa sapersi ritagli spazi in giornate costellate di impegni ma anche sviluppare un’empatia che non solo ti permette di accettare le emozioni dell’altro senza necessariamente essere in grado di comprenderle ma anche di non rigettare punti diversi dal proprio. Tutto questo comporta sacrifici, anche temporali, che necessariamente possono essere concessi a pochi. E, ancora una volta, va bene così. Questo non preclude altri rapporti: semplicemente non avranno lo stesso grado di profondità.

Una dipendenza affettiva nata da un trauma

Ma da dove scaturisce questa dipendenza dell’autrice? Elizabeth Day racconta in maniera molto lucida e schietta di aver trascorso un periodo difficile ai tempi del collegio quando era una ragazzina. Si sentiva diversa, veniva trattata come una diversa e per questo emarginata. A questa solitudine si affiancano episodi di bullismo (anche se all’epoca questa idea era ancora poco diffusa e compresa). Un trauma emotivo così forte che, una volta convinti i genitori a cambiare istituto, la porterà a ricercare sempre l’approvazione e la vicinanza degli altri.

Serviranno anni, legami durevoli e altri distruttivi, per permettere a Day di accettare l’idea che l’amicizia è un concetto che si basa più sulla qualità che sulla quantità. Combattere il senso di solitudine non avviene circondandosi in termini numerici di persone ma stabilendo rapporti nei quali si può essere se stessi con gli altri, senza paura – per questo – di essere abbandonati.

Confessioni di un’amica, ma non solo

Il grande punto di forza di Confessioni di un’amica, oltra alla lucidità con qui Elizabeth Day analizza i rapporti amichevoli sulla base della propria esperienza, è il punto di vista corale. L’autrice britannica decide infatti di confrontarsi, lasciandolo proprio loro la voce, con la cerchia degli amici più stretti per comprendere anche la loro prospettiva in termini di amicizia. Si scopre così che l’idea di friendship sulla base della propria indole, dei propri pregressi e delle proprie affinità. C’è chi necessita di pochi amici ma buoni, chi è in grado di creare connessioni durature nonostante il passare degli anni e la distanza, chi crede che l’amicizia tra uomo e donna sia possibile, una volta fugato il dubbio di una qualche attrazione fisica e sessuale.

Ne emerge un caleidoscopio narrativo fatto di più voci narranti, tutte accumunate da una certezza: l’amicizia è davvero il sale della vita.