Confessioni di Minato Kanae: un caso editoriale in Giappone

Confessioni è il romanzo d’esordio dell’autrice giapponese Minato Kanae, vincitore del premio Japan Booksellers’ Award. Nel 2010 fu trasposto in pellicola e candidato agli Oscar 2011 per “il miglior film straniero“. E’ stato ripubblicato recentemente in una nuova traduzione, curata da Gianluca Coci per Atmosphere Libri. Quest’ultima nel 2022 ha pubblicato anche la raccolta di racconti Veleno, composta da 8 testi incentrati su episodi di omicidio e aggressione pregiudizievole.

Confessioni è un thriller – denuncia delle dinamiche sociali inerenti al sistema scolastico e giudiziario minorile. Un vero e proprio caso editoriale in Giappone che ha riscosso successo anche qui in Italia.

Una storia agghiacciante

Moriguchi Yuko è una giovane insegnante delle scuole medie che ha deciso di abbandonare l’insegnamento in seguito alla morte della figlioletta di 4 anni, annegata nella piscina della scuola.
Le sue intenzioni vengono rivelate all’intera classe l’ultimo giorno di scuola, insieme a un’agghiacciante verità: sua figlia non è morta accidentalmente, ma è stata uccisa proprio da due studenti.

Non ha intenzione di andare a denunciarli, anche se lascia intendere perfettamente all’intera classe chi essi siano, perché vuole vederli distruggere psicologicamente e lentamente, vuole rovinare la loro vita e il loro futuro. Anche la rivelazione in pubblico non è casuale, lei spera che negli anni successivi che rimangono della scuola, i primi a distruggerli, bullizzandoli, siano proprio gli stessi compagni di scuola.

!!Attenzione possibile spoiler!!

Ma non è finita qui, nella sua lunga confessione dove racconta anche diversi episodi della sua vita come le motivazioni che l’hanno spinta all’insegnamento e l’incontro con il padre di sua figlia, rivela che quest’ultimo abbia contratto L’AIDS e che abbia iniettato il suo sangue contaminato nel latte bevuto la mattina dai due colpevoli.

Questa è la prima delle vendette messe in atto dalla giovane insegnante, che non darà tregua ai due giovani fin quando non li vedrà completamente distrutti.

Le confessioni di narratori inaffidabili

Il romanzo è composto da tre drammatici diari, di cui sono rispettivamente autori i due giovani assassini e la madre di uno di questi, si aggiunge poi anche una lettera ricca di disperazione scritta da una studentessa.

Ciò che trapela da queste confessioni è come gli assassini cerchino di vittimizzarsi agli occhi dei lettori, tentando di attribuire la responsabilità delle proprie azioni a chi li circonda.
Un ruolo rilevante è attribuito alla famiglia.

In entrambi i casi, si tratta di famiglie disfunzionali che non riservono la giusta e misurata attenzione; nel caso di Shuya, un ragazzino dotato intellettualmente e privo di alcun sentimento e rimorso, sua madre è una donna piena di risentimento per non aver continuato a lavorare dopo aver messo su famiglia, così facendo utilizza violenza fisica nei riguardi del figlio che nonostante questo la venera e commette le più barbare azioni, arrivando ad uccidere, per farsi notare da lei;

Nao, invce, è un ragazzino che si sente incompreso, che ha una madre troppo oppressiva e un padre completamente assente, non riesce a farsi strada nel mondo e rimane nell’ombra. Attribuisce questa sua solitudine alla società che non riesce a vedere la sua marcia in più. Le diverse parti della storia che ricordano molto lontanamente Grotesque di Natsuo Kirino, ci aiutano ad entrare all’interno delle perversioni giovanili, ma anche gli adulti non vengono risparmiati.

Una critica aperta alla società giapponese

Confessioni è senza dubbio un thriller micidiale, feroce e critico al punto giusto.

Proprio in merito a questa ultima caratteristica, l’autrice fa un’aperta critica alla società giapponese. Una società dove si cerca di omologare e reprimere la diversità e che porta, quindi, i più giovani a commettere azioni deplorevoli o atti autolesionisti e suicidari.

Una società che non dà stimoli ma che pressa all’inverosimile e che porta a ricercarne nella maniera più sbagliata. Nel romanzo l’autrice menziona diversi casi di cronaca nera che riguarda proprio i più giovani, che uccidono in maniera fredda e insensibile le loro famiglie.

Minato Kanae porta all’attenzione una parte di quello che la perfezione nipponica tende a nascondere, una problematica che con il passare degli anni diventa sempre più pressante e preoccupante.
I giovani hanno bisogno di essere capiti, valorizzati e la diversità non deve essere vista come un qualcosa da annientare, chiudendo gli occhi anche a casi di bullismo, ma da coltivare e proteggere.

Un thriller ricco di suspence e sorprese

Minato Kanae ci ha regalato un romanzo ad alta tensione.
La giovane insegnante non si risparmierà nella sua vendetta e fino all’ultima pagina ci regalerà diversi colpi di scena inaspettati e ricchi di crudeltà. La sua vendetta non lascerà indietro proprio nessuno.
Ed è proprio in questo che il lettore ha un ruolo, in quello di giudice.
Chi è davvero il colpevole di questa storia? Esistono vittime o ci sono solo carnefici?